Lo studio radiologico dell’apparato digerente rende completa la diagnosi

domenica 1 marzo 2020

Gastroscopia e colonscopia spesso non sono sufficienti, da sole, a fare diagnosi di una malattia dell’apparato digerente: esami radiologici tradizionali, TC e Risonanza Magnetica sono, in alcuni casi, metodiche complementari e fondamentali per scoprire una serie di alterazioni. Non tutti i radiologi si dedicano agli esami dell’apparato digerente, si tratta di studi fondamentali per svelare anomalie della funzione e per fare una giusta diagnosi, che porta ad individuare la cura più appropriata. Poco adatti sono gli esami endoscopici in alcune circostanze: nello studio, per esempio, pre e post operatorio sugli obesi candidati all’intervento di bendaggio gastrico. Ce lo spiega la dottoressa Maria Luisa Calabrese, radiologa di lungo corso dell’omonimo centro cavallinese.


Lo studio radiologico tradizionale dell’apparato digerente è tutt’altro che superato: ha un ruolo di primo piano nello studio di molte patologie e di condizioni cliniche. La radiografia dell’apparato digerente serve a monitorare in tempo reale la progressione del mezzo di contrasto radiologico (generalmente solfato di bario) attraverso il canale alimentare permettendo di ottenere informazioni di tipo morfologico e funzionale. Stiamo parlando, quindi, di un esame personalizzato in base al quesito diagnostico e alle caratteristiche del paziente, che chiarisce tutta una serie di aspetti che spesso nemmeno l’esame endoscopico può evidenziare Se pensiamo a diverse patologie che non è facile individuare senza l’ausilio di indagini di diagnostica per immagini, il discorso diventa più chiaro: la valutazione di una ernia iatale, complicanze di infiammazioni intestinali croniche, formazioni diverticolari, alterazioni funzionali, stenosi, eventuali dislocazioni o compressioni da parte di formazioni ab-estrinseco, tramiti fistolosi in malattie infiammatorie croniche o tumorale. La Tc può, per esempio, essere utilizzata come ‘navigazione virtuale’ nello studio del colon (colonscopia virtuale) , non solo quando il paziente non tollera l’esame endoscopico classico che può, in questi casi , diventare persino l’unica indagine possibile, ma è indicata nello screeeng dei tumori colici nelle persone asintomatiche intorno ai 50 anni di età, con rischio medio senza familiarità di primo grado (American Cancer Society). Oggi la metodica trova anche indicazione nel sospetto di malattia diverticolare, disturbi della evacuazione e disturbi intestinali di vario genere Altro esempio di indicazione all’esecuzione di un esame radiologico tradizionale del tubo digerente è la valutazione morfologica e funzionale (piu spesso le prime vie digestive esofago, stomaco, duodeno) nello studio pre e post operatorio del bendaggio gastrico negli obesi che decidono di sottoporsi a tale intervento, come ci spiega nell’intervista la responsabile radiologa, titolare insieme al dottor Ruggiero Calabrese, dello storico Centro radiologico di Cavallino. “L’esame di primo livello per lo studio della mucosa dei vari distretti del tubo digerente resta sempre l’endoscopia che consente di effettuare anche prelievi bioptici. Ma le indagini di radiologia tradizionale e le metodiche di secondo livello (TC e RM) valutano panoramicamente il tubo digerente e infatti ci vengono richieste, per esempio, in caso di studio post chirurgico di intervento di tubulizzazione gastrica (in pazienti con neoplasie dell esofago distale) o per altre valutazioni dove sono le uniche a dare risposte precise. La TC è fondamentale metodica anche nella stadiazione del paziente con malattie tumorali dell’apparato digerente e non solo. La risonanza magnetica, invece, oltre ad essere una metodica ‘ stadiante’ come la TC per lo studio dell’addome , ha un’importantissima funzione per valutare il malattie intestinali croniche e da ‘malassorbimento’ avverte la dottoressa. La ‘colonscopia virtuale’, con una sonda rettale di piccole dimensioni e il computer che scansiona tutto il transito retto-colico è una metodica TC che consente la ‘navigazione virtuale ‘ del colon in modo incruento, non solo per chi non vuole sopportare una colonscopia tradizionale come abbiamo detto prima. Nella diagnosi di patologie dell’apparato digerente è fondamentale rivolgersi a centri specializzati, pubblici o privati, che possano affiancare al classico esame endoscopico (che esegue nel nuovo centro ‘ Calabrese’ il dott. Gianluca Rizzo ) l’approfondimento radiologico se e quando necessario. Chiaramente sono importantissimi anche i macchinari utilizzati e soprattutto la competenza del radiologo e del tecnico di radiologia che devono essere dedicati alla conduzione di tali metodiche. La buona sanità si ottiene solo fondendo questi elementi, che garantiscono una buona diagnosi e cure personalizzate ed efficaci.

INTERVISTA ALLA RADIOLOGA, RESPONSABILE DEL CENTRO CALABRESE DI CAVALLINO, DR. MARIA LUISA CALABRESE

TC
e Risonanza Magnetica non sono fuori gioco quando bisogna studiare l’apparato digerente. Cosa si può vedere con questi esami? È vero che possono essere complementari a una gastroscopia o a una colonscopia?

“Dobbiamo considerare che le metodiche endoscopiche, colonscopia e gastroscopia, hanno sostituito pressoché completamente le classiche indagini di diagnostica per immagini, come l’esame radiologico del tubo digerente. Ma, secondo molti specialisti, questo tipo di metodiche sono ancora necessarie, complementari ed imprescindibili per individuare alcune patologie”.

Quindi possiamo dire che dopo la gastroscopia e la colonscopia questi sono esami necessari di ulteriore approfondimento?


“L’esame radiologico tradizionale del tubo digerente è un esame morfologico e funzionale, cioè oltre a verificare il percorso del mezzo di contrasto, che viene fatto ingerire, verifica tutte le alterazioni della motilità del tubo digerente, quindi tutte le dispepsie (difficoltà di digestione, gastrica o intestinale ndr), i reflussi e altri problemi nascosti all’esame endoscopico".

Quindi, si tratta di un approfondimento diagnostico richiesto dagli specialisti dell’apparato digerente piu scrupolosi...

“Gli specialisti richiedono questi esami ad integrazione di una endoscopia che viene utilizzata di base per lo studio della mucosa con la possibilità di effettuare prelievi bioptici Ma la funzionalità del tubo digerente può essere esaminata e studiata precisamente solo attraverso le immagini radiologiche”. Come funziona questo tipo di esame, che diventa complementare a quello endoscopico (o sostitutivo, se il paziente non può tollerare gastroscopia)?

“In primis facciamo bere il mezzo di contrasto: si tratta di solfato di bario diluito con acqua. Oggi è gradevole, ma qualche anno fa non era facile ingerirlo. Il medico indica al paziente il giusto posizionamento e come e quando bere questa sostanza per studiare la deglutizione e il passaggio del mezzo di contrasto attraverso i restanti tratti del tubo digerente. In questo modo abbiamo un quadro chiaro di quello che avviene quando il paziente beve o mangia perché monitoriamo tutto il percorso e vediamo la reazione, tutto quello che accade: è questa la grande differenza con l’endoscopia, infatti, in questo tipo di esame il soggetto guarda all’interno del tubo, ma solo l’esame radiologico può svelarci gli aspetti funzionali”.

È molto chiaro: con la gastroscopia si vede il tubo digerente, ma non si riesce a studiare bene il funzionamento mentre si deglutisce.

“In linea generale con l’esame endoscopico il medico non può dire molto sulla funzionalità del tubo digerente, perché guarda solo all’interno. L’esame radiologico scopre le alterazioni funzionali, ossia se quel dato tratto del tubo digerente è ipotonico o se c’è un’ipertonia da iperperistalsi... Si tratta di osservare anomalie importanti della funzionalità per una diagnosi puntuale ed una terapia efficace”.

Quindi l’esame radiologico diventa complementare a quello endoscopico, quando si sospettano tutta una serie di patologie...

“Il gastroenterologo spesso, in presenza di alcuni sintomi, non si ferma alla indagine endoscopica (o molte volte non prescrive direttamente questa). Spesso ha necessità di valutare anche a la funzionalità del tubo digerente. L’esame radiologico del tubo digerente serve per evidenziare, per esempio una ernia iatale, che se è voluminosa provoca disfagia, reflusso e persino tachicardia: pertanto in presenza di questi sintomi si può anche pensare (escludendo cause dirette) ad un approfondimento diagnostico complementare”.

Questo strumento diagnostico dà la certezza di queste problematiche, vero?

“Esatto. È l’unico modo per scoprire determinate anomalie, soprattutto della peristalsi e motilità del tubo digerente. Nel caso dell’ernia iatale il mezzo di contrasto ristagna in questa ‘sacchetta’ sopra il diaframma. Il mezzo di contrasto fa lo stesso percorso del cibo. Con questo tipo di esame, possiamo scoprire estroflessioni diverticolari, cioè sacchette estrinseche rispetto al tubo digerente dove si possono accumulare cibo e dare problemi digestivi e non solo”.

È come se si formassero delle ernie lungo il percorso del tubo digerente che possiamo scoprire solo con l’esame radiologico?

“In questa specie di ernie, a volte voluminose, può ristagnare anche il cibo o liquidi, con tutti i problemi che ne derivano. Con il mezzo di contrasto studiamo il transito dell’esofago, questa marcia può essere deviata da un diverticolo e noi lo possiamo vedere chiaramente. Ma l’esame radiologico del tubo digerente serve anche a valutare il calibro delle strutture del tubo che analizziamo in caso ad esempio di sclerodermia che si manifesta, a volte, con la dilatazione dell’esofago che è ipotonico molto spesso".


Questo tipo di esami dell’apparato digerente sono molto utili anche con i pazienti obesi, vero?

“Assolutamente sì. In questo centro facciamo la valutazione pre e post operatoria sul banding gastrico. Negli obesi viene posizionato un anello all’esterno dello stomaco. Gli specialisti chirurghi ci chiedono l’esame radiologico sia per conoscere la morfologia degli organi (principalmente prime vie digestive) che, successivamente, all’intervento, il posizionamento dell’anello che spostandosi dalla sede iniziale potrebbe causare molte problematiche. Noi lo capiamo seguendo il passaggio del mezzo di contrasto e come questo raggiunge i vari recessi del tubo digerente. In questo caso l’endoscopia non serve per ottenere queste risposte”.

Dunque, l’esame radiologico nello studio dell’apparato digerente non è superato, resta ancora fondamentale...


“Assolutamente sì. Ci sono radiologi che non si dedicano a questo tipo di indagine, che viene fatta in pochi centri come il nostro. Ma in realtà si tratta di esami indispensabili per scoprire diverse anomalie”.

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