Le prove che covid-19 è una mutazione naturale e non virus ingegnerizzato

giovedì 26 marzo 2020

di Gaetano Gorgoni 

Oggi dobbiamo dare una delusione ai teorizzatori dell'ingegnerizzazione del virus che ha provocato la pandemia che ha messo in ginocchio l'Italia. L’origine naturale di SARS-CoV-2 è stata dimostrata pochi giorni fa: oggi vi spieghiamo com’è avvenuta la mutazione naturale. Un articolo del Nature, una delle riviste scientifiche più autorevoli al mondo, ci spiega le dinamiche di questo passaggio, disarmando la teoria complottista basata proprio su un articolo della stessa rivista, pubblicato 5 anni fa, che però parlava di un altro super virus realizzato in laboratorio. Dobbiamo sottolineare che, sebbene SARS-CoV-2 non mostri prove di origine di laboratorio, i virus con tali minacce per la salute pubblica devono essere gestiti in modo adeguato in laboratorio e adeguatamente regolati dalla comunità scientifica e dai governi: questa è la sintesi della chiusura dell’articolo della rivista Nature, che dopo aver spiegato che il Covid-19 non nasce in laboratorio, ribadisce la pericolosità di esperimenti azzardati. Insomma, meglio non giocare col fuoco. Oggi, grazie al supporto del professor Mauro Minelli, vi spieghiamo come poter passare al contrattacco immunitario contro il covid-19, proprio attraverso i soggetti che sono guariti.


Un video del TGR Leonardo, che riguarda approfondimenti di ricerca e scienza a cura della RAI, andato in onda il 16/11/2015, in cui si parla di un virus ingegnerizzato in un laboratorio cinese ha scatenato il caos sul web. “Un supervirus polmonare ricavato da pipistrelli e topi”, di cui danno notizia gli esperti del Nature - un esperimento che ha impensierito tanti scienziati di cui si torna a parlare a 5 anni di distanza. Coincidenze e suggestioni che in tempo di pandemia fanno venire brutti pensieri: ecco perché oggi ribadiamo la smentita (hanno spiegato che non si tratta del covid-19) degli stessi esperti che produssero quell’articolo e abbiamo ascoltato un esperto immunologo per capire come possiamo sconfiggere definitivamente il SARS-CoV-2. L'analisi dei dati della sequenza del genoma del nuovo virus e di altri microrganismi correlati non ha trovato prove del fatto che il virus sia stato prodotto in laboratorio o progettato dall'uomo: non esiste traccia di alcuna ingegnerizzazione.

"Confrontando i dati disponibili sulla sequenza del genoma di ceppi di coronavirus noti, possiamo stabilire con certezza che Sars-Cov-2 ha avuto origine attraverso processi naturali" - ha dichiarato Kristian Andersen, associato di immunologia e microbiologia presso Scripps Research Institute (lui è tra i principali autori dello studio). La proteina spike di Sars-Cov-2 è il risultato della selezione naturale e non il prodotto dell'ingegneria genetica, come è avvenuto nel caso descritto nel 2015 dal Nature (un gruppo di ricercatori cinesi innesta una proteina presa dai pipistrelli sul virus della SARS, che provoca la polmonite acuta, ricavato dai topi: ne esce un supervirus che potrebbe colpire gli uomini). Questa prova dell'evoluzione naturale è stata supportata dai dati relativi alla struttura molecolare complessiva del virus. Gli scienziati hanno scoperto che la struttura molecolare di Sars-Cov2 è molto diversa da quella dei coronavirus già noti e assomiglia per lo più a virus correlati, trovati in pipistrelli e pangolini. Invece, nell’esperimento del 2015 si parte da elementi di un virus noto per causare malattie. Proprio questa mutazione naturale, che rende diverso strutturalmente il SARS-CoV-2, ci spinge a dire che l’immunologia è già in grado di dare risposte preparando il nostro sistema immunitario a reagire, come fanno i soggetti già guariti, sconfiggendo la malattia, con gli stessi meccanismi naturali che un uomo ha.

INTERVISTA AL PROFESSOR MAURO MINELLI

Professore, questa storia del super virus creato in laboratorio nasce da un articolo dell’autorevolissima rivista Nature, ma la stessa rivista puntualizza che non si tratta del SARS COV 2, virus che gli scienziati hanno dimostrato non essere ingegnerizzato, ma naturale nella sua evoluzione al cento per cento. Il danno, però, è fatto...


