Amore, gelosia patologica e possesso: distinzioni e rischi per la salute mentale

lunedì 13 luglio 2020

di Gaetano Gorgoni 

L'amore fa bene alla salute: le evidenze scientifiche confermano che durante l'innamoramento il corpo inizia a produrre una quantità imponente di estrogeni, di adrenalina, serotonina e norepinefrina che generano una sensazione di benessere: i benefici si riverberano sul corpo e sulla psiche. Ai giovani, però, fin dai tempi della scuola, bisognerebbe insegnare a distinguere le emozioni negative, il “non amore”, dall’amore. Le aberrazioni nel rapporto di coppia che consistono nella manipolazione dell’altro, nello stato d’ansia, nel senso del possesso e nella gelosia patologica portano a conseguenze estreme e a continui sensi di malessere, fino ai clamorosi casi di cronaca in cui l’uomo che si sente abbandonato ammazza i figli piccoli. È successo anche nel Salento dieci anni fa, come a Lecco, lo scorso giugno: Mario Bressi, impiegato di 45 anni, ha ucciso i due figli, Elena e Diego, prima di suicidarsi. Con la psicologa e psicoterapeuta salentina, Annalisa Bello, oggi cerchiamo di capire le grandi differenze tra l’amore sano e un attaccamento malato al partner.

L’amore sano produce benessere psicofisico, stimola la memoria, migliora l’autostima e produce tutta una serie di vantaggi solo quando si parla di soggetti sani ed equilibrati. Un soggetto disturbato difficilmente vive l’amore in maniera sana e difficilmente sceglie una persona equilibrata. Il problema è che certe anomalie psichiche, disturbi comportamentali e patologie psichiatriche non vengono fuori subito, quando tutto va bene. Le sorprese arrivano dopo, ma i campanelli d’allarme si manifestano precocemente. Quando l’amore muore, bisogna fare conti con un lutto in cui il dolore può essere pari alla scomparsa di un familiare. Bisogna saper elaborare il lutto. Ci sono diversi modi di vivere l’amore e anche il momento del distacco definitivo dal partner: quello più sano è rispettare l’identità e le scelte altrui. Imparare quel rispetto fin da bambini fa la differenza. La provenienza da una famiglia disturbata certamente non aiuta: abbiamo già affrontato l’argomento del genitore o del partner manipolatore, che instilla sensi di colpa per avere il controllo sul proprio interlocutore. Poi, ci sono i soggetti violenti, i gelosi patologici con la mania del controllo persino sul modo di vestire del partner, quelli che non sanno perdere e i ricattatori: queste sono le personalità più difficili da tenere a bada durante un distacco. Sono soggetti distruttivi e autodistruttivi. Ognuno di questi soggetti, con una gradazione di violenza psicologica e fisica diversa, incide pesantemente sulle scelte e sull’estrinsecazione della personalità del partner fino a diventare un pesante tallone di ferro che schiaccia desideri, idee e libertà altrui. Si tratta di soggetti da rieducare completamente. Gente non recuperabile senza un percorso psicoterapeutico adeguato. Oggi cerchiamo di rispondere a domande molto semplici, con la psicoterapeuta Annalisa Bello, per promuovere la cultura del rispetto dell’altro e dell’amore sano, che possono vivere solo le persone che hanno amore per se stesse e per la loro indipendenza.

INTERVISTA ALLA PSICOLOGA E PSICOTERAPEUTA, ANNALISA BELLO

Torniamo a leggere sui media nazionali di uomini che vengono lasciati e ammazzano i figli per fare lo sfregio alla ex: di recente un nuovo caso. Gente apparentemente tranquilla, serena. A Torre San Giovanni un padre, che sembrava normalissimo, uccise il figlio di meno di tre anni in modo raccapricciante. Cosa scatta nella mente di questi soggetti? Sono forme depressive insieme a problemi narcisistici che si uniscono in un mix micidiale?

“In linea molto generale, quello che potrebbe ‘spiegare’ qualcosa di così atroce affonderebbe le radici nella patologica convinzione a non considerare l’altro, in questo caso la donna, come un individuo indipendente, avente il sacrosanto diritto ad autodeterminarsi, bensì come cosa propria, da possedere. L’emancipazione, la libertà e l’agentività verrebbero vissute come una minaccia al proprio valore personale di ‘uomo’, alla propria mascolinità. È un po’ come se, uccidendo i figli cercassero di ottenere in maniera perversa e patologica il controllo perduto. Come se attraverso qualcosa di così dolorosamente scioccante possano urlare al mondo la propria grandiosità, il proprio potere. Sono uomini equipaggiati di una ridotta e fragile consapevolezza di se stessi: vivono nella rabbia e nella frustrazione e sono intolleranti all’umiliazione e al fallimento”.

