Bruni e la corsa solitaria dei puristi di destra, che vedono in Fitto la vecchia DC

lunedì 3 agosto 2020

Pierfranco Bruni, candidato alla presidenza della Regione Puglia in quota "Movimento Sociale Fiamma Tricolore", è spuntato fuori all'improvviso: punta senz'altro ad essere la voce fuori dal coro nel perimetro politico del centrodestra. Oggi lo abbiamo intervistato per farci spiegare le ragioni di una candidatura di un personaggio di grande spessore culturale come lui, che rischia di indebolire il centrodestra guidato da Fitto. Nel corso dell'intervista, rilasciata al nostro giornale, il candidato, fortemente voluto dall'onorevole Poli Bortone, ha rimarcato la sua diversità culturale rispetto alla formazione democristiana di Raffaele Fitto. Ha rivendicato la continuità della sua candidatura rispetto alle idee di Alleanza Nazionale e della Destra del Movimento Sociale Italiano. Non sono mancate le critiche neanche per la gestione Emiliano: "Ha distrutto la Cultura, la Sanità è rimasta paralizzata".

È stato lei a decidere in prima persona di scendere in campo oppure c'è stato un lungo corteggiamento da parte di Adriana Poli Bortone e del suo movimento?

"C'è stato un dialogo tra me e l'onorevole Poli Bortone, siamo consapevoli delle rispettive esperienze maturate e abbiamo deciso di iniziare questa percorso. Io credo che sia il momento giusto per far sentire una voce che sia altro rispetto alla Politica. La candidatura è nata dalla consapevolezza che c'erano dei presupposti saldi: amicizia, fedeltà, rispetto, condivisione, tutti valori della Destra tradizionale".

Lei rappresenterà le istanze più a Destra di tutta la contesa elettorale, quali sono le tre parole d'ordine della sua candidatura?

"Io rappresento la Destra sociale, rappresento la Destra che era in Alleanza Nazionale, partendo dal Movimento Sociale. Sono stato uno dei fondatori, insieme all'onorevole Tatarella e all'onorevole Poli Bortone. Le parole sono: coerenza, politica sociale e consapevolezza culturale".

Quali difetti, politicamente parlando, ha dimostrato di avere Raffaele Fitto per spingerla ad una corsa in solitaria?

"Non rappresenta la Destra, è una persona rispettabilissima ma che non ha i nostri valori e che ha tutt'altra formazione. Non ha nulla a che fare con la Destra né sul piano della tradizione né sul piano del presente: certamente non può rappresentare le istanze che furono anche di Alleanza Nazionale, della Destra di Tatarella. Se fosse ancora in vita, il candidato non sarebbe Raffaele Fitto".

La sua campagna elettorale è molto incentrata sul tema della cultura: come si può rilanciare, migliorare, alzare di livello concretamente in Puglia?

"Le nuove vocazioni della Puglia, da Bari al Salento, da Taranto alla Capitanata, puntano al legame tra cultura, turismo ed economia avanzata. Noi abbiamo avuto una fortissima fase di industrializzazione, nel corso degli anni abbiamo avuto poi delle difficoltà ambientali e paesaggistiche. Sono cambiati i tempi, anche il modo di rapportarsi con le nuove generazioni. Noi potremmo fare Cultura e Turismo per nove mesi all'anno, considerando il clima favorevole. Dobbiamo sfruttare adeguatamente anche il mare, puntando su un rilancio ecosostenibile. Se non ci sono le professionalità nel settore culturale, non si possono inventare. Il politico non ha professionalità culturale, ma se viene dalla cultura ha diverse esperienze. Noi abbiamo diverse strutture non ancora terminate, come l'ospedale di Mottola".

Qual è la sua visione della Puglia tra dieci anni?

"Se continueremo a sostenere questa situazione, le zone franche, le opere incompiute, il futuro è alla deriva. Noi potremmo essere una euro-regione, perché ci troviamo in mezzo ad Adriatico, Ionio e Mediterraneo. Non sono un profeta, ma vedo gli schemi adottati in questi quindici anni e comprendo che non è stato tutelato il territorio. Questo modello ha causato la rovina dell'agricoltura. È inutile parlare di modernizzazione, dobbiamo prima creare un piano industriale che coinvolga l'agricoltura e che rende concreta una soluzione contro la Xylella. Noi dovremmo incentivare un rapporto con l'Albania, dato che condividiamo l'Adriatico e questo legame porterebbe grandi vantaggi in termini economici e culturali. Dobbiamo rigenerare il turismo del Salento, della Grecìa salentina, della Capitanata. Dobbiamo creare uno sportello per equilibrare l'uso dei fondi strutturali europei".

Se lei diventasse Presidente, quale sarebbe il suo primo atto politico?

In questo particolare momento, oltre al progetto della Cultura, punterei alla Sanità: dobbiamo rifondare completamente il nostro sistema sanitario. Dobbiamo riaprire gli ospedali, dobbiamo far completare le 41 opere incompiute. Senza la salute, è difficilissimo portare avanti tutto il resto. Il piano sanitario deve essere rivisto completamente: bisogna creare una nuova formazione nel settore sanitario.

In merito al Meccanismo Europeo di Stabilità, qual è la sua opinione? Ritiene che le risorse del Recovery Fund siano sufficienti per rilanciare l'economia pugliese?

"Le dirò qualcosa in controtendenza rispetto a tutte le opinioni che sentiamo ripeterci da mesi: io sono scettico verso entrambi gli strumenti. Non sono assolutamente sufficienti, dobbiamo fare una politica d'intreccio e non ragionare, come fanno le autorità europee e italiane, sulla base di singoli comparti. Dobbiamo creare una filiera che coinvolga più comparti, è inutile chiedere fondi per un singolo settore. Bisogna creare una progettazione a mosaico. La Puglia ha esigenze diverse nelle sue aree: Capitanata e Salento sono diversissimi. Il Meccanismo Europeo di Stabilità e il Recovery Fund sono entrambe soluzioni a metà, non risolvono niente. Bisogna sostenere le economie dei territori, ma in tutti i settori e non solo in alcuni. Non possiamo adottare gli stessi schemi per la Lombardia e per la Puglia. Le economie sono diverse e diversa deve essere la cura.

Può darci un giudizio della gestione Emiliano?

"La Cultura è stata distrutta, sul piano sanitario c'è stata una continuità nel governare male. Essendo un dirigente nazionale di un partito di governo, avrebbe dovuto impostare una politica incisiva. Non ha fatto niente per migliorare la situazione. È inutile avere gli esperti che puntano solo alle elezioni. L'altro problema è stato la modernizzazione, ovvero la mancata capacità di intervenire per fermare la distruzione dell'agricoltura pugliese".

Qual è la sua opinione in merito alla vicenda Lopalco, ovvero alla candidatura e poi al tentativo in Consiglio Regionale di impedirla?

"Ha perso credibilità, ha perso stile ed eleganza. Non doveva puntare ad essere eletto, doveva svolgere il suo ruolo di epidemiologo e scienziato al servizio della comunità. Uno scienziato serio non si schiera politicamente durante una pandemia. Se gli avessero imposto la candidatura, lui avrebbe dovuto rifiutare. Non è scienza quella che è sottomessa alle logiche di partito".

Thomas Invidia

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