Speranza: “Miliardi per la medicina territoriale. La casa sarà il miglior luogo di cura”

venerdì 11 settembre 2020
di Gaetano Gorgoni 

Ieri il ministro della Salute Roberto Speranza è intervento all’interno di una manifestazione elettorale nella villa comunale di Lecce per spiegare la “rivoluzione sanitaria in corso avviata dal governo centrale”: l'Italia è ormai pronta per invertire la tendenza, dai tagli ai miliardi da investire. Si punta sul rafforzamento della medicina territoriale per garantire massima qualità a tutti. L’idea è di rendere sempre più forte il sistema sanitario pubblico con miliardi di investimenti anche per far uscire dal precariato buona parte del personale sanitario che vive in bilico in questo periodo. “Puntiamo a curare le cronicità, con servizi efficienti e di qualità, nelle strutture territoriali e a domicilio. Il miglior posto dove curarsi, assistiti da personale qualificato, per i nostri anziani dovrà essere la propria casa. Mettiamo miliardi per rafforzare la medicina territoriale”.
 
 
La pandemia da covid-19, che ha travolto il mondo, ci ha fatto capire quanto sia importante la sanità territoriale, cioè la capacità di garantire prevenzione, assistenza, cura e servizi di qualità a due passi da casa (o nello stesso domicilio), prima di sovraccaricare l’ospedale (che è una struttura dedicata alle emergenze/urgenze e a chi è in pericolo di vita). Un ruolo centrale nell’assistenza sanitaria territoriale è rivestito dal medico di medicina generale, che dovrebbe essere il punto di riferimento che indirizza i pazienti verso gli ambulatori pubblici del territorio, oppure li cura nel proprio: è da qui che bisogna partire per garantire, mezzi, personale, strutture e qualità.  Anche l’emergenza precari è un nodo che il ministro sta affrontando: il 23 novembre del 2019, quando è venuto a Lecce, si è impegnato a risolvere il problema di alcuni precari salentini e lo ha fatto. Anche ieri ha preso un nuovo impegno per tutti quelli che sono rimasti fuori (gli operatori sanitari che raggiungeranno i 36 mesi di attività nel 2021). “La sanità italiana, dopo anni di tagli e spending review torna a garantire investimenti in personale e infrastrutture - ha spiegato Speranza- La nostra idea è che lo Stato debba garantire ai meno abbienti una sanità di qualità. Abbiamo già investito 3,2 miliardi sulla medicina territoriale e torneremo a farlo. Si tratta di non sprecare risorse e di indirizzarle dove è veramente utile. Noi non privilegiamo il privato, non abbiamo l’idea che solo chi ha soldi possa garantirsi le cure migliori (come avviene negli USA): abbiamo un modello diverso, vogliamo che il settore sanitario pubblico offra il massimo della qualità nel Mezzogiorno, anche a chi non ha soldi. La nostra idea è diversa dai liberisti che vogliono lasciare tutto in mano al libero mercato e ai privati. Il covid ci ha insegnato quanto sia importante il pubblico. Il papa ha detto che peggio di questa crisi c’è solo il rischio di sprecarla. Anche nel caso della pandemia abbiamo imparato quanto sia importante la medicina territoriale pubblica, che prende subito in carico un paziente positivo e cerca di curarlo e seguirlo agendo immediatamente e cercando di scongiurare il suo ricovero in ospedale e la diffusione del contagio. Dopo 15 anni di tagli, la sanità vive una nuova stagione di assunzioni e investimenti: abbiamo detto addio anche al superticket”. 
 
LA SPERANZA DI UNA RIVOLUZIONE SANITARIA
 
Il ministro della Salute, Roberto Speranza, ricorda che la battaglia contro il covid non è ancora vinta. Si potrà cantare vittoria solo quando arriverà il vaccino, ma la sperimentazione ha subito una battuta d’arresto che non potrà far avere delle dosi prima della fine del 2021 (una reazione avversa ai danni di un paziente su 30 mila). Nel frattempo la profonda crisi che è scoppiata in tutto il mondo potrebbe essere trasformata in un’opportunità. Il ministro Speranza parla di una grande rivoluzione nel campo sanitario che valorizzi il ruolo del pubblico garantendo a tutti un servizio degno dei migliori standard qualitativi internazionali: questa sfida parte dal sud, dove i pazienti scappano troppo spesso per curarsi al nord (c’è una sfiducia generalizzata verso i servizi sanitari del meridione). I soldi ci sono, basta saperli investire sulla medicina territoriale: è questa l’idea del ministro che ripone tante speranze anche nel Recovery Fund e nel MES, tanti soldi da investire in un programma di sviluppo. Speranza crede che i fondi dell’Europa possano cambiare totalmente il volto della sanità pugliese.  La telemedicina, la riorganizzazione dei territori, l’assunzione di nuovo personale, l’investimento in infrastrutture, tecnologia e formazione del personale faranno la differenza. Bisognerà pensare anche alla Facoltà di Medicina nel Leccese, su cui punta l’Ordine dei Medici per migliorare la qualità dell’offerta formativa. La visione c’è, ora è necessario accelerare. 
 
ggorgoni@libero.it
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