Il 20% dei decessi con covid è per sepsi: combattere e prevenire la malattia

mercoledì 16 settembre 2020

di Gaetano Gorgoni 

La lotta contro la sepsi, che uccide il 20% dei malati di covid: un’emergenza medica di livello globale La sepsi è una rara complicazione di un’infezione che in un caso su 5 porta alla morte. Molti dei decessi con covid (circa il 20%) sono dovuti a sepsi. Infatti, in molti casi è la “malattia ospedaliera” che trovando terreno fertile genera la morte. La causa è una violenta risposta infiammatoria dell’organismo a un'infezione generalizzata che danneggia tessuti e organi compromettendone il funzionamento. La sepsi può interessare chiunque abbia contratto un’infezione, ma diventa più frequente in anziani, bambini e persone con un sistema immunitario più debole. Ieri si sono svolte in tutto il mondo le celebrazioni della Giornata mondiale per la lotta alla sepsi “World Sepsis Day” un appuntamento globale, che si svolge ogni 13 settembre per sensibilizzare tutti su questa grave malattia che porta a morte o disabilità milioni di persone
.

“La sepsi, nella definizione maggiormente condivisa e più recente, è una risposta non controllata a una infezione da parte dell’organismo ospite, che porta a una disfunzione d’organo acuta” - spiegano gli esperti del Ministero della Salute, che ieri hanno voluto ricordare a tutti, con un articolo sul sito istituzionale, la lotta dell’umanità contro questa “condizione clinica grave, potenzialmente letale e correlata a morbilità e mortalità elevate, che rappresenta un'emergenza medica a livello globale”. Tre anni fa si sono verificati quasi 50 milioni di casi di sepsi nel mondo e circa 11 milioni di decessi correlati, corrispondenti a circa il 20% dei decessi totali: ce lo svela uno studio pubblicato anche sul sito del Ministero della Salute. Si muore maggiormente di sepsi in paesi svantaggiati sul piano sanitario: Africa subsahariana, Oceania, Asia meridionale, Asia orientale e Asia sud-orientale. Però la sepsi colpisce duro anche in Europa e in Italia: oltre 3 milioni di persone, provocando quasi 700.000 decessi l'anno, la maggior parte dei quali è prevenibile. Il non riuscire a intervenire in tempo è fatale: i costi per la sanità mondiale sono enormi. Negli USA la sepsi è la malattia che aumenta in maniera considerevole il tasso di decessi ospedaliero e ha un costo di oltre 24 miliardi di dollari ogni anno. “Nello scenario pandemico attuale, inoltre, circa il 20% dei pazienti con Covid-19 sviluppano complicanze come sepsi o disfunzione d’organo multipla, contribuendo tragicamente al già enorme numero dei decessi per sepsi - spiegano gli esperti- A livello globale, la sepsi è anche una delle cause principali di mortalità materna e neonatale”. Gli studi più recenti ci svelano che il 15% delle morti in culla sono tutte causate dalla sepsi: ecco perché si parla di emergenza sanitaria di livello globale. Anche nei paesi sviluppati economicamente i dati non sono confortanti: si verificano tra 9 e 49 casi per 100.000 parti per anno e un’elevata letalità. In Italia la mortalità dei neonati per sepsi è bassa, ma comunque è un problema che esiste anche nella nostra sanità (lo 0,2 dei casi per 100.000 nati vivi negli anni 2006-2012). “I dati della sorveglianza italiana hanno evidenziato un aumento di frequenza della sepsi come causa di mortalità materna nel tempo - ci informa il Ministero della Salute - Negli anni 2006-2012, infatti, la sepsi risultava la quarta causa più frequente di mortalità materna, mentre negli anni 2013-2015 la seconda. Nonostante i progressi medici raggiunti negli anni recenti, anche nella identificazione rapida dei microrganismi che possono causare sepsi, la mortalità a breve termine rimane elevata e una crescente evidenza di morbilità e aumento della mortalità a lungo termine nei sopravvissuti alla sepsi, sia nei Paesi in via di sviluppo che nei Paesi sviluppati”.

LA PREVENZIONE

La medicina mondiale sta cercando soluzioni rapide che limitino le morti per sepsi: c’è un confronto in atto per i protocolli di diagnosi precoce e approcci terapeutici più rapidi ed efficaci. L’Assemblea Mondiale della Sanità nel 2017 ha approvato un documento per "migliorare la prevenzione, la diagnosi e la gestione clinica della sepsi" con cui viene indicato di includere la prevenzione, la diagnosi e il trattamento della sepsi nei piani nazionali di gestione delle infezioni. La comunità scientifica ha trovato un accordo su 5 azioni da mettere in atto: innanzitutto è necessario utilizzare gli antibiotici in modo responsabile. L’infettivologo Pietro Grima, in un precedente approfondimento, ci ha spiegato quanto sia insidioso un uso improprio di questi farmaci (non finire una cura, usarli spesso, anche quando non sarebbe necessario, usarli con un sottodosaggio), anche perché si può creare un’ “antibiotico-resistenza”. È necessario anche rafforzare i programmi di controllo e prevenzione delle infezioni ospedaliere, per ridurre la frequenza delle infezioni correlate all’assistenza tra cui possono verificarsi casi di sepsi. Come già spiegato la sepsi è spesso “malattia ospedaliera”, matura in quell’ambiente in determinate condizioni. Un’altra importante azione è quella dell’aumento della consapevolezza nella popolazione. Inoltre gli esperti puntano a formare gli operatori sanitari alla sicurezza del paziente, poiché in caso di sepsi la gestione del tempo risulta critica e ritardi nella diagnosi e/o nella terapia adeguata comportano gravi criticità nel percorso di cura. Un punto fondamentale è credere nella ricerca e nella sperimentazione per la disponibilità di migliori soluzioni diagnostiche, nuovi antibiotici, vaccini e terapie. “Bisogna ridurre la frequenza delle infezioni correlate all’assistenza sanitaria e delle infezioni causate da organismi resistenti ai farmaci antimicrobici”- spiegano gli esperti. C’è un piano di azione già approvato dalle regioni italiane in questo senso. La sepsi si combatte attraverso diagnosi e cura preventiva, sicurezza e igiene degli ambienti sanitari, stop al cattivo uso degli antibiotici: l’umanità potrà fare un passo in avanti con una maggiore consapevolezza.

ggorgoni@libero.it

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