Continua la fuga dal nord: ci sono salentini coraggiosi che restano, la storia

domenica 15 marzo 2020

La fuga dal nord continua: tanti salentini tornano al sud e alcuni lo fanno per necessità o perché vengono costretti da un'ordinanza (a Bolzano vengono cacciati tutti i non residenti), ma c'è anche chi viene al sud per pura irresponsabilità e mancanza di senso civico. Chi non è residente al nord in questi giorni ha avuto la possibilità di tornare in treno, autobus e macchina: da domani sarà impossibile grazie all'ultima ordinanza regionale. Ma oggi vogliamo dedicare questo articolo al sacrificio dei salentini rimasti al nord. D. V., originario di Carmiano, nel nordsalento, studente di Antropologia Culturale ed Etnologia presso l'Università degli Studi di Torino, ha scelto di rimanere nel capoluogo piemontese. L'ex roccaforte sabauda è diventata "zona d'emergenza" in seguito al DPCM che ha reso tutta l'Italia nella stessa condizione, lui avrebbe potuto tornare prima in quanto le zone rosse precedenti erano state fissate in alcuni comuni lombardi e veneti, Codogno e Vo: i più noti ai media. Al nostro giornale ha deciso di raccontare la sua esperienza.

Avrebbe potuto tornare, accodandosi ad una delle code di persone che nei giorni scorsi hanno preso d'assalto le stazioni ferroviarie del Nord Italia per ritornare al Sud e fuggire dal contagio. Ha deciso di rimanere, rispettando le indicazioni. Atteggiamento già di per sé rivoluzionario. Si moltiplicano di giorno in giorno le multe e le denunce, a seconda della gravità, per chi decide di andare liberamente a spasso sul territorio nazionale, magari senza un motivo impellente e senza l'autocertificazione che lo giustifichi. Il protagonista di questa storia, scoraggiato in un primo momento dal rapido peggiorare della situazione, ha preso posizione. La posizione più coraggiosa.

Hai deciso di raccontare la nostra storia al nostro giornale. Perché?

"Ho voluto lanciare un segnale, senza cercare copertine. Siamo tutti chiamati, specialmente noi giovani, a rispettare le norme con senso di responsabilità e maturità. È vero che possono sembrare eccessivamente restrittive, ma sono prescrizioni stabilite per il nostro bene e per il bene dei nostri cari. Come ha detto il Presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte: 'Restiamo distanti oggi per abbracciarci più forte domani'.

Com'è la vita a Torino?


"Qui la situazione non è diversa dalle altre zone d'Italia. Non era una delle cosiddette 'zone rosse', perciò i divieti e le restrizioni più stringenti sono arrivati da poco. La popolazione cittadina si sta abituando, così come personalmente sto imparando ad organizzare il mio tempo in casa. Ieri ho visionato dei video, diffusi su YouTube, ma non so quanto siano attendibili, di alcuni ragazzi che andavano in giro con le moto e si assembravano lungo le vie della città: questi atteggiamenti rischiano di mettere in pericolo l'incolumità di tutti".

Tu stai continuando a studiare grazie alla "didattica a distanza"?

"Sì, l'università ha attivato i cicli di videoconferenze in diretta o in differita. Nonostante l'alta popolazione accademica, ottantamila studenti circa, l'istituzione universitaria si sta organizzando puntualmente per garantire un sacro diritto costituzionale: l'istruzione. Anche per questo motivo, oltre alla tutela della salute pubblica, è assurdo che molti studenti si siano riversati in massa in altre zone del Paese. Si può continuare a studiare ed a vivere, anche io ho famiglia giù e sono preoccupati come sono preoccupato io, ma uno zelo egoistico nel muoversi può compromettere tutte le misure sinora prese".

I trasporti pubblici ed i servizi pubblici funzionano lì?

"Qui ci sono 305 casi, con i dati aggiornati a ieri. I servizi ci sono, come i trasporti, ma sono ridimensionati e si raccomanda di rispettare la distanza di sicurezza e tutte le buone pratiche di igiene personale, come il lavarsi spesso le mani. Naturalmente, non sono uscito per verificare la situazione negli ultimi giorni, ma da quanto sappiamo noi le denunce sarebbero poche e la popolazione, generalmente, sta rispettando i divieti".

I supermercati sono aperti?

"Sì, sono aperti. Rientrano tra i distributori di beni essenziali, chiuderli significherebbe condannare alla fame la popolazione. Naturalmente non è il caso. È fortemente sconsigliato recarsi di persona, ragion per cui qui stanno funzionando i servizi a domicilio. Il problema è che c'è molta utenza, un'ordine può arrivare anche dopo una settimana. La 'corsa all'acquisto dei generi alimentari', se non fisica, si sta tenendo in modalità virtuale. È una situazione straordinaria e surreale, ma è proprio per questo motivo che nessuno può permettersi di aggravarla ulteriormente".

Come trascorri le tue giornate? 

"Studiando. La vita continua per tutti. È bene sottolinearlo, l'obbligo di stare a casa può essere una buona occasione per ritrovare il valore della presenza e guardarsi dentro. Per molti lavori, si può lavorare da casa. Per altri, il governo prenderà le dovute misure per appianare la situazione emergenziale. Ci chiedono di stare sul divano, salvando l'Italia".

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