L’indulgenza plenaria per tutti, il papa: “Signore, non lasciarci nella tempesta”

venerdì 27 marzo 2020

ROMA - Una benedizione inaudita. È la prima volta nella storia del Cristianesimo che il Papa concede l’Indulgenza Plenaria a tutti gli uomini e senza la precisazione: “alle consuete condizioni“. È bastato dunque unirsi attraverso le moderne tecnologie di comunicazione o anche solo spiritualmente: è bastato desiderarlo. Ricordiamo che l’Indulgenza Plenaria è un’eccezionale concessione del Papa, in grado di debellare non solo ogni peccato ma anche le pene che il peccato stesso porta con sè, in quanto conseguenza del danno provocato ad altri. Papa Francesco ha rivolto una preghiera ai medici, agli operatori sanitari, agli addetti alle vendite nei supermercati, agli addetti alle pulizie, ai badanti, ai volontari, alle forze dell’ordine, ai sacerdoti e a tanti altri che, come egli stesso ha ricordato, hanno compreso che nessuno si salva da solo.

Al suo fianco, lo stesso Crocefisso che nel 1522 fu portato per sedici giorni lungo le strade di Roma, fino alla fine della peste. In questo periodo di dura prova per l’umanità tutta, il Papa ha richiamato un passo del quarto capitolo del Vangelo di Marco: <<“Venuta la sera”: così inizia il Vangelo che abbiamo ascoltato oggi e da settimane sembra che sia venuta la sera su di noi, portando con sé le tenebre, che si sono impadronite delle nostre vie, riempiendo tutto di un silenzio assordante, che si sente nell’aria e che si vede negli sguardi. Come i discepoli, siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa. Ma siamo tutti nella stessa barca, disorientati ma tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca ci siamo tutti. Nella lettura del Vangelo abbiamo incontrato i discepoli allarmati e disperati, mentre Gesù sta a poppa e nonostante il trambusto dorme sereno, fiducioso nel Padre. Questa è l’unica volta in cui nel Vangelo vediamo Gesù dormiente. Quando si sveglia, i discepoli gli chiedono: “Maestro, non ti importa che siamo perduti?”ed egli chiede a sua volta: “Perché avete paura? Non avete ancora fede?”

Quante volte ci sentiamo dire: “non ti importa più di me?”. È uno dei dubbi che fanno più male. I discepoli, sì, avevano ancora fede, ma solo dopo aver invocato il Signore vengono messi in salvo. La tempesta smaschera la nostra vulnerabilità e scopre le superflue sicurezze in cui abbiamo costruito le nostre agende i nostri progetti. Con la tempesta Ca’ del nostro ego, sempre preoccupato di curare la nostra immagine e ci sta costringendo all’appartenenza come fratelli. Avidi di guadagno, ci siamo lasciati guidare dalle cose e frastornare dalla fretta. Non ci siamo fermati davanti ai tuoi richiami, non abbiamo ascoltato il grido dei poveri e del nostro pianeta, gravemente malato, abbiamo pensato di restare sempre forti, in un mondo malato. In questa Quaresima ci chiami ad accogliere questo tempo di prova come tempo di scelta: non è il tempo del tuo giudizio ma del nostro giudizio: il tempo di scegliere che cosa conta è che cosa passa, il tempo di separare ciò che è necessario da ciò che non lo è.

È tempo di reimpostare la rotta della vita verso di te e verso gli altri. La preghiera il servizio silenzioso sono le nostre armi vincenti. Cari fratelli e sorelle, da questo luogo che racconta la fede rocciosa di Pietro, stasera vorrei affidarvi tutti al signore, per intercessione della Madonna, stella del mare in tempesta. Da qui scenda su di voi, come un abbraccio consolante, la Benedizione di Dio Onnipotente>>. Il Sommo Pontefice oggi ha sfidato la pioggia durante la celebrazione e mentre pregava per l’umanità intera si udivano chiari i segnali del Creato: il canto dei gabbiani che volavano liberi era più forte della pioggia momentanea.

“Medico Celeste che ti chini sulla nostra miseria, Pane Vivo, Buon Pastore che doni la vita per il gregge che ami, salvaci dalla follia devastatrice, degli interessi spietati e della violenza, degli inganni, dalla cattiva informazione e della manipolazione delle coscienze”: questo il cuore delle suppliche recitate questa sera. In chiusura, a suggellare la sacralità del rito solenne, le campane di San Pietro hanno risuonato forti e orgogliose a Città del Vaticano, simboleggiando il trionfo della vita sulla morte.

Julia Pastore

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