Porto di Brindisi schiacciato dalla burocrazia e sempre più ai margini

venerdì 31 luglio 2020

BRINDISI - Da mesi il porto di Brindisi è al centro di una dura e, per certi versi, incomprensibile polemica tra il Comune di Brindisi e l’Autorità di Sistema Portuale. Il tema è quello delle autorizzazioni necessarie per la infrastrutturazione del porto. Ognuno sostiene di avere le carte a posto, ma la realtà è che la contrapposizione sortisce un unico effetto indiscutibile: le opere non si possono fare e si rischia anche di perdere i finanziamenti. "Senza volerla fare lunga, è necessario chiarire che per anni – se non addirittura per decenni – l’ente portuale è stato capace di progettare l’impossibile per poi realizzare poco o niente - spiega Pino Romano, consigliere regionale di Senso Civico-Un Nuovo Ulivo per la Puglia - Un fiume di soldi spesi per le progettazioni ed altrettanti per i premi al personale (a fronte di risultati per nulla apprezzabili). Il risultato è che il porto è letteralmente sprofondato, pur mantenendosi a galla grazie alla movimentazione di combustibili fossili. Oggi la situazione è ben diversa, visto che si va verso la totale decarbonizzazione e quindi anche quel traffico sta per terminare. Un motivo in più per reinserirsi sul mercato, attrezzando lo scalo a livello infrastrutturale.

L’attuale gestione dell’ente portuale, a dire il vero, si è contraddistinta con un attivismo a cui non eravamo abituati, con il suo presidente Patroni Griffi impegnato a stimolare gli altri soggetti interessati, con l’obiettivo di accorciare gli iter autorizzativi. Ma il “muro” questa volta lo si riscontra a Palazzo di Città dove ogni motivo è buono per pronunciare un “no” rispetto a qualsiasi investimento per rendere più appetibile la struttura. Non mi avventuro in commenti di natura tecnica, ma è un dato che il settore Urbanistica del Comune costituisca un crepaccio al cui interno vengono inghiottiti progetti e iniziative di ogni tipo. Troppi dinieghi, troppi contrasti, poca propensione al dialogo, alcuna volontà di aiutare i soggetti in campo a superare gli ostacoli. E’ così che il porto – come altri settori vitali per l’economia brindisina – sta sprofondando, nel silenzio di tanti attori, a cominciare da chi in poco tempo si è trasformato da speranza di innovazione e cambiamento in strenuo difensore del vecchio muro di gomma della burocrazia".

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