Covid, fine ciclo virale? Bisogna attendere il turismo. Ostuni, marchio di garanzia

lunedì 1 giugno 2020

Comportamenti virtuosi, senso di responsabilità e fiducia nel futuro: tre concetti cardine da cui ripartire per il post-Covid 19. L'emergenza economica è ancora viva e la stagione estiva è ormai alle porte, bisogna prepararsi e cercare di limitare i danni di una stagione che vedrà sicuramente un basso afflusso di turisti provenienti dall'estero. Sarà un'estate al mare con tanta presenza nostrana, si spera. Comuni e regioni si stanno attrezzando con le campagne promozionali per incentivare gli italiani a trascorrere le vacanze qui. Notizia di questa mattina è che anche il Ministero degli Esteri si sta muovendo per impedire la nascita di accordi bilaterali che possano escludere l'Italia dalla rete del turismo internazionale.

Il dott. Alberto Zangrillo, direttore di terapia intensiva all'ospedale "San Raffaele" di Milano, ha affermato ieri da Lucia Annunziata che il virus in Italia sarebbe "clinicamente morto". Parole di biasimo sono arrivate dal Consiglio Superiore di Sanità per voce del Presidente Locatelli. A prescindere da valutazioni mediche, statisticamente è un dato che in Puglia dall'inizio dell'emergenza siano stati riscontrati tramite i bollettini epidemiologici della Protezione Civile soltanto 4500 casi su oltre quattro milioni di residenti, che il numero di decessi sia stato basso e che le terapie intensive siano state stressante al massimo per il 14%-20% della capacità. La sanità pugliese, nonostante i problemi, che si sono verificati anche in altre parti d'Italia e del mondo, ha retto tutto sommato bene. Assodato che dal 3 Giugno ci si potrà muovere anche a livello interregionale, come stimolare la circolazione e, allo stesso tempo, inculcare comportamenti responsabili?
Il Sindaco di Ostuni, Guglielmo Cavallo, ci illustra una proposta innovativa, il marchio di garanzia:

 "Stiamo lavorando insieme agli imprenditori del settore: albergatori, ristoratori, commercianti, titolari di concessioni demaniali. Abbiamo fatto una serie di incontri e ci siamo scambiati delle idee sul da farsi. C'è stata una sinergia tra parte pubblica, il Comune di Ostuni, e privati.
Siamo tutti impegnati per trovare le soluzioni. Una soluzione che stiamo per varare è la stipulazione di un protocollo tra Comune e attività commerciali private che porterà ad un marchio di garanzia, un bollino al privato, che potrà servire affinché queste strutture prendano degli impegni a seguire le normative anti-Covid e affinché adottino comportamenti virtuosi oltre al Covid. Vogliamo usare questo strumento per promuovere il territorio, confidiamo che ci sia voglia dei cittadini di venire a Ostuni. Stiamo istituendo questo strumento innovativo, questo marchio di sicurezza, affinché chi viene qui sia sicuro. Funziona che l'azienda aderisce al protocollo, noi controlleremo il rispetto degli impegni. È utile al turista che può essere preoccupato per il virus".

Il consigliere regionale Fabiano Amati, Presidente della Commissione Bilancio, è cauto.
Il virus in Italia, secondo le parole pronunciate ieri dal dott. Alberto Zangrillo, sarebbe "clinicamente morto". Che ne pensa di queste parole, anche a livello di possibilità di muoversi tra le regioni?

"Io penso che bisogna ascoltare le istituzioni scientifiche, non il singolo virologo o infettivologo. Con 'istituzioni scientifiche' intendo l'Istituto Superiore di Sanità o il Dipartimento di Prevenzione, cioè con istituzioni che possano verificare quanto detto ed esprimersi in merito alla situazione. Il decisore politico poi agirà in base alle indicazioni scientifiche.

Per salvare la stagione estiva in Puglia che cosa si può fare?

"
Incentivare il turismo nazionale, che è la questione più immediata. Noi abbiamo la necessità di far venire persone da fuori. Siccome mi pare che sia preclusa, o comunque molto ridimensionata, la possibilità di fare venire persone da altre parti del mondo così come accade in genere per una serie di situazioni, è chiaro che va incentivato il turismo nazionale. C'è bisogno di una serie di misure, tra cui sicuramente campagne di comunicazione che inducano gli italiani a scegliere la Puglia".

Il Ministero degli Esteri si sta muovendo per evitare accordi bilaterali che escludano l'Italia, le regioni del Sud si possono attivare per un tavolo con il governo e proporre delle soluzioni?

"Io non credo al 'Grande Fratello' che indirizza il turista, l'accordo bilaterale è un 'Grande Fratello' che indirizza il turista. Il turismo si indirizza sulla base delle mete che si ritengono più adeguate al proprio benessere. C'è da imbastire un grande piano di campagne comunicative, ma gli accordi bilaterali sono 'boutade'. Il mercato del turismo non si lascia influenzare facilmente dal governo nazionale. La pubblicità nel mercato, l'anima del commercio, è l'arma che può far scegliere la Puglia".

Che parere dà lei sulla questione degli assistenti civici?

"Io ero contrario all'inizio e sono contrario anche ora".

Durante la fase più acuta dell'emergenza, gli ospedali pugliesi, secondo lei, come hanno retto in merito al rifornimento dei dispositivi di protezione individuale e alla tenuta delle terapie intensive?

"La sanità pugliese ha avuto i problemi che hanno avuto tutti, nessuno era pronto per una pandemia. Nessuno avrebbe investito in intere linee di produzione in dispositivi di protezione individuale da pandemia, senza nessuna pandemia all'orizzonte. Quando è arrivata, c'è stata difficoltà. Non c'erano quelli che producevano mascherine, non c'erano quelli che producevano i tessuti per le mascherine, non c'erano quelli che producevano i tessuti per le mascherine. La produzione è fondata sulla 'catena' di produzione. Abbiamo avuto i problemi che ci sono stati in tutto il mondo, dagli Stati Uniti al Regno Unito".

Non è forse arrivato il momento di sganciarsi da una logica troppo europeista, contraria agli aiuti di stato, e concentrarsi su un fortissimo rilancio delle produzioni nazionali? Non soltanto per i dispositivi di protezione, ma per tutti quei settori economici che possono ritenersi 'strategici'.

"No, la globalizzazione è una cosa buona. Cristoforo Colombo fu un globalizzatore. Se non fosse andato in America, noi non consumeremmo molti prodotti che abbiamo oggi. La globalizzazione è un grandissimo processo di scoperta e opportunità che si scambiano i popoli. Il problema è il razzismo economico, è così che muoiono le economie. Se ci si chiude nei confini nazionali, anche gli altri si chiuderanno. Se si chiude al mercato estero, perché il mercato estero dovrebbe prendere il vino pugliese? Se si chiude al mercato estero dell'auto, perchè i tedeschi dovrebbero rifornirsi da noi per tutta la componentistica? Se si dovesse interrompere la globalizzazione, ci sarebbe un meccanismo di "ritorsione economica".

Thomas Invidia

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