Salva mare, Clean Sea Life in prima linea per l'ecosistema

mercoledì 1 aprile 2020

In un momento di emergenza sociale, umana, economica, come il diffondersi della pandemia da Covid-19, la comunità scientifica internazionale sta concentrando tutti i suoi sforzi alla ricerca di una cura e di un vaccino. Tra le raccomandazioni del Ministero della Salute e delle campagne promozionali governative per trascorrere il tempo in casa è consigliata anche la lettura: in quest'ottica, non è sbagliato pensare al "dopo". Molti scienziati si stanno già interrogando se questa pandemia sarà il definitivo spartiacque con un modello economico profondamente iniquo e ormai ingovernabile.

Trascorrendo tanto tempo in casa, adesso si ha la possibilità di informarsi più approfonditamente e di imparare nuove pratiche di tutela e rispetto della natura e dell'ambiente circostante.

Abbiamo intervistato la Prof.ssa Serena Felline, Docente liceale di Scienze Naturali, partecipante al progetto europeo "Clean Sea Life". Ci ha raccontato che cosa è CSL, la dimensione internazionale delle sue iniziative e le battaglie di primo piano da esso condotte. Come nasce "Clean Sea Life"?


"Clean Sea Life è un progetto partorito dalla mente di Eleonora de Sabata e Simona Clo. Una giornalista e fotografa, l’altra biologa marina, fondano insieme MedSharks, un’associazione che nasce con l’obiettivo di studiare specie a rischio estinzione, gli squali mediterranei, e che ora con il progetto CSL, è in prima fila nella lotta ai rifiuti marini. All’idea progettuale di Eleonora e Simona si uniscono il Parco Nazionale dell’Asinara, il mondo della ricerca, attraverso il CoNISMa (Consorzio Nazionale Interuniversitario per le Scienze del Mare), tre associazioni di ricerca e conservazione (Fondazione Cetacea, Legambiente, e appunto MedSharks) e una rete di porti e marine (MPNetwork). Il progetto viene presentato alla Commissione europea che decide di co-finanziarlo attraverso il programma LIFE, lo strumento finanziario dell’UE per l’ambiente e l’azione per il clima. Quando nasce? Il progetto ha avuto inizio il 30 settembre 2016 e terminerà nel 2020. Perché nasce? Il progetto nasce con l’obiettivo di accrescere l’attenzione del pubblico sulla quantità di rifiuti presenti in mare e sulle spiagge, mostrare in che modo ne siamo responsabili e promuovere l’impegno attivo e costante per l’ambiente".

L'Italia è prostrata dall'emergenza Covid-19, oltre all'economia e alla socialità, anche le attività di sensibilizzazione e di tutela dell'ecosistema terracqueo hanno subito un "rallentamento"?

"Ovviamente si. In questo periodo in cui tutti siamo chiamati a stare in casa, abbiamo dovuto interrompere le attività di pulizia sulle spiagge, le attività di monitoraggio, e anche quelle di sensibilizzazione e divulgazione. Ma continuiamo ad essere molto attivi sulle pagine social del progetto, nelle quali, approfittando di questa pausa, verranno illustrati in dettaglio i risultati ottenuti in questi quattro anni di lavoro. Qui il link alla pagina FB https://www.facebook.com/CleanSeaLIFE/ e alla pagina internet http://cleansealife.it/index.php/attivita/". 

Quali sono le maggiori attività e operazioni del progetto Clean Sea Life?

"Durante questi 4 anni di progetto sono state effettuate tantissime attività di sensibilizzazione e di pulizia di spiagge e fondali. Durante molte giornate di pulizia si è anche proceduto a registrare e catalogare i rifiuti raccolti, in maniera rigorosa, con un protocollo che si rifà a quello del Ministero dell’Ambiente e che noi abbiamo leggermente modificato aggiungendo categorie di rifiuto che risultano molto abbondanti lungo le nostre coste. I dati di questi monitoraggi serviranno a capire le sorgenti di provenienza dei rifiuti e a compilare una mappa delle zone dove l’accumulo comporta un maggior rischio per la biodiversità. Inoltre stiamo identificando le migliori pratiche per la prevenzione e gestione dei rifiuti marini che applicheremo a livello locale e le diffonderemo a livello nazionale e internazionale. Il progetto, finanziato dalla Comunità europea, che vede la collaborazione di più partner a livello nazionale, ha combattuto aspramente contro l'utilizzo commerciale della plastica. Prima che si diffondesse il Covid-19, si parlava costantemente di iniziative, politiche e non solo, per ridurre l'uso di quel materiale inquinante e difficilissimo da smaltire".

L'attenzione adesso si focalizzerà sulla diffusione di buone pratiche igienico-sanitarie o anche la lotta alla plastica rimarrà in agenda?

