Loi di Campi, il successo improvviso di uno speciale artista salentino

venerdì 24 luglio 2020

"Ci sono vite che capitano e vite da capitano", leggevo questa frase su una parete di Casalabate, una nota località di mare del Nord Salento. Non è solo il concetto che quella frase esprime ad essere adatto a Lorenzo Invidia, conosciuto nel panorama artistico internazionale come Loi di Campi, ma anche il luogo dove quella frase alberga ha un legame con lui: l'artista è originario di Campi Salentina, città che si trova a pochi chilometri da Casalabate. Classe '48, il maestro attualmente vive in una cittadina nei pressi di Milano e lì crea le sue opere, richieste e ammirate in tutto il globo.

Premiato con il Premio dei Musei, con il Premio Turris Magna, con il Premium International Florence Seven Stars, "il maestro dell'estroflessione" è riconosciuto in tutto il mondo come un ricercatore della profondità e della dimensionalità nelle forme. "Artprice", la più grande banca dati del mondo in materia di quotazioni e indici artistici, che si occupa di offrire una vetrina mondiale per il mercato dell'arte e per le case d'asta, segnala che Loi di Campi è tra i più performanti artisti italiani. Specializzato nella pittura analitica, l'artista ha concesso al nostro giornale un'intervista esclusiva.

Maestro, lei ha realizzato opere di natura futurista, penso alle ispirazioni da Giacomo Balla, e anche opere a carattere più analitico, più essenziale. Lei in quale corrente artistica si inquadra?

"Mi piace molto la concretezza, ricerco la profondità e la dimensionalità essenziale nelle forme. Sono arrivato a questo stile dopo tanti anni di sperimentazioni, anche con generi diversi. Senz'altro le mie gocce, perché il mio soggetto attualmente prediletto sono le gocce, sono di natura minimalista.

Lei si ritrova anche nell'esperienza di Umberto Boccioni?

"Nel mio periodo in cui traevo ispirazione da Balla e da Boccioni, ovvero dal 2010 al 2012 circa, avevo anche in mente le opere sugli stati d'animo".

Ci può spiegare la matrice filosofica delle gocce?

"Le gocce sono l'unità del cerchio, il simbolo geometrico della vita e della fecondità per eccellenza, e del triangolo, il simbolo della perfezione degli elementi naturali: dall'unità geometrica di fecondità e natura nasce la goccia, che è una spontanea conseguenza del mio sentirmi 'umano, troppo umano'".

Prima del lockdown, lei ha tenuto la mostra "Oltre le apparenze", che si è aperta nel Dicembre 2019, presso uno studio legale a Milano e che è stata inserita nel progetto internazionale 'Nuova balconata Milanese'". Ci può parlare più approfonditamente di questo progetto? Come si coniuga uno studio legale con le sue ricerche artistiche?

“'Oltre le apparenze' fa parte del progetto ideato dal Prof. Carlo Franza, noto critico d'arte contemporaneo. Purtroppo è un periodo in cui la cultura in genere e l’arte soprattutto non navigano in buone acque. Molte gallerie storiche chiudono. Le mostre organizzate dalle gallerie fanno il pieno di visitatori solo il giorno dell’inaugurazione, poi non si vede più nessuno. In America già da tempo si organizzano mostre in spazi diversi dalle gallerie, ed il professore Franza cerca di fare altrettanto. Il progetto è 'Nuova balconata milanese', Nuova perche’ già alcuni anni fa il professore aveva organizzato la 'Balconata Milanese', serie di mostre presso un famoso studio di architettura in piazza Duomo a Milano. Il motto è 'non portare la gente dove c’è l’arte, ma portare l’arte dove c’è la gente'. Lo studio legale e tributario di Via Spadari (praticamente piazza Duomo) è uno studio moderno, con grandi spazi frequentati da importanti manager dell’industria italiana ed europea”.

Lei è un artista che, nonostante l'enorme successo, ha iniziato a produrre da poco, nel lontano 2010. Come si spiega questa repentina ispirazione?

"Non sono il tipo che si perde in grandi ragionamenti, io ho iniziato a produrre opere, non di questo genere, da molto prima del 2010. La mia carriera è decollata nel 2010, certamente, ma da allora il mio stile è totalmente cambiato, si può dire che anche l'artista sia totalmente diverso. Le prime opere erano a carattere prettamente futurista/astrattista: Essere o non essere (2012), acrilico su cartone cm 80x80; La rossa (2012) acrilico su cartone cm 61,5x50,5; Due facce della stessa medaglia (2012) acrilico su cartone cm 72,3x50,4; Omaggio a Balla N°4 (2012) acrilico su cartone cm 50x72 e potrei continuare ancora. Ricordo, come uno dei momenti spartiacque dall'esperienza con le forme astratte, Modulo emerso (2014) cm 83x54 e Modulo sommerso (2014) cm 30x30".

Nel mondo di oggi è sempre più pervasiva l'idea che anche il fenomeno artistico sia subordinato strettamente al commercio e alla dimensione affaristica. Quanto c'è di vero?

"Io ho tenuto tante mostre e non ho mai pagato per questo. Tuttavia, sono ben consapevole che alcuni artisti sono disposti a pagare per vedere le loro opere esposte. Personalmente, lo reputo disgustoso. L'arte non è una semplice merce, da vendere o comprare, ma è espressione della realtà interiore, della spontaneità, del modo di concepire la realtà esterna e soprattutto capacità di rielaborazione. Ci sono artisti che, pur non avendo fatto tante mostre, vendono ugualmente tanto, ammesso che sia quello il loro obiettivo primario. Io, attualmente, sono legato ad un solo critico d'arte e mi trovo benissimo, con una pletora di agenti, critici, curatori e altri teatranti si rischia di perdere di vista la propria volontà".

Thomas Invidia

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