Depressione, quel "collasso esistenziale" incancrenito da isolamento e nuove tecnologie

giovedì 27 febbraio 2020
di Gaetano Gorgoni

L'esperienza drammatica del “collasso esistenziale” può capitare a tutti. La depressione ha più concause: a volte cova sotto un’apparente serenità e si slatentizza con un evento traumatico, a volte progredisce a causa di una malattia. Nella fase dell’adolescenza il “mal di vivere” può esplodere quando solitudine, isolamento, incomprensione e alienazione tecnologica allontanano il soggetto dalle relazioni umane. Questo è il grande male del secolo, con numeri sempre crescenti, la grande “pandemia”. I genitori sono inconsapevolmente concausa del tragico evento depressivo. Con lo psicologo e psicoterapeuta Sergio Martella abbiamo cercato di comprendere i segreti di questo male in una lunga intervista per dare dei suggerimenti anche su come comportarsi: bisogna stabilire una connessione, l’empatia con chi soffre: è necessario comprendere il depresso per aiutarlo a guarire. 

Lo psicoanalista Sergio Martella e la psicopedagogista Maria Grazia De Donatis hanno organizzato un seminario dal titolo “Gli umori del tempo: la depressione. Come evitare i rischi dell’umore, sapendo vivere il presente”, programmato per sabato 21 marzo presso “EduVita” in via Principi di Savoia, 16 (nei pressi di Porta Napoli) a Lecce, dalle ore 17-19.

Lo psicoanalista freudiano intende innanzitutto rispondere a queste domande: “Quali sono le dinamiche affettive e relazionali connesse all’esperienza depressiva? In che modo si può volgere una incombente sensazione di impotenza e di sofferenza in una esperienza di riscatto e di riscoperta dei valori umani?”. L’esperienza affettiva individuale gioca un ruolo centrale nel sorgere dei malesseri esistenziali, ma non bisogna sottovalutare le valenze della comunicazione sociale e del mutare dei rapporti umani anche oltre lo stretto ambito familiare.

Martella rileva, tra l’altro, l’importanza del parlare della depressione per “uscirne fuori”: “Condividere un sapere su un disagio che si manifesta come personale rende questo disagio l’occasione per una riscoperta dell’altro e del benessere che ne deriva, sentendosi parte della realtà e di una empatia anche culturale che ci avvicina agli altri”.

Diverse le forme in cui la depressione gioca un ruolo di invalidamento delle possibilità emotive ed esistenziali della persona: il dr. Martella evidenzia che “il seminario prenderà in esame anche le forme somatizzate della depressione immunitaria e persino quelle connessa alla malattia in ambito oncologico. 

Martella è, infatti, autore di numerose pubblicazioni di carattere scientifico maturate in molti anni di ricerca presso il reparto di oncologia di Padova.

Un’ultima area di indagine riguarda la depressione in relazione alla sempre più diffusa percezione della solitudine. Questa appare direttamente proporzionale all’espandersi della comunicazione virtuale attraverso internet e i social network, contemporaneamente alla chiusura famigliare e sociale: “Il concetto di depressione è altresì attuale per le valenze di incomunicabilità e di isolamento che gli sono correlate proprio nella maggiore espansione della nostra era telematica, con le contraddizioni di falsa estensione dei rapporti umani e invece di vera involuzione che le persone sperimentano nel vissuto famigliare e sociale di oggi. Siamo sempre più soli in proporzione all’estendersi dell’incomunicabilità tecnologica”- afferma Martella.

INTERVISTA AL DOTTOR SERGIO MARTELLA, PSICOLOGO E PSICOTERAPEUTA 

Dottore, potremmo ironizzare dicendo che la vera pandemia non è il coronavirus ma la depressione. Del resto quest’ultimo disturbo presenta dei numeri inquietanti e cresce sempre di più tra le nuove generazioni.

“Il distacco dall’oggetto, dalla relazione, la mancanza di speranza determinano la depressione. È diventato un problema molto serio a livello sociale: un problema reale e grave”. 

Come si spiega l’aumento di casi di depressione soprattutto tra i giovani? 

“C’è un disagio sociale crescente che è anche dovuto ai grandi cambiamenti della comunicazione umana determinati dalle nuove tecnologie. Si crea una falsificazione dei rapporti tra le persone, tra le persone e l’ambiente e tra le persone, l’ambiente e gli oggetti. Si creano dei problemi di struttura nei rapporti: le persone più deboli e fragili sono le prime che vanno in crisi. Si tratta dei più deboli: delle persone che non hanno una base affettiva solida e dei giovani. Queste due categorie più a rischio depressione risentono enormemente della falsificazione della comunicazione”. 

Che cosa significa che la comunicazione è falsificata? 

“Manca il feedback che in altri tempi era naturale tra le persone. Le relazioni sono più finte, meno empatiche: manca il supporto del vicino, della famiglia e ci di isola di più”. 

Siamo più isolati e quindi più a rischio depressione? La società altamente competitiva e tecnologica ci aliena? 

“Siamo artificializzati: nell’artificio le persone si isolano”. 

Eppure i social dovrebbero salvarci connettendoci agli altri...

“Il social ha una funzione ambigua perché da un lato rende più facile e immediata la comunicazione, quindi emanciperebbe l’individuo, dall’altro punto di vista, quello soggettivo e reale, questo aumento della comunicazione finisce per confondere, per perseguire finalità irrisorie rispetto a quelle umane. Questo determina uno sbilanciamento dell’identità, sia quella individuale delle persone più fragili sia quella collettiva, sotto l’aspetto culturale, sociale e politico, si creano delle grossissime crisi che hanno una caduta nel privato, ma è un privati povero, che non arricchisce. Si deformano i rapporti interpersonali, ma l’isolamento reale resta”. 

È vero che dobbiamo parlare di depressioni e non di depressione, perché ce ne sono di vari tipi? 

“Ci sono diverse forme di depressione. Ho fatto dieci anni in Oncologia Medica a Padova, dove ho visto che la somatizzazione profonda delle malattie degenerative parte da una malinconia molto più precisa, che consiste in una carenza primaria affettiva che favorisce poi la slatentizzazione di questa malattia. L’aspetto emotivo ed emozