Scuole pubbliche e private, quando e come riaprire? Le risposte dei dirigenti

lunedì 20 aprile 2020

La questione della riapertura delle scuole sta diventando stringente. Come annunciato dalle autorità governative, la tanto agognata fase 2 (convivenza col virus) è ormai all'orizzonte e nei prossimi giorni ci saranno importanti novità in materia di aperture e possibilità (o impedimenti) per gli spostamenti. La questione delle scuole, data l'utenza, che si aggira intorno alla decina di milioni di persone, e l'importanza strategica nel futuro nazionale, sta infiammando il dibattito. Le proposte sono tante e le più disparate: c'è chi spinge per una riapertura immediata e contingentata in misura proporzionale allo scenario epidemiologico e c'è chi, come il Ministro dell'istruzione, Lucia Azzolina, è esponente di una linea più prudente ed intende garantire la riapertura delle scuole soltanto "quando ci saranno le condizioni per lavorare in sicurezza". La direttrice dell'Istituto "Oxford" di Lecce, Anna Grazia Buttazzo, ha rilasciato le seguenti dichiarazioni in merito alla possibilità di riaprire le scuole: "Lo scenario che si intravede all'orizzonte merita un ragionamento duplice: per i più piccoli, nido e asilo, è irrealistico pensare ad una riapertura in questo momento. I più piccoli sono soliti giocare con gli oggetti e usano molto la bocca, il contatto potrebbe essere insicuro. Per quanto riguarda i più grandi, come primaria, media e superiori, si potrebbe pensare ad una riapertura soltanto quando lo scenario epidemiologico lo consentirà. La riapertura potrebbe essere contingentata, garantendo il rispetto delle massime norme di sicurezza delineate dalle autorità competenti". Nel mondo della scuola, tuttavia, sono tanti i critici anche della riapertura parziale prima che il quadro epidemiologico sia totalmente sicuro.

Oggi abbiamo intervistato Salvatore Giuliano, ex Sottosegretario di Stato al Ministero dell'Istruzione (Governo Conte I) e attuale Dirigente Scolastico dell'IISS "Majorana" di Brindisi.

Preside, iniziamo con l'argomento "Decreto Scuola", che ha stanziato oltre 80 milioni per ridurre il divario digitale tra Nord e Sud e tra diverse realtà scolastiche del Paese. Lei ritiene che sia una misura sufficiente?


"È stata una prima misura di emergenza, che ha contribuito a risolvere il problema della mancanza di dotazione per molti alunni. Alcuni punti di criticità ci sono, ma l'amministrazione la scorsa settimana ha provveduto con ulteriori stanziamenti per le scuole del primo ciclo".

Quali sono i maggiori punti di criticità, manifestati dai suoi studenti?

"La mancanza di dispositivi idonei per seguire le nostre modalità di didattica a distanza, abbiamo provveduto immediatamente. Aree di criticità anche per la mancanza parziale di connettività internet".

Ci sono state richieste provenienti da situazioni di indigenza economica?

"
Non in misura importante, la scuola ha provveduto per le poche richieste arrivate in merito a questo capitolo".

Preside, lei avrebbe delle proposte di intervento aggiuntive?

"Adesso si sta discutendo in merito alla Fase 2 che riguarda la scuola. Ho letto diverse proposte fantasiose, di cui non colgo il senso: alunni in classe a metà oppure a giorni alterni, per esempio. Non ritengo che siano istanze adeguate. Io credo che si dovrà tornare a scuola quando le condizioni lo consentiranno. Una scuola di 1300 alunni non può permettersi di farne andare metà, 600 alunni sono sempre tanti. A scuola è difficile realizzare il distanziamento minimo. In merito alle questioni logistiche, bisognerebbe fare i conti con i mezzi pubblici e di trasporto. Qualcuno dice di fare andare a scuola gli alunni il pomeriggio, però si dovrebbero mettere delle linee di trasporto aggiuntive così. Io sono favorevole alla riapertura quando le condizioni lo consentiranno. Le decisioni da prendere devono essere analizzate nell'interezza della situazione. Ho letto anche di poter somministrare l'esame agli alunni in presenza, con i docenti a casa: anche questa proposta non è convincente".

Questa emergenza può far scattare una molla a livello governativo per il miglioramento dei servizi pubblici e dell'edilizia scolastica?

"Sicuramente questa pandemia ha evidenziato in maniera ancora più evidente i limiti e le mancanze a livello infrastrutturale. Bisogna tenere conto delle risorse che saranno disponibili. Realizzare una nuova scuola richiederebbe 8-10 milioni di euro. Ritengo che la pandemia potrà, quando si tornerà alla normalità, dare degli spunti di sviluppo e rivisitazione del mondo del lavoro, delle imprese. Avere otto milioni di studenti, che seguono le lezioni a distanza, tre mesi fa sarebbe stato impensabile, ma adesso è realtà. Ci sono alti e bassi, ma la scuola ha risposto bene".

Il Ministro dell'Istruzione è in costante contatto e aggiornamento con i Dirigenti Scolastici?

"Sì, assolutamente. Abbiamo, sia a livello regionale che nazionale, delle commissioni che sono partite nei primi giorni dell'emergenza e c'è un continuo scambio. Attraverso quella task force abbiamo avuto un gemellaggio con circa 20 scuola del Paese: forniamo assistenza, supporto, formazione. In momenti come questi mettiamo a disposizione le nostre esperienze e le nostre peculiarità. Segnalo che l'IISS 'Majorana' di Brindisi è impegnatissimo in questo momento nella produzione di videolezioni, che a partire dai prossimi giorni saranno trasmesse sui canali RAI e saranno a disposizione di tutti gli studenti italiani".

Nella trattativa dell'Italia con l'Unione Europea, in merito a Eurobond, fondo BEI ecc..., c'è la possibilità che ci siano finanziamenti europei per la scuola?

"Il nostro Ministro dell'Istruzione, nella videoriunione con gli omologhi europei, ha ribadito questa necessità. Leggendo i comunicati stampa, ritengo che ci sia massima condivisione da parte degli altri ministri in materia e che si voglia ampliare il bacino di risorse di più rispetto al passato".

Thomas Invidia

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