Le soluzioni per la maturità al tempo del covid-19: un colloquio senza scritti

mercoledì 1 aprile 2020

Elevato rischio di ricorsi, il Ministero vorrebbe tutelarsi.   Il mondo della scuola si sta preparando ad un'autentica "rivoluzione gentile": i tecnici di Viale Trastevere sarebbero a lavoro, su indicazione del Ministro dell'istruzione, per una soluzione che possa garantire la regolarità dell'Esame di Terza Media e di Maturità. Nonostante nei giorni scorsi il Ministro abbia affermato che le commissioni saranno totalmente interne, con il solo presidente esterno, non è stato detto nulla in merito a preventivabili riduzioni del programma annuale scolastico e in merito agli esami per chi deve concludere il ciclo di studi. L'ipotesi, veicolata in queste ore dai mezzi d'informazione, è che il Ministero della Scuola voglia stabilire due scenari: se si dovesse tornare a Maggio, in una data compresa tra l'8 e il 16, ci sarebbe il tempo per preparare un esame "snellito", ma pur sempre integro nella sua natura, con la prima prova comune a tutto il territorio nazionale, la prova di indirizzo a cura delle commissioni e il colloquio orale.

Lo scenario più duro, invece, prevederebbe la possibilità di non somministrare le prove scritte e di procedere agli esami con un colloquio più lungo e ampliato. È al vaglio dei decisori tecnici l'idea che il colloquio possa divenire appendice degli scritti, con esercizi di matematica, traduzioni, analisi dei testi, interpretazioni di grafici. Il dialogo multidisciplinare si trasformerebbe in una prova completa, sia scritta che orale, che prevederebbe l'assegnazione dei 60 punti (nel caso della maturità) rimanenti, ovvero quelli non assegnati dal credito. Lo stato di emergenza della didattica italiana, già presente prima della pandemia e dovuto ai tagli all'istruzione, potrebbe essere ulteriormente aggravato nelle fondamenta da un'altra ipotesi che circola in queste ore: la forzatura, di natura ministeriale, di ammettere tutti gli studenti agli esami, prescindendo dall'impegno profuso durante il percorso scolastico e il rendimento profittuale nelle discipline oggetto di studio. Il motivo di tale possibilità, che rimane allo stato attuale al rango di "opzione su cui meditare", è da ricercarsi nella natura giuridica degli esami: come spesso avviene, gli esami conclusivi del ciclo di studio sono bersaglio di ricorsi da parte di famiglie e alunni, che sperano di ricorrere al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) per sovvertire l'esito delle prove. In un'ottica di previsione, i dirigenti di Viale Trastevere e, per estensione, lo Stato, potrebbero vedere inondati i TAR di ricorsi per via di presunte bocciature "irregolari". Non stupisce che la macchina pubblica voglia tutelarsi da ingolfamenti di questo genere; tuttavia, non è detto che in tribunale si perda a priori in un procedimento di questo tipo.

Il comportamento ministeriale appare più come un modo per non affrontare realmente il problema, in quanto risulterebbe difficile trovare un procedimento tecnico per stabilire se le insufficienze non recuperate nel mese di Gennaio siano poi state compensate da maggiore impegno e applicazione (solitamente si adotta il "fermo didattico" nelle scuole italiane per consentire agli alunni insufficienti nella prima frazione annuale di recuperare). Se per l'attribuzione dei voti si sta procedendo a distanza, con le interrogazioni in videoconferenza, si attende un "veicolo normativo", come detto dal Ministro dell'istruzione, per avere un riconoscimento legale di questi risultati e per avere la possibilità di modificare gli esami. In ultima, ma non meno importante, la possibilità di svolgere gli esami in videoconferenza, dunque solo il colloquio orale a distanza. Se è probabile che le prove scritte verranno riviste, è altrettanto evidente che il colloquio acquisirà un maggior peso.

Thomas Invidia 

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