"Sicuramente si, l’emergenza Covid-19 passerà, quella dei rifiuti purtroppo è una lotta ancora lunga da combattere, e tanti devono essere i cambiamenti che la nostra società deve apportare per poter finalmente ridurre il flusso di plastica nell’ambiente. - Da quanto tempo lei è fa parte del progetto e qual è stato il primo motivo per cui ha aderito? Il mio coinvolgimento nel progetto inizia nel 2017, quando, come ricercatrice, partner del CONISMA, inizio a lavorare per seguire le attività di monitoraggio dei rifiuti e analisi dei dati. Ho imparato molto da questo progetto e le mie abitudini quotidiane e quelle della mia famiglia sono profondamente cambiate man mano che ho capito quanto azioni che mi sembravano ad impatto zero, o comunque che pensavo potessero essere gestite in maniera sostenibile, contribuissero in realtà alla quantità di rifiuti dispersi nell’ambiente".

Clean Sea Life potrebbe fare sensibilizzazione nelle scuole, negli istituti di alta cultura e ricerca accademica, per sensibilizzare le future classi dirigenti del Paese?

"CSL fa già questo. CSL nasce come progetto di sensibilizzazione e con il supporto dell’Unione Europea, ha portato i rifiuti marini all’attenzione del pubblico e promuove continuamente l’impegno attivo e costante per l’ambiente. Sono state tantissime le scuole visitate dai i partner di progetto, che hanno visto partecipi circa 4500 studenti. Ma non solo. Grazie alle attività di sensibilizzazione condotte su tutto il territorio nazionale, sono state più di 18.000 le persone che hanno aderito al progetto facendo la propria 'promessa al mare' e impegnandosi, quindi, a liberarlo dai rifiuti e a diffondere consapevolezza sull'importanza di rispettare le acque, i fondali e le coste della nostra penisola. In tre anni il progetto ha coinvolto oltre 30.000 persone in conferenze, incontri, fiere. Più di 9.000 persone hanno preso parte alle attività di pulizia di spiagge e fondali, che hanno portato alla raccolta di oltre 66 tonnellate di spazzatura marina, di cui 51 dai fondali, e centinaia di attrezzi da pesca perduti".

Clean Sea Life è legata al movimento del Fridays For Future di Greta Thunberg?

"No. Greta inizia ad assentarsi da scuola tutti i venerdì per manifestare fuori dal parlamento di Stoccolma ad agosto del 2018, e il primo grande sciopero mondiale organizzato in nome del Fridays For Future viene organizzato nel marzo 2019. CSL nasce molto prima, nel 2016".

Quali sono le ultime proposte di Clean Sea Life per l'ambiente e per un'economia al servizio dell'uomo, e non più il contrario?

"Il progetto, oltre a organizzare e promuovere attività di pulizie di spiagge e fondali, sollecita un cambiamento di abitudini che limiti la produzione dei rifiuti, per esempio, attraverso la limitazione dell’utilizzo di oggetti monouso e incoraggia la corretta gestione dei rifiuti. Inoltre contribuisce a identificare le migliori pratiche per la prevenzione e gestione dei rifiuti in mare, in particolare quelli raccolti dai pescatori nelle attività di pesca: le procedure operative, affinate su scala locale, verranno diffuse a livello nazionale e internazionale. Clean Sea Life si è distinta per l’attività di 'pesca di rifiuti',  coinvolgendo i pescatori e le autorità locali di quattro porti italiani (Porto Torres, Manfredonia, Rimini e San Benedetto del Tronto) nella gestione dei rifiuti raccolti dalle reti. In virtù della convinta partecipazione della marineria, delle autorità e grazie al supporto di due sponsor esterni, nel 2019 è stata avviata a San Benedetto una sperimentazione più estesa che ha coinvolto l’intera flotta a strascico sambenedettese a partire da maggio 2019. Una esperienza di così ampia scala – la più estesa in Italia per durata e consistenza della flotta, che ha strappato circa 38 tonnellate di rifiuti dai fondali adriatici - ha consentito di ottenere una visione più realistica dei quantitativi e della tipologia di rifiuti che l’intera flotta può intercettare nelle normali attività di pesca, sperimentando le difficoltà di gestione di quantitativi più importanti e valutando i relativi costi di raccolta, smaltimento o avvio a recupero. Ne è emerso un modello di gestione che Clean Sea LIFE è stato chiamato a illustrare, insieme ai risultati ottenuti negli altri porti di quattro Regioni diverse, alla Commissione Ambiente della Camera dei Deputati per l’esame del disegno di legge ‘Salva Mare’. In occasione di una udienza privata con Papa Francesco in Vaticano, concessa per l’importanza di questa attività innovativa, il progetto ha donato al Santo Padre una bandiera LIFE a testimonianza degli sforzi di tutti i progetti LIFE italiani ed europei per la tutela della biodiversità. Clean Sea LIFE ha inoltre collaborando con le istituzioni locali e nazionali per introdurre normative per limitare l’immissione di rifiuti in mare: su scala locale tre comuni italiani hanno bandito, su invito del progetto, il lancio dei palloncini. Su scala nazionale si segnala, oltre al contributo per la definizione del ddl Salva Mare, il contribuito fornito al bando delle microplastiche nei cosmetici in Italia, citato dal Ministero dell’Ambiente quale Best Practice nel “G7 Plastics Workshop in the context of 2030 Agenda implementation and towards G7 collaborative activities”, perché “valorizza e promuove un approccio preventivo alla gestione delle microplastiche”.

Thomas Invidia 

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