Covid, “criticità bassa” secondo il Ministero della Sanità. Ottimismo di Montanaro

sabato 11 luglio 2020

di Gaetano Gorgoni 

PUGLIA - Il report ministeriale, con i dati relativi al periodo 29 giugno – 5 luglio 2020, successivo alla terza fase di riapertura avvenuta il 3 giugno 2020, evidenzia una criticità sempre “bassa”, ma bisogna fare i conti con l’esplosione di nuovi focolai che consigliano di non abbassare l’allerta. Il direttore del Dipartimento Salute della Regione Puglia è ottimista: “Il picco nella nostra regione è stato di 150 positivi in un giorno: numeri molto diversi dal resto d’Italia. Abbiamo fatto un buon lavoro: la situazione è sotto controllo e oggi sappiamo come affrontare le emergenze determinate dai soggetti che vengono dalle zone più a rischio. La Puglia è blindata, anche se dobbiamo continuare a essere molto prudenti”.


Le autorità sanitarie pugliesi rassicurano: siamo pronti per tenere sotto controllo anche in autunno il covid. Nel leggere i dati diffusi dal Ministero della Salute bisogna sapere che molti dei casi notificati in questa settimana hanno contratto l’infezione 2-3 settimane prima, ovvero prevalentemente nella terza fase di riapertura (tra il 8- 20 giugno 2020). “Complessivamente il quadro generale della trasmissione e dell’impatto dell’infezione da SARS-CoV-2 in Italia rimane a bassa criticità con una incidenza cumulativa negli ultimi 14 gg (periodo 22/6-5/7) di 4.3 per 100 000 abitanti (in lieve diminuzione) - spiegano gli esperti nel report pubblicato dal Ministero della Salute - A livello nazionale, si osserva una lieve diminuzione nel numero di nuovi casi diagnosticati e notificati al sistema integrato di sorveglianza coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità rispetto alla settimana di monitoraggio precedente, con Rt nazionale < 1, sebbene lo superi nel suo intervallo di confidenza maggiore”. In tutta l’Italia sono stati registrati nuovi casi di covid. “Oltre ai focolai attribuibili alla reimportazione dell’infezione vengono segnalati sul territorio nazionale alcune piccole catene di trasmissione di cui rimane non nota l’origine - spiegano gli esperti - Questo evidenzia come ancora l’epidemia in Italia di COVID-19 non sia conclusa. Si conferma perciò una situazione epidemiologica estremamente fluida. Le stime Rt tendono a fluttuare in alcune Regioni/PPAA in relazione alla comparsa di focolai di trasmissione che vengono successivamente contenuti. Si osservano, pertanto, negli ultimi 14 giorni stime superiori ad 1 in cinque Regioni dove si sono verificati recenti focolai. Persiste l’assenza di segnali di sovraccarico dei servizi assistenziali. Seppur in diminuzione, in alcune realtà regionali continuano ad essere segnalati numeri di nuovi casi elevati. Questo deve invitare alla cautela in quanto denota che in alcune parti del Paese la circolazione di SARS-CoV-2 è ancora rilevante”. Il Ministero della Salute raccomanda di mantenere alta la guardia e di continuare a rafforzare le attività di testing-tracing-tracking in modo da identificare precocemente tutti i potenziali focolai di trasmissione e continuare a controllare l’epidemia. In altre parole gli esperti spiegano che il virus continua a circolare e che spesso esplodono focolai, probabilmente importati da zone a rischio, anche extra-comunitarie (com’è avvenuto per la famiglia di Copertino proveniente dal Brasile). “Il numero di nuovi casi di infezione rimane nel complesso contenuto - conclude il nuovo report, che parla di ‘situazione complessivamente positiva’- Questo avviene grazie alle attività di testing-tracing-tracking che permettono di interrompere potenziali catene di trasmissione sul nascere. La riduzione nei tempi tra l’inizio dei sintomi e la diagnosi/isolamento permette una più tempestiva identificazione ed assistenza clinica delle persone che contraggono l’infezione. Non sorprende pertanto osservare un numero ridotto di casi che richiedono ospedalizzazione in quanto, per le caratteristiche della malattia COVID-19, solo una piccola proporzione del totale delle persone che contraggono il virus SARS-CoV-2 sviluppano quadri clinici più gravi. Questo risultato, atteso in base alla strategia adottata nella fase di transizione, permette di gestire la presenza del virus sul territorio, in condizioni di riapertura, senza sovraccaricare i servizi. È necessario mantenere elevata la resilienza dei servizi territoriali, continuare a rafforzare la consapevolezza e la compliance della popolazione, realizzare la ricerca attiva ed accertamento diagnostico di potenziali casi, l’isolamento dei casi confermati, la quarantena dei loro contatti stretti. Queste azioni sono fondamentali per controllare la trasmissione ed eventualmente identificare rapidamente e fronteggiare recrudescenze epidemiche”.

L’OTTIMISMO DEL DIRETTORE DEL DIPARTIMENTO SALUTE REGIONE PUGLIA, VITO MONTANARO

Direttore, non abbiamo ancora vinto la guerra contro il covid, ma siamo in grande vantaggio...In Puglia la situazione è sempre sotto controllo?

“Sì, assolutamente sì: diciamo che noi abbiamo avuto sempre qualche problemino in meno rispetto alle altre regioni d’Italia”.

Più che altro noi in Puglia lo importiamo il virus: per fortuna Speranza ha bloccato l’accesso da 13 paesi a rischio...

“Esatto, lo abbiamo quasi sempre importato il SARS-CoV-2, soprattutto nell’ultimo periodo, per i pochi casi che si sono verificati in Puglia. È positivo che il Ministro Della Salute abbia chiuso gli accessi ad alcuni paesi ad alto rischio. Perché dal Bangladesh, ad esempio, stavano arrivando molte persone per i lavori stagionali che offre l’Italia. Non era consigliabile lasciare liberi gli ingressi di cittadini che provengono da zone ancora ad altissimo rischio, con focolai di grande rilievo”.

La Puglia, anche nella fase più grave, ha avuto un picco poco rilevante, vero?

“C’è stata una catena dei contagi molto bassa: il massimo dei casi riscontrati in un giorno è stato di 150 tamponi positivi nella prima settimana di aprile”.

Con questi dati confortanti che hanno riguardato la Puglia e le Asl che ormai contengono tutti i contagi importati, davvero possiamo pensare di rischiare un ritorno del nuovo coronavirus in autunno, con una circolazione dai numeri molto più alti?


“Abbiamo molte più armi a disposizione: il nemico lo conosciamo meglio. Di sicuro, qualora dovesse riprendere la diffusione, siamo più preparati: sappiamo arginarlo. Abbiamo già fatto bene non sapendo nulla: in teoria, per la legge dei grandi numeri, ora dovremmo fare molto meglio. La rete ospedaliera c’è, la riorganizzazione territoriale c’è, le USCA funzionano. Abbiamo un illustre epidemiologo che ha guidato benissimo la task force pugliese, il professor Pierluigi Lopalco. Non ci manca niente”.

Abbiamo anche delle nuove terapie che hanno funzionato: per esempio il plasma. L’Asl di Brindisi conferma che la terapia avuto successo...

“Chi è in prima linea ci dice che ha avuto successo, ma questo è più un fatto medico che epidemiologico”.

ggorgoni@libero.it

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