La gelosia che sconfina nella violazione della privacy e nel controllo del cellulare del partner è patologica?


“La connotazione patologica è sicuramente associata ad un’esperienza emotiva abnorme, inconsueta che si discosta dalla gelosia ‘normale’. La gelosia patologica si nutre di comportamenti specifici e inconsueti: telefonate ripetute, controllo di telefonini e mail, accuse e processi continui al partner, divieti e moniti ad indossare certi abiti, a frequentare alcuni amici piuttosto che altri, capatine inaspettate al fine di trovare la prova schiacciante che inchioda il partner all’accusa di infedeltà”.

Amore e senso del possesso: si può insegnare la differenza da bambini?


“Si può fare sulla base di determinati presupposti e lavorando sulla famiglia, ma questo è un argomento così vasto che meriterebbe di essere trattato a parte”.

Come si impara a perdere e ad accettare le dolorose scelte degli altri in amore?

“Non me la sentirei di parlare di sconfitta, non è una lotta a chi vince e a chi perde. Vivere l’esperienza di un ‘due di picche’ rischia di portarci a personalizzare quell’addio, quel rifiuto, tanto da farci sentire devalorizzati e ‘disconfermarci’ nel nostro valore personale. Ma sappiamo bene che non è così: la decisioni, le opinioni altrui parlano dei loro gusti e non di noi. Non è semplice ma si dovrebbe imparare a relativizzare quel “è finita” all’interno di una cornice estemporanea, definita su quel particolare momento e all’interno della quale, con lucidità, considerare le motivazioni altrui e il nostro atteggiamento. ‘Noi siamo il cielo e i nostri pensieri e sentimenti sono come il tempo metereologico. Il tempo cambia continuamente ma non importa quanto brutto diventi, non può ferire il cielo in alcun modo. Ora, qualche volta non possiamo vedere il cielo perché è oscurato dalle nuvole. Ma se ci solleviamo abbastanza, al di sopra delle nuvole, prima o poi raggiungeremo il cielo sereno. (citazione da Fare Act, R.Harris)”.

Come si può capire se un individuo ha le caratteristiche dell’omicida geloso?

“Mi sento di dire che la prevenzione più importante la si fa fermando qualsiasi tipo di maltrattamento e violenza: chiedendo aiuto. I casi di maltrattamenti vanno denunciati alle autorità competenti. La violenza non va mai giustificata o nascosta come qualcosa di cui la vittima deve vergognarsi. Sebbene la complessità del problema, vi sono alcuni segnali d’allarme che possono aiutarci a riconoscere un uomo potenzialmente violento, tra cui la gelosia patologica ed un eccessivo senso del possesso, la presenza di offese e minacce, improvvisi cambi di personalità. Poco prima vi aggrediva e subito dopo cerca subito di scusarsi docile come un agnellino? Fate attenzione! Osservate come si comporta con la vostra famiglia e i vostri amici: un atteggiamento che va da un eccesso a un altro può essere sintomo di qualcosa di serio che non va. Prova a mettervi in cattiva luce, di accusarvi o di farvi sentire in colpa. In casi del genere, mi sento di dirvi: di non tenetevi tutto dentro, parlatene con persone a voi vicina e fidate. Anche se atteggiamenti simili non porteranno mai in atti di violenza fisica, non sono giustificabili né tantomeno attenuanti per rimanere insieme a una persona che vi svilisce, vi umilia e, sostanzialmente, non vi ama”.

Il male d’amore è fisiologico quando finisce una storia importante, oppure è più sano chi non si strugge troppo? Come si supera una storia importante, quando si decide che non va più bene? C’è un modo per soffrire di meno? Qual è il modo migliore per elaborare un lutto?

“La fine di una relazione d’amore può causare enorme sofferenza tanto che si è visto che nel cervello si attivano le stesse aree cerebrali coinvolte nella dipendenza e nel dolore fisico. Ognuno vive la tristezza e il dolore della perdita a modo suo. Ciò che ci si augura è riuscire ad andare oltre questa sofferenza e concedersi un prezioso momento di intimità personale alla scoperta di se stessi. Questo è il miglior modo per elaborare il ‘lutto’ amoroso”. 

ggorgoni@libero.it

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