“In effetti l’articolo del 2015 può essere utilizzato dai complottisti, che possono promuovere queste idee sul web attraverso le ‘camere dell’eco’, non dando l’informazione completa. Il passag di gio importante è che i cinesi hanno preso la proteina, l’hanno innestata sul coronavirus di una SARS non mortale nel topo e hanno estratto un ibrido del virus. Nel genoma del Sars-cov-2 nessuno ha trovato traccia di ingegnerizzazione. Con la logica possiamo arrivare a capire che non possono aver preso questo super virus innestato sul topo per metterlo in un pipistrello. È una cosa illogica. Il virus creato in laboratorio non è la proteina del pipistrello: la proteina capace di trasformare il virus del topo in un super virus (cioè capace di dare maggiore virulenza) non può da sola generare mortalità”.

Quella proteina per diventare pericolosa dev’essere innestata nel coronavirus trasmesso al topo...

“Certo, in questo modo si crea un ibrido che può colpire anche l’uomo. Ma una volta creato l’ibrido, possiamo pensare che i cinesi lo abbiano iniettato in un pipistrello? Tra l’altro per scatenare una pandemia ci vorrebbero tantissimi animali infettati. Un unico pipistrello non può far scoppiare una pandemia. Immagino già i seguaci delle fantasiose teorie del complotto che immaginano centinaia di pipistrelli con il supervirus innestato che come un boomerang colpiscono anche chi lo ha prodotto. Una teoria senza senso. L’articolo di Nature dimostra che il covid-19 ha un’origine naturale: il virus passa dal pipistrello all’animale intermedio (il pangolino, un mammifero con le squame) fino all’uomo. Inoltre, è scientificamente dimostrato che il covid-19 non è stato ingegnerizzato, ma è una naturale evoluzione della SARS, che a un certo punto diventa più contagiosa, anche con gli asintomatici”.

Si tratta di una mutazione naturale di un virus...

“I virus a RNA mutano rapidamente perché la duplicazione del loro RNA non prevede il processo di proofreading (correzione degli errori ), quindi questa mutazione ci ha trovati assolutamente impreparati. Non ci aspettavamo queste dinamiche patogenetiche: forse è il caso di pensare oggi ad anticipare il passaggio, come spiega Alberto Mantovani, dall’attenzione all’epidemiologia all’immunologia. Adesso, stando ai risultati della vecchia SARS, quella che esplose nel 2002, e stando a quello che dice il più grande studioso al mondo di Coronavirus, questo virus genera un’immunità anticorpale di 6-12 mesi in media. In questo spazio di tempo noi dobbiamo essere capaci di conoscere tutto relativamente agli anticorpi prodotti da questo virus. Lo studio sistematico in quegli anticorpi ci darà la possibilità di capire l’andamento progressivo di questo tipo di patologia: in questo modo avremo terapie mirate per l’immunità passiva è attiva”.

Dobbiamo concentrarci sull’immunologia, dunque?

“Sì, meno complottismo, più parola agli esperti e maggiore ricerca sulla risposta immunologica al virus. Qui parliamo di un coronavirus che è mutato e questa mutazione naturale è stata approvata dagli scienziati. Sappiamo anche che il virus riesce a sopravvivere a temperature di 25°, ma a 38° del virus e non c’è più traccia, secondo recenti studi: questa è la ragione per cui nelle zone sud-tropicali non c’è traccia del nuovo coronavirus. Le altissime temperature possono sconfiggerlo”.

Dopo lo studio epidemiologico ci dobbiamo concentrare sull’immunologia quindi, pensando a come diventeremo immuni?

“Non solo a questo, ma anche a una valutazione analitica delle dinamiche anticorpali, che si stanno verificando già nei soggetti infetti con il covid-19, cioè come i nostri anticorpi reagiscono per portare alla guarigione. Chi lo ha già fatto ed è guarito è preparato ad affrontare il virus anche negli anni futuri, come se fosse un’influenza. Dobbiamo studiare quella risposta immunologica per capire come far sconfiggere il nuovo virus a chi non l’ha ancora contratto. Tracciando l’andamento anticorpale, cioè studiando il comportamento del virus quando attecchisce sulla popolazione, dal punto di vista epidemiologico e clinico, potremo trovare il modo di neutralizzare questo virus. Il problema è squisitamente immunitario: se il nostro organismo fosse stato già preparato, con gli anticorpi giusti, avrebbe reagito come reagisce quando c’è una normale influenza”.

L’idea dell’immunità di gregge di cui parlava Boris Johnson è stata definitivamente archiviata?

“Ha fatto retromarcia anche lui perché è un’idea criminale: si lascia che la natura selezioni i più forti. Si parla di immunità di gregge con il vaccino, non senza...Il gregge si ammalerebbe tutto...Stiamo cercando di capire se ci sono cause genetiche che agevolano il virus. In questo momento il maggior esperto mondiale di coronavirus è Ralph Baric: consiglio di ascoltare quello che dice”.

ggorgoni@libero.it

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