La xylella è ufficialmente a Fasano: migliaia di ulivi a rischio

mercoledì 22 luglio 2020

La fitopatia da Xylella Fastidiosa è arrivata ufficialmente nell'agro di Fasano, ne dà notizia il portale di informazione Infoxylella. Sono stati riscontrati due casi di infezione in località "Lamalunga", nell'agro del comune dell'alto brindisino. A 350 metri di distanza da questa zona vi è l'agro di Monopoli, ovvero l'area in cui inizia la zona "cuscinetto" per arginare il contagio. Pare che la Xylella Fastidiosa stia inesorabilmente avanzando verso il Nord della Puglia, minacciando gli agricoltori baresi. Il limite dell'infezione si sposta di oltre 5 chilometri, attestandosi a 40.865741° di latitudine. Il portale istituzionale "Emergenza Xylella", con comunicazione "Selge" n.162/2020, ha ufficializzato la notizia.

L'agro di Fasano, zona di contenimento, richiederebbe l'abbattimento delle sole piante infette; se il batterio dovesse propagarsi nell'agro di Monopoli e oltre, ci sarebbe la misura drastica dell'eradicazione nel raggio di 100 metri per ogni pianta infetta. Abbiamo discusso delle disposizioni adottate dal Ministero dell'Agricoltura in una recente intervista al sottosegretario Giuseppe L'Abbate, il quale ci ha anticipato che la quota dei 100 metri è stata abbassata a 50 e la modifica entrerà in vigore a Ottobre). Un recente monitoraggio aveva evidenziato a Fasano tre focolai: uno a circa cinque chilometri a sud-est, e due altri a sei e a dodici chilometri a sud-est. A Locorotondo è presente un altro focolaio, 12 chilometri più a sud. Abbiamo intervistato il Presidente nazionale della Confederazione Italiana Agricoltori, Secondino Scanavino, in merito alle proposte che propone una delle più grandi organizzazioni agricole professionali d'Europa (quasi un milione di iscritti tra agricoltori, braccianti, mezzadri, fittavoli, coloni, imprenditori agricoli e altri operatori del settore).

- Presidente, che cosa propone la Confederazione Italiana Agricoltori (CIA) per arginare questa nuova fonte di contagio?

"Noi proponiamo, in questo scenario che si aggrava con il contagio arrivato a Fasano, le stesse soluzioni già espresse nel 2015. Il fenomeno della Xylella andava affrontato e va affrontato ancora oggi con estremo rigore scientifico: bisogna estirpare, in modo massiccio, le piante colpite e anche se hanno sintomi lievi. Bisogna eliminarle perché sono infettanti e perché non possiamo esimerci dalla lotta contro il vettore. Sono state fatte una serie di terapie alternative, biologiche, meccaniche, con innesti, ma il risultato è stato deludente e il fenomeno epidemico non regredisce. Per la pianta affetta da patologie da quarantena, il processo da seguire è quello di isolare e, se si è costretti, estirpare. Trattandosi di olivi, piante a cui tutti siamo legati sentimentalmente, abbiamo tergiversato non rendendoci conto che quello è stato il sistema per far morire più olivi. Bisogna estirpare in modo massiccio. Le risorse in campo ci sono, se non bastano se ne possono mettere altre, ma l'olivicoltura italiana deve essere salvata".

La soluzione è, dunque, eradicare tutto, andando anche oltre il raggio dei 100 metri per pianta infetta?

"
Bisogna eradicare tutte le piante che risultano malate. Dobbiamo essere molto radicali. Lo dice la scienza. Quelli che hanno fatto esperimenti alternativi non sono antiscientifici, ma sono ai margini della scienza".

Lei propone un "piano Silletti", magari potenziato?

"Esatto, ci vuole un piano eradicazione prima che la malattia arrivi a Bari e prima che questo ceppo virulento arrivi in altre regioni d'Italia. In altre parti d'Italia, dove l'olivicoltura non è sviluppata come in Puglia, le piante le estirpano senza problemi".

A fronte dei 209 miliardi assegnati all'Italia dall'accordo in seno al Consiglio Europeo di ieri, la vostra organizzazione proporrà dei piani di spesa per l'agricoltura?

"Piani ne abbiamo fatti troppi, c'è bisogno di azioni. Lo Stato deve intervenire con ordinanze immediate per l'eradicazione delle piante, la delega di responsabilità alle regioni si sta dimostrando inadeguata. C'è bisogno di coraggio da parte delle istituzioni regionali, nazionali e dell'autorità di pubblica sicurezza per intervenire in modo rigido, non bisogna aver paura di spendere soldi per salvare l'olivicoltura italiana".

Lei è soddisfatto del piano ministeriale di ridurre da 100 metri a 50 metri il raggio di eradicazione per ogni pianta infetta?


"Si potrebbe anche allegare l'ambito, invece di ridurlo. A differenza di altre fitopatologie, la Xylella Fastidiosa ci consente di analizzare le piante senza prima eradicarle. Per sapere se la vite è malata, bisogna eradicare e nel dubbio non si procede. Nel caso dell'olivo basta fare l'analisi e sappiamo se all'interno se c'è il fitoplasma. Tra l'altro, mi risulta che i sintomi possano anche non manifestarsi nella pianta. La questione dei 50 o dei 100 metri diventa così irrilevante, poiché per capire lo stato di salute di un territorio bisognerebbe fare analisi su ampia scala".

Avete studiato un programma per sostenere il comparto in difficoltà?

"
Noi abbiamo sostenuto il recupero di risorse, sia di questo sia del governo precedente. Si era arrivati a circa 400 milioni di euro, noi abbiamo lavorato affinché le risorse ci fossero. Adesso tocca agli operatori del settore impegnarsi, noi siamo tutta l'assistenza tecnica possibile per affrontare la burocrazia. Dove c'è l'abbandono, deve intervenire l'autorità. Ci sono così tanti problemi nel comparto che elencarli sarebbe estenuante: si va dalla chiusura dei frantoi alla limitazione dei prodotti contro la mosca olearia. Il dimetoato contro la mosca olearia non è più autorizzato e combattere senza mezzi così tanti problemi, specialmente nella parte di Lecce e di Brindisi, diventa difficilissimo".

Thomas Invidia

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