Minelli: “Covid, un medico e un infermiere in ogni scuola”. La Toscana ci crede

mercoledì 16 settembre 2020

di Gaetano Gorgoni 

Nessuna grande rivoluzione a scuola: si riparte scaricando sui professori l’onere della prevenzione, delle misurazioni delle distanze (dalle cosiddette rime bucali") e dell’intervento in caso di sospetto covid-19. Nella maggior parte degli istituti scolastici non si sono visti i banchi con le rotelle, infrastrutture che garantiscano le distanze di sicurezza o grandi investimenti. A questo si aggiungono le perplessità dei medici, come l’immunologo Mauro Minelli, che non vede di buon occhio un intervento di carattere sanitario nelle mani del corpo docente: ”Che senso ha far fare ai docenti e ai dirigenti scolastici, nelle varie ore della giornata, gli assistenti sanitari ausiliari, i controllori di febbri e mascherine, i geometri misuratori degli spazi interumani: non sarebbe molto meglio assumere in ogni plesso scolastico, almeno per quest’ anno appena iniziato, un medico e un infermiere?". Il Ministero della Salute non è contrario: Toscana e Lazio fanno un passo avanti nel reperimento di figure adeguate da inserire nelle scuole.


L’immunologo salentino, referente per il Sud Italia della Fondazione medicina personalizzata, ieri ha lanciato la sua proposta per la sicurezza nelle scuole all’interno spazio dedicato alla salute di una delle più importanti agenzie di stampa italiane, l'Adnkronos. L’idea è di assumere giovani professionisti, ancora in attesa di un posto di lavoro, con contratti a tempo determinato, per potersi garantire delle figure sanitarie adeguate e per la prevenzione e gli interventi negli istituti scolastici. Medici e infermieri nelle scuole avrebbero l’autorevolezza, la competenza e la capacità per imporre, ove necessario, misure organizzative, cautelative ed eventualmente interventistiche adeguate, controllando personalmente ogni passaggio inerente l'attuazione delle corrette misure preventive. Mauro Minelli, che è anche docente di Igiene generale e applicata all'UniPegaso, boccia senza appello l’idea di far fare i sanitari ai docenti. Il governo ci aveva pensato a mettere i medici nelle scuole, ma poi ha fatto un passo indietro per questioni economiche. Il dottor Minelli spiega che costa di più un disservizio o sbagliare un intervento di prevenzione e isolamento rispetto all’investimento in professionalità che garantiscono la sicurezza al cento per cento. Docenti e presidi, invece di fare i novelli assistenti sanitari, potrebbero dedicarsi alle loro già impegnative funzioni di tutti i giorni.

IL MINISTERO APRE E IN TOSCANA E LAZIO SI MUOVE QUALCOSA

Minelli punta su due figure, il medico e l’infermiere all’interno di ogni scuola, ma già alcune Regioni si stanno muovendo in questo senso. La Toscana sta cercando di trovare le professionalità e le risorse da impiegare in 460 istituzioni scolastiche toscane con i loro 2600 plessi. Anche il Lazio ha posto le basi per insediare queste figure. Il ministro Speranza non è contrario a priori a questa idea: il problema è sempre quantificare le risorse e metterle a disposizione. Per ora si andrà avanti con dirigenti scolastici e professori improvvisati assistenti sanitari. “Chiediamo agli ‘addetti ai lavori’ della scuola di fare i poliziotti, gli ingegneri, gli addetti alla sicurezza e ora i medici e gli infermieri - puntualizza Mauro Minelli al telefono - Mi sembra un po’ eccessivo, no? Anche perché non hanno l’autorità specifica per poter dare indicazioni adeguate. Inventare la figura di un medico scolastico che deve seguire 25 scuole non ha senso: come si fa a somministrare un tampone, prescrivere medicine velocemente e dare indicazioni adeguate senza essere laureato in medicina?”. La risposta è sempre la stessa: si improvvisa, all’italiana.

ggorgoni@libero.it

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