Il racconto di un viaggio nei luoghi più bui dei crimini contro l’umanità

domenica 1 marzo 2020

"Arbeit macht frei": menzogne e propaganda del Regime.  Il valore della memoria spesso è bistrattato. Non se ne apprezza il significato o si sottovaluta, ma avere una solida base di esperienza per affrontare i problemi è importante in ogni ambito della vita. Specialmente in Politica, in cui nulla si può lasciare al caso ed ogni azione deve essere meditata e consapevole. Dopo i totalitarismi del Novecento, le neonate democrazie occidentali, sono alla spasmodica ricerca di un antidoto permanente, una soluzione alle reminiscenze violente e autoritarie del secolo scorso. Molti attribuiscono significati e scopi politici alle azioni dei governi quando si cerca di sensibilizzare alla conoscenza e alla verità storica sui genocidi del passato: le pulizie etniche, i drammi che hanno distrutto profondamente la dignità del sentirsi "uomo". Gabriele Firenze e Pamela Babino, due ragazzi pugliesi, originari di Campi Salentina, hanno partecipato all'iniziativa annuale "il Treno della Memoria", che ha il fine di accompagnare gruppi di ragazzi verso la conoscenza dei luoghi dell'orrore nazionalsocialista. I campi di sterminio e i campi di lavoro, i musei, i monumenti ai caduti, cittadine devastate dall'ideologia e testimonianze dirette di quello che significò l'occupazione dell'Europa Orientale.

I due giovani hanno raccontato al nostro giornale le loro impressioni. La testimonianza di Pamela Babino è ricca di emozioni: "Prima di questa esperienza non ero mai stata in quei posti. Tuttavia, sin da quando ho sentito parlare di Shoah, mi sono interessata a questo tipo di iniziative, sognando un giorno di poter partecipare in prima persona. Quest'anno mi sono laureata ed ho avuto finalmente la possibilità, grazie ad un bando del Comune di Campi Salentina, che ringrazio, di aderire all'iniziativa dell'associazione 'Treno della Memoria' e partire per visitare i luoghi della Memoria. Credo che chi cerca una differenza di matrice ideologica tra vittime delle Foibe e vittime dell'Olocausto si sbagli, questo viaggio non ha il fine di indottrinarci né di spingerci a pensarla in un modo piuttosto che in un altro. L'esperienza con il Treno della Memoria non finisce in Polonia o in Repubblica Ceca, ma ti forma nel profondo e accresce la sensibilità personale. Nessuno mi ha imposto di partecipare. Chi decide di fare questo viaggio è qualcuno che ha bisogno di risposte, di smuoversi qualcosa dentro.

L'impatto emotivo tra Auschwitz e Birkenau è molto differente, entrare e vedere le teche con le valigie è tremendo: i Nazisti dicevano agli ebrei, prima di condurli nei campi, di prendere oggetti di valore e di uso personale per un massimo di 15 kg e di scrivere "nome, cognome e vie" per poi restituire le valigie, ma non accadeva. C'era un commando denominato "Canada", arrivati precedentemente nei lager, che prendevano gli effetti personali e requisivano gli oggetti di valore. Vedere la stanza delle valigie è osservare la speranza dei poveri morituri, pensando di uscire dal ghetto. La stanza delle scarpe faceva impressione per la sovrapposizione di quelle estive e invernali, che smentisce la stagionalità dell'agonia ebrea e chiaramente dice: "È durato tanto!". C'è una teca di scarpe di bambino, una volta arrivati a Birkenau donne e bambini andavano direttamente nelle camere a gas, anche se la madre poteva lavorare.

I Nazisti hanno realizzato un album fotografico apposito, la cosiddetta 'Collezione Auschwitz', in cui ci sono le foto dei condannati a morte. Le vere foto sono in vari musei in diverse zone del mondo, al museo di Auschwitz ci sono delle riproduzioni. Rivedere le scarpette che hanno calcato la terra prima che i proprietari morissero in quel modo mi ha profondamente scosso. Un altro momento particolarmente mozzafiato è la visita alla stanza dei capelli, uno spazio enorme pieno di trecce e di capelli di ogni tipo: lì ti chiedi come un uomo possa aver fatto questo ad un altro uomo. Atti così macabri da essere difficili anche da spiegare. Dopo l'esperienza ad Auschwitz, è stata organizzata un'assemblea in cui ognuno dei partecipanti al viaggio ha espresso le sue considerazioni. Auschwitz è un museo adesso. Birkenau è il luogo delle domande peggiori, eppure distano 10 km di distanza. Il giorno e la notte. Il freddo, ad un certo punto, non si capiva se era dentro o fuori, quando sentivi con le cuffie come i prigionieri venivano trattati.

