Referendum, prevalgono i “no” dei sindaci delle più popolose città del Brindisino

venerdì 18 settembre 2020

Il 20 e 21 settembre 2020 i cittadini italiani aventi diritto al voto si recheranno alle urne anche per esprimere il loro parere circa la riforma costituzionale, targata Movimento 5 Stelle e perorata ufficialmente dal Partito Democratico, dalla Lega e da Fratelli d'Italia (anche se la posizione per molti è di facciata e si registrano non poche defezioni anche tra i pentastellati): è un'asse trasversale di centrodestra e centrosinistra che si ritrova anche tra i contrari e chi lascia libertà di voto, come Forza Italia (non ha una linea precisa, anche se la senatrice Ronzulli ha detto che voterà "no"), sinistra Italiana, +Europa ed il Movimento delle Sardine (contrari).  I renziani come Scalfarotto voteranno "no", ma anche molti sindaci Pd, come Carlo Salvemini. NO di massima dai sindaci del brindisino al referendum costituzionale: "annulla la rappresentanza" e "l'economia di spesa è inesistente", sono i motivi più addotti. Abbiamo sentito telefonicamente i primi cittadini di Mesagne, Brindisi, San Donaci, Carovigno, Oria e Fasano: il sindaco del comune dell'alto brindisino, Francesco Zaccaria, ha dichiarato che si asterrà, non esprimendo alcuna dichiarazione a sostegno di una tesi o dell'altra.

Tutti gli altri primi cittadini, rispettivamente Toni Matarrelli, Riccardo Rossi, Angelo Marasco, Massimo Lanzillotti e Maria Lucia Carone, hanno espresso convintamente la propria contrarietà alla riforma degli artt. 56, 57 e 59 della Carta Costituzionale. Il quesito ("«Approvate il testo della legge costituzionale concernente “Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari”, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 240 del 12 ottobre 2019?») risulta, secondo loro, insufficiente per una svolta riformatrice e, di contro, anche dannoso: il Salento "rischia di rimanere senza parlamentari", più precisamente senza senatori e pochissimi deputati. È possibile che un territorio, che in tempi non sospetti, per alcuni, avrebbe dovuto ambire ad essere regione indipendente, sia sottorappresentato o non rappresentato?

Il rischio, al di là delle ragioni del Sì e del No che non spetta all'autore dell'articolo perorare, che il territorio salentino non abbia voce a Roma c'è ed è elevato. Il Sindaco di Lecce, Carlo Salvemini, ha dichiarato in queste ore la sua contrarietà: insieme a Riccardo Rossi, sono due i sindaci del "Grande Salento" che hanno detto "niet!". "Abbiamo lasciato libertà di coscienza" - spiegano i primi cittadini intervistati. In questo periodo essere per il no può risultare impopolare: ogni taglio viene vissuto come una punizione per la politica da parte dei populisti. Ma la democrazia ha dei costi e delle dinamiche complesse che non si risolvono con le semplificazioni: ricordiamo tutti che il taglio/svuotamento delle Province fatto da Renzi gettò questi enti nel caos. Tagliare non sempre significa migliorare il funzionamento di un'istituzione. Tra l'altro l'elettorato ancora attende la restituzione del diritto di scelta dei parlamentari indegnamente sottratto dalle segreterie di partito prima con il porcellum e poi con altre manipolazioni selvagge fatte da chi ha maggioranze passeggere. Il situazionismo continua a guidare la politica italiana.  

Thomas Invidia

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