Covid-19, la grande prova dell’Europa. Sorgono nel Salento gli “Italexit”

sabato 28 marzo 2020

Il progetto di un'Europa unita e federale è sempre più debole. Come se non fosse bastata la Brexit, concretizzatasi il 31 Gennaio 2020 con l'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea, continuano a correre veleni nelle stanze di Bruxelles e nelle cancellerie del Vecchio Continente dove alberga la bandiera blu con le stelle dorate. Il coronavirus, arrivato in Europa all'inizio dell'anno, è partito dalla Cina, non propriamente un alleato (geopoliticamente parlando), e si è poi propagato nel continente e nel resto del mondo. L'Italia, in particolare il Nord del Paese, è divenuta epicentro del contagio di questo nuovo virus, ribattezzato dagli esperti SARS-CoV-2 (la malattia che scatena è definita covid-19). I governi europei sono scossi, a vari gradi d'intensità, dagli scossoni politici ed economici di questa crisi pandemica, che ha costretto a chiudere le attività non essenziali (in Italia e in qualche altro Paese europeo, ma non in tutti).

In casa nostra, molti quotidiani e testate nazionali rilanciano da giorni l'idea che sia in atto un processo di "sostituzione" e che il governo potrebbe cambiare. Voci di corridoio, certamente insistenti, ma pur sempre chiacchiericcio e nulla di concreto, almeno per il momento. Nelle sedi europee, in particolare al Consiglio Europeo di giovedì scorso, la disunità del consesso comunitario è venuta a galla in tutta la sua bassezza ideologica. Il discorso del Ministro delle Finanze dei Paesi Bassi, Wopke Hoekstra, che chiedeva come mai i Paesi dell'area euro non avessero margini di bilancio per affrontare la crisi, è stato definito ripugnante dal premier portoghese Costa. La lite è in atto, mentre la barca affonda. Da un lato, l'egoismo intransigente tedesco, olandese e finlandese, dall'altro l'apertura e la volontà di riforme dell'asse italo-franco-spagnolo-irlandese. Notizia dell'ultima ore è che cinque Paesi, Slovacchia, Cipro, Estonia, Lituania, Lettonia, si siano uniti al "gruppo dei nove" che chiedono di escludere eventuali obblighi di ristrutturazione del debito e misure di austerità economica nell'accesso al Meccanismo Europeo di Stabilità (Mes).

Berlino, Helsinki e l'Aia si sono opposti a questa possibilità, come è stato posto il veto per i coronabond, titoli condivisi da Paesi europei per finanziare politiche d'intervento statale. Sullo stesso avviso del premier portoghese, anzi in prima fila a guidare la "rivolta", c'è il capo del governo italiano, Giuseppe Conte, che ha rifiutato le conclusioni del Consiglio Europeo scorso e ribadito che l'Europa ha dieci giorni per decidere, altrimenti "faremo da soli". Queste frasi, in queste ore concitate e nel pieno di un'emergenza sanitaria e sociale globale, non lasciano presagire nulla di buono per l'Unione Europea. Le nubi euroscettiche si stanno addensando e gli scenari stanno diventando variegati. I tedeschi, a quanto dimostrano, hanno la memoria corta: nel 1953, la Conferenza di Londra dimezzò il debito della Germania Ovest, contratto per i misfatti del regime Nazionalsocialista, e la restante parte sarebbe dovuta essere pagata dopo la eventuale riunificazione delle due Germanie. Nel '90, il cancelliere Kohl si oppose.

Il debito fu completamente condonato. Venti Paesi (Belgio, Canada, Ceylon, Danimarca, Grecia, Iran, Italia, Liechtenstein, Lussemburgo, Norvegia, Pakistan, Regno Unito, Irlanda, Francia, Spagna, Stati Uniti d’America, Svezia, Svizzera, Unione Sudafricana e Jugoslavia) nel '53 decisero in parte di condonare e di dilazionare il pagamento di 30 miliardi di marchi in trent'anni. Quel mancato pagamento consentì alla Germania di risollevarsi e di divenire il motore d'Europa e una delle economie più forti del Mondo, come l'Italia e la Francia, che avrebbero potuto benissimo decidere di lasciare invariati gli accordi. In Salento, stanno nascendo alcuni movimenti spontanei di cittadini che paventano l'idea dell'uscita dell'Italia dall'Unione Europea. Negli scorsi giorni, sulla piattaforma Facebook è il nato il gruppo "Italexit". Leggendo alcuni commenti degli utenti, sembrerebbe che il sentimento euroscettico stia crescendo: abbandono dell'Euro, ripresa della completa sovranità, alcuni si chiedono come mai non vengano sospese le contrattazioni in borsa e c'è chi persino chiede "una nuova Norimberga". L'Europa brancola nel buio, la fiaccola di speranza dei padri fondatori europei si sta lentamente esaurendo nell'oscuro egoismo del freddo Nord.

Thomas Invidia

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