I Nazisti accompagnavano gli ebrei a morire con normalità, erano indottrinati dall'infanzia. L'opinione pubblica contro gli ebrei era radicata in loro, non è stato imposto sul momento. Il Nazista era stato educato così. Nel percorso del Treno della Memoria, mancano i riferimenti ai Processi di Norimberga e le azioni della giustizia internazionale contro lo sconfitto regime nazista per evitare una coloritura politica, secondo me. La Germania non ha agito così dal nulla, ma l'educazione contro l'ebreo e contro il diverso è partita molti anni prima del '43 ed è iniziata nelle scuole". La testimonianza di Gabriele Firenze: "Il Treno della Memoria della memoria ci ha insegnato l'umanità della Politica, la sensibilità che nelle Istituzioni a volte manca e che è giusto sottolineare. Andando oltre Destra e Sinistra. Partecipare spontaneamente a questo viaggio è positivo, ma partecipano anche le scuole ed è giusto. Sarei d'accordo anche se un'iniziativa del genere si riproponesse per le Foibe. Questo viaggio è stato organizzato in modo tale da illustrare i fatti avvenuti ed il perché di tali azioni, come una classe dirigente è salita al potere e come hanno manipolato il consenso popolare. Non ci hanno detto come schierarci, ma ci hanno chiesto di uscire dalla "zona grigia", questa è la vera politica.

Chi strumentalizza il Giorno del Ricordo sbaglia, insegnare che le Foibe sono una commemorazione di destra è sbagliato. Auschwitz e Birkenau vengono visitati e contestualizzati, non sono il frutto di una rielaborazione partitica. Non bisogna essere indifferenti. Io mi ero preparato mentalmente un'esperienza difficile, cruda, come se dovessi essere da solo. Ciò che mi ha colpito di più è fare l'esperienza della visita ai campi, alle camere a gas, alle baracche, in compagnia. Con sfumature diverse, ognuno lì prova dei sentimenti forti. La guida ti trascinava in quel mondo, una voce fredda che ti raccontava le atrocità commesse con una calma cinica. Ti buttava sopra le bestialità commesse e tu, guardandoti intorno, ti chiedevi davvero: "È veramente possibile che delle persone siano state uccise così, premeditatamente?", "Lo hanno fatto degli esseri umani?". Io ho frequentato per quattro anni un oratorio, vedere i disegni dei bambini mi ha particolarmente emozionato e mi ha fatto pensare a loro. Noi siamo abituati a farli crescere tranquillamente; un bambino, il bene più prezioso della società, trattato in quel modo mi ha devastato. Birkenau è totalmente diverso da Auschwitz, quest'ultimo è un viale con delle case, con mattoni rossi, dai tratti apparenti di un quartiere "normale".

Birkenau è un campo di sterminio anche nella forma, mi ha messo i brividi leggere nei libri delle camere a gas e poi vederle dal vero. Nel 1945, i Nazionalsocialisti distruggono le camere a gas, e più in generale i campi di sterminio, le prove ed i documenti, temendo l'arrivo dell'Armata Rossa. Negli ultimi due anni di guerra, parte la "soluzione finale" e i Kapò iniziano a mandare gli ebrei in massa nelle camere a gas: adesso queste strutture non ci sono più, rimangono solo le scale per scendere nei famosi "bagni" (le docce). Ad Auschwitz ci sono dei blocchi usati dai Nazisti e le prigioni, le celle della fame, a seconda della pena inflitta, ma il giudizio era sempre la fucilazione. Ad Auschwitz c'è anche il palo della morte, ma adesso è coperto. I processi sommari duravano due giorni, sempre con lo stesso esito. Adesso ci sono le baracche dove stavano i Nazisti, ma sono prevalentemente musei. La stanza dei capelli è veramente un tripudio del macabro e dell'orrido, i capelli degli assassinati venivano riutilizzati per costruire le corde. Gli alti gerarchi e gli alti papaveri del governo nazista hanno premeditato e attuato un piano rigidissimo, il piano Eichmann, per sterminare il popolo ebraico: a me colpisce come degli esseri umani abbiano potuto soltanto immaginare un tale genocidio e vivere, come nel caso di Eichmann, tranquillamente anche dopo la fine della guerra.

C'era, quando gli ebrei scendevano dai treni e si trovavano davanti ai campi, un militare nazista che si fermava su una mattonella e decideva la sorte di ogni individuo. Vita o morte, camera a gas o lavoro. Ci sono le foto. Il discorso dell'indifferenza è importante, la classe dirigente di quel periodo è stata messa lì dall'indifferenza, certamente non è stata l'elezione del 1933 ad autorizzare Hitler e sodali a compiere tali efferatezze. I capelli venivano usati per le corde e per tessuti, erano più importanti i capelli delle persone. Processare non avrebbe senso. Dare la pena di morte come la davano loro? L'importante, secondo me, è capire come si è arrivati lì, come si è dato il potere ai Nazisti, a gente che aveva in mente questo tipo di piani. La giustizia ha fatto il suo corso, ma ha poco senso rivangare le pene. Non si cerca la vendetta. In nove giorni, l'ottavo giorno si visita Auschwitz e Birkenau. I giorni precedenti sono propedeutici e graduali. Non ha senso paragonare cifre e regimi diversi, i morti sono uguali e le strumentalizzazioni sono un limite della democrazia. Non bisogna dare una direzione politica ai crimini, ma bisogna condannare a prescindere dall'autore".

Thomas Invidia

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