Covid, lo studio pugliese sulla carica virale degli asintomatici: troppo bassa per contagiare

lunedì 22 giugno 2020

di Gaetano Gorgoni 

Il direttore Sisp Area Nord - Servizio Igiene e Sanità Pubblica, dottor Alberto Fedele, nell’intervista di oggi ci svela lo studio in corso su chi ha pochi sintomi e su chi è asintomatico ma positivo al tampone, per capire se il cambiamento delle raccomandazioni dell’OMS si possa già mettere in pratica. Chi ha una “bassa carica virale”, come sta emergendo dai primi dati, non dovrebbe infettare gli altri, tanto che la nuova linea dell’Organizzazione Mondiale della Sanità prevede la fine dell’isolamento dopo tre giorni senza sintomi: praticamente non saranno più necessari due tamponi negativi. Ma il dottor Fedele vuole prima attendere l’esito dello studio pugliese per poi cambiare il protocollo. Intanto, la sperimentazione del vaccino contro il covid va avanti, ma un italiano su due dichiara che non lo farà. “Si prenderanno grosse responsabilità”.

Si sta discutendo tantissimo in questi giorni dei pazienti covid “debolmente positivi”: tutti i nuovi soggetti con positività riscontrata attraverso il tampone in Puglia, da almeno un mese a questa parte, sono definiti “pauci-sintomatici” (“poco-sintomatici”), oppure asintomatici. Sembra che la loro carica virale non sia sufficiente a infettare gli altri. È anche per questo motivo che sono cambiate le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per la gestione del rilascio dall’isolamento di pazienti covid-19. Non sarebbe più necessario il doppio tampone negativo per certificare la fine della malattia: bastano solo tre giorni senza sintomi. Anche per i pazienti che erano sintomatici, dopo 10 giorni dall’insorgenza dei sintomi e tre senza, non c’è più bisogno di isolamento. In questi mesi abbiamo notato persone positive anche per 90 giorni ai tamponi, pur essendo completamente guarite dal covid: alcuni studi confermerebbero la loro “incapacità” di trasmettere il

SARS-CoV-2. LA PRUDENZA DEL DIRETTORE SISP -ASL LE, ALBERTO FEDELE, E LO STUDIO PUGLIESE SULLA CARICA VIRALE

“L’OMS afferma che alcuni pazienti che risultano positivi in realtà sono già guariti - puntualizza il direttore Sisp Area Nord - Servizio Igiene e Sanità Pubblica, dottor Alberto Fedele - Noi, però, attendiamo, prima di cambiare i nostri protocolli, i risultati del nostro studio, in collaborazione con le autorità sanitarie regionali, svolto con l’Istituto Zooprofilattico di Puglia e Basilicata. Stiamo raccogliendo un po’ di campioni e li stiamo mandando a Foggia per fare delle verifiche molto più approfondite, che ci diranno se il virus è realmente vivo e vitale nei soggetti che si ‘ripositivizzano’. Gli studi sono in corso e speriamo di poter dare un contributo a questa nuova posizione dell’OMS. Nel frattempo, per prudenza, non avendo avuto direttive ufficiali, continueremo a considerare chi risulta positivo, per lungo tempo, dopo la guarigione come i soggetti capaci di contagiare gli altri. Anche se nella nostra esperienza non abbiamo mai avuto casi secondari: i soggetti salentini che si sono ripositivizzati non hanno mai infettato i loro contatti, da quello che abbiamo visto per esperienza diretta sul campo”. La carica virale dei soggetti asintomatici spesso non è in grado di determinare un contagio, ma serve una dimostrazione scientificamente stabile per poter cambiare i protocolli.

UN ITALIANO SU DUE DIRÀ “NO” AL VACCINO ANTI-COVID, SECONDO UNA RICERCA DELL’UNIVERSITÀ “CATTOLICA”

Mentre la sperimentazione del vaccino va avanti (l’Italia in prima fila) con ottimi risultati sui primi 10 mila pazienti, gli italiani dimostrano la propria diffidenza verso la scienza. Circa un italiano su due non si vaccinerà contro il COVID-19, quando il vaccino sarà pronto. Questo dato emerge da una ricerca dell’EngageMinds HUB dell’Università “Cattolica”. Buona parte degli italiani non sono propensi a vaccinarsi. L’Italia, però, si è già alleata con altre nazioni europee per distribuire l’anti-covid gratuitamente. La settimana scorsa il ministro della Salute Speranza ha incontrato le ricercatrici ai ricercatori dell’azienda italiana che sta lavorando con l’Università di Oxford alla sperimentazione del vaccino contro il COVID-19. “Solo un vaccino sicuro ed efficace si può portare fuori dall’emergenza - ha spiegato il ministro speranza - Per questo è importante il ruolo dell’Italia nell’iniziativa europea siglata nei giorni scorsi. Siamo orgogliosi dei nostri scienziati e delle eccellenze della ricerca italiana”.

IL COMMENTO DEL DOTTOR FEDELE

“Non so se la metà degli italiani eviterà il vaccino: sono scelte individuali e di sanità pubblica. Bisognerà capire quale sarà la posizione del Ministero della Sanità in proposito. Credo che la lunga fila di bare e militari che hanno trasportato i morti di Bergamo sia emblematica. Chi deciderà di non vaccinarsi farà una ponderazione del rischio di cui si assumerà le responsabilità. Sono molti i vaccini che si stanno sperimentando in questo periodo: è in fase più avanzata quello prodotto in Inghilterra, che sarà prodotto anche in italia (è in fase 3, cioè già sperimentato sull’uomo), e anche uno cinese, che è abbastanza avanti. Resta ancora in piedi il problema della distribuzione del vaccino. In autunno saranno chiuse le sperimentazioni, ma poi bisognerà organizzare produzione e distribuzione: sono operazioni lunghe. Stiamo parlando di centinaia di milioni di dosi: nessuna azienda e attrezzata per produrre velocemente questa mole enorme di vaccini. Che si siano unite delle nazioni, inclusa l’Italia, per firmare un contratto sulla produzione non significa che in poche settimane risolveremo il problema della produzione e distribuzione. È una questione di infrastruttura industriale. Bisogna costruire delle linee produttive: non è una cosa semplice. In Italia abbiamo un solo stabilimento, che non potrà coprire subito tutto il fabbisogno. Bisognerà aspettare l’anno prossimo per il vaccino”. 

ggorgoni@libero.it

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