Effetti psicologici del body shaming, la derisione del corpo che ferisce l’anima

lunedì 14 settembre 2020

di Gaetano Gorgoni 

Molto spesso il branco si avventa sul diverso, che viene individuato come una minaccia. Un compagno di scuola in sovrappeso, oppure basso, delle caratteristiche del viso che non sono come gli altri determinano esclusione è persecuzione: avviene spesso anche sui social. I media impongono modelli stereotipati agli adolescenti: chi se ne discosta paga un prezzo alto. Il body shaming si verifica quando il carattere fisico viene colpito perché considerato non aderente ai canoni estetici della cultura in cui la vittima vive. Per un adolescente, colpito dal branco nella vita di tutti i giorni e sul web, offeso dal disprezzo e dalla derisione degli altri, diventa insostenibile la vita sociale: è il dramma dello “scarafaggio kafkiano”, quel senso di inadeguatezza che intacca l’autostima e provoca disturbi alimentari, ansia e depressione. Oggi, con l’aiuto della psicologa e psicoterapeuta Annalisa Bello, affrontiamo un fenomeno che viene vissuto come un enorme dramma dalle vittime più acerbe.


I canoni estetici mutano a seconda delle epoche e delle società: un tempo piaceva la donna in carne, perché simbolo di benessere, poi si è fatta strada la mannequin, la donna manichino, magrissima, oggi si fa strada la “rifatta”, con molte dosi di silicone. Ogni epoca ha i suoi modelli, i suoi stereotipi e il suo gusto estetico. La mancata omologazione può irritare il branco: la mancanza di cultura del rispetto delle diversità fa il resto. Le differenze spiazzano, inquietano, ci dicono che tutto non finisce nel nostro piccolo mondo e qualcuno pensa di esorcizzarle aggredendo, perseguitando. Un tempo, ad esempio, si disprezzavano le persone con i capelli rossi: oggi molte donne si tingono i capelli di quel colore. Questo approfondimento è stato ispirato dal recente dibattito sulla giovane ventitreenne armena, scelta da Gucci come simbolo di una bellezza non convenzionale, che da giorni è al centro di feroci critiche e degli immancabili insulti degli haters sul web. Armine Harutyunyan è una vittima celebre, che si è saputa difendere, ma per un adolescente più fragile la situazione si complica. Oggi, con l’aiuto della dottoressa Annalisa Bello, proviamo a capire qualcosa in più su questo fenomeno sociale.

INTERVISTA ALLA PSICOTERAPEUTA ANNALISA BELLO

Qual è il sottile il confine tra il giudizio estetico e il body shaming (o derisione del corpo), cioè l'atto di deridere una persona per il suo aspetto fisico? Quando il giudizio estetico diventa offesa? La modella armena di Gucci ha subito una derisione del suo corpo o un giudizio estetico?

“Il Body Shaming, ossia, ‘far vergognare per il proprio corpo’ è, innazitutto, una forma di bullismo che si traduce nel deridere o denigrare qualcuno per il suo aspetto fisico attraverso commenti e giudizi negativi, soprattutto attraverso il web e i social network. Una caratteristica fisica diviene bersaglio di scherno e svalutazione. Non è certo un giudizio o una mera considerazione! L’obiettivo del body shaming è umiliare, denigrare, svalutare”.

Negli anni passati era normale prendere di mira la statura del proprio compagno o alcuni difetti fisici. Oggi c’è una sensibilità diversa, ma spesso anche dalla politica non sono giunti buoni esempi: abbiamo sentito insulti sulla statura e frasi sessiste. Che tipo di problemi può dare il body shaming sul piano psicologico nei confronti di un adolescente?


“L’impatto emotivo e psicologico sulle vittime può comportare importanti conseguenze su un piano psicopatologico. Si rischia di vivere nell’incubo di doversi vergognare di essere se stessi e sul piano psicopatologico si rischiano problematiche importanti (disturbi alimentari, disturbo depressivi, fobia sociale). Il modo per prevenire questi gravosi effetti è lavorare su se stessi, cercando di allenarsi a decentrarsi e prendere le distanze dai pensieri degli altri, strutturando e rafforzando una sicurezza personale. La psicoterapia non può che aiutare. In fondo, per quanto possa sembrarci insolito: ciò che gli altri pensano parla di loro e non certo di noi”. Per evitare il body shaming bisogna insegnare le diversità a scuola e in famiglia? In che modo bisogna insegnare il rispetto delle diversità?

“Un ruolo importante lo rivestono i genitori. Insolitamente, i piccoli si preoccupano delle diversità, semplicemente perché per loro non esistono. I bambini chiedono ‘perché’ spinti da una sana curiosità per il mondo che li circonda. Insegnare il rispetto per le diversità e l’uguaglianza significa, innanzitutto, dar loro un sano esempio. Mi spiego meglio: invitare a merenda il bambino straniero appena arrivato in classe di nostro figlio, fermarsi all’uscita di scuola a presentarsi ai suoi genitori come faremmo con i genitori di qualsiasi altro compagno. I bambini imparano da noi, osservandoci. Educare i nostri piccoli alla diversità passa, inoltre, anche dal mostrarsi disponibili e sinceri dinanzi alle domande che ci vengono poste dai nostri figli. Non serve girarci intorno se non per rendere strano qualcosa che non lo è. Diversità non è stranezza”.

Le donne, soprattutto le adolescenti, sono più esposte al giudizio sul proprio corpo: è colpa di una società molto edonista, troppo incentrata sull’esteriorità, sul culto dell’immagine (spesso “sessualizzata”) e sulla pornografia?

”La differenza di genere può essere spiegata dalla tendenza a considerare le persone come dei meri oggetti tesi al soddisfacimento sessuale e depauperati di tutto ciò che li caratterizza come umani e individui. Il corpo femminile è costantemente visto sotto questa luce. Le pubblicità, in alcuni casi, ne sono la prova”.

I modelli di donna “perfetta” esteticamente, soprattutto con l’uso della chirurgia, proposti dai media in che modo influiscono sugli adolescenti?


“La corsa alla perfezione che trasuda mediaticamente e dalle mode dettate dagli ‘influencers’ rischia di stereotipizzare un’immagine modello impeccabile e perfetta a cui ispirare e su cui investire pena la ‘diversità’, vissuta in alcuni casi, purtroppo, con senso di esclusione e inadeguatezza nonché come misura del proprio valore personale”.

ggorgoni@libero.it

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