Il 24 settembre comincia la scuola, ma un raffreddore potrebbe mandare in tilt tutto

venerdì 4 settembre 2020

Ricomincia la scuola con non pochi interrogativi irrisolti e il rischio assenze che potrebbero mandare in tilt la didattica. Le mascherine saranno imprescindibili dai 12 anni in poi: ci saranno differenze di regole tra situazioni statiche e non e sarà vietato il canto in classe. Intanto, parte il un piano nazionale per una sanità più preparata e capace di rispettare i principi di prevenzione e precauzione.

Le scuole sono pronte a riaprire: in molte regioni del nord il 14 (in Alto Adige il 7 settembre), in Puglia il 24 settembre (come in Calabria, Basilicata e Abruzzo). Le regole sono stabilite, ma passare dalla teoria alla pratica non sarà facile: come sempre
ci si adatterà alle situazioni specifiche. Innanzitutto un piccolo raffreddore si trasformerà in un’assenza, sia per i docenti che per gli alunni: è prescritto infatti che si debba rimanere a casa quando si manifestano determinati sintomi. Questo sarà un ulteriore problema per i genitori lavoratori. Dunque, anche senza febbre, il piccolo potrà rientrare a scuola solo dopo tre giorni dalla scomparsa dei sintomi (tosse, mal di gola e altro). Le mani dovranno essere sempre disinfettate, le mascherine saranno obbligatorie e ci sarà un dispenser per disinfettarsi. I professori potranno restare a casa per un semplice raffreddore e questo creerà non pochi problemi dal punto di vista dell’organico scolastico. Inoltre, ogni sede scolastica dovrà munirsi di un ‘referente Covid’: una persona individuata dal dirigente scolastico tra il personale scolastico che dovrà intervenire in caso di emergenza. Il referente si occuperà di chiunque manifesti sintomi sospetti: chiamerà i genitori, in caso si tratti di un alunno, per farlo riportare a casa. In realtà l’idea iniziale era quella di inserire un medico per ogni scuola, ma avrebbe richiesto un impegno economico insostenibile per il governo. Per asili nido e materne sarebbe stato molto improbabile garantire l’utilizzo della mascherina: le regole sono che i bambini debbano stare sempre con un piccolo gruppo che già conoscono. In questo modo per i bimbi non ci sarà bisogno di DPI. Con classi molto ridotte si potrà garantire un tracciamento agevole in caso di contagio. Dalle materne in poi tornerà l’educazione civica, che include anche il rispetto delle regole sanitarie per impedire il contagio.

USO DELLE MASCHERINE A SCUOLA

Il Comitato tecnico scientifico (Cts) istituito presso la Protezione civile ha diffuso il 31 agosto le “Raccomandazioni tecniche per l’uso della mascherina chirurgica a scuola”. Partendo dalla premessa che l’apertura delle scuole è un’esigenza primaria del paese, così come sicurezza e continuità delle attività, vengono stabilite alcune regole di protezione dei lavoratori basate sul principio di precauzione. La mascherina nella fascia che va tra i sei e gli 11 anni si usa a seconda della situazione epidemiologica locale. Ma dai 12 anni in poi la mascherina deve essere utilizzata esattamente come la utilizzano gli adulti. Il distanziamento sociale, la sanificazione delle mani, l’etichetta respiratoria, un'accurata informazione ed educazione sanitaria, con un linguaggio adeguato all’età degli studenti saranno regole imprescindibili a scuola. “In tutti i contesti di condizione statica, il CTS ribadisce l’importanza dell’uso delle mascherine chirurgiche come già espresso nel documento tecnico sulla scuola del 28 maggio 2020 e incluso nel Piano Scuola 2020-2021 e specifica che: nell’ambito della scuola primaria, per favorire l’apprendimento e lo sviluppo relazionale, la mascherina chirurgica può essere rimossa in condizione di staticità con il rispetto della distanza di almeno un metro e l’assenza di situazioni che prevedano la possibilità di aerosolizzazione (es. canto). nella scuola secondaria, anche considerando una trasmissibilità analoga a quella degli adulti, la mascherina chirurgica può essere rimossa in condizione di staticità con il rispetto della distanza di almeno un metro, l’assenza di situazioni che prevedano la possibilità di aerosolizzazione (es. canto) e in situazione epidemiologica di bassa circolazione virale come definita dalla autorità sanitaria. Il Cts sottolinea che l’uso delle mascherine chirurgiche è solo una delle misure di prevenzione che devono essere implementate in ambito scolastico in una corretta associazione con tutte le altre misure già raccomandate al fine limitare la circolazione del virus (es. igiene dell’ambiente e personale, ricambio d’aria, sanificazione ordinaria…)”. Naturalmente l’andamento del dato epidemiologico potrà determinare dei cambiamenti relativamente a queste regole, ma per ora a cominciare da una certa fascia d’età (12 anni) la mascherina in condizione statica è imprescindibile”.

PIANO NAZIONALE DI PREVENZIONE

Il 6 agosto è stato adottato il piano nazionale per la prevenzione 2020 2025, che nasce da un accordo fra Stato e Regioni: l’obiettivo è garantire “sia la salute individuale e collettiva sia la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale attraverso azioni quanto più possibile basate su evidenze di efficacia, equità e sostenibilità che accompagnano il cittadino in tutte le fasi della vita, nei luoghi in cui vive e lavora”. Il piano punta su un approccio multidisciplinare, intersettoriale e coordinato per affrontare i rischi potenziali o già esistenti che hanno origine dall’interfaccia tra ambiente-animali-ecosistemi. “Alla luce delle recenti esperienze legate alla pandemia da COVID-19, il Piano sottolinea l’indispensabilità di una programmazione sanitaria basata su una rete coordinata e integrata tra le diverse strutture e attività presenti nel territorio, anche al fine di disporre di sistemi flessibili in grado di rispondere con tempestività ai bisogni della popolazione, sia in caso di un’emergenza infettiva, sia per garantire interventi di prevenzione (screening oncologici, vaccinazioni, individuazione dei soggetti a rischio, tutela dell’ambiente, ecc.) e affrontare le sfide della promozione della salute e della diagnosi precoce e presa in carico integrata della cronicità” - spiegano gli esperti del Ministero della Salute. Il Piano si articola in sei Macro Obiettivi: Malattie croniche non trasmissibili Dipendenze e problemi correlati Incidenti stradali e domestici Infortuni e incidenti sul lavoro, malattie professionali Ambiente, clima e salute Malattie infettive prioritarie “Il documento, rappresentando quindi la cornice comune degli obiettivi di molte delle aree rilevanti per la Sanità Pubblica, investe sulla messa a sistema in tutte le Regioni dei programmi di prevenzione collettiva di provata efficacia (come vaccinazioni e screening oncologici) e di linee di azione (Programmi "Predefiniti", vincolanti per tutte le Regioni) basate su evidenze di costo-efficacia, buone pratiche consolidate e documentate, strategie raccomandate, nazionali e internazionali. Il Piano adotta infine un sistema di valutazione, basato su indicatori e relativi standard, che consente di misurare, nel tempo, e in coerenza con il monitoraggio dell’applicazione dei Livelli Essenziali di Assistenza, lo stato di attuazione dei programmi, anche al fine di migliorarli in itinere, nonché il raggiungimento dei risultati di salute e di equità attesi”. Le regioni sono chiamate ad adottare questo piano e a predisporne uno di attuazione locale entro i termini previsti dall’accordo: naturalmente lo Stato dovrà supportare con le giuste risorse economiche tutti gli interventi. 

ggorgoni@libero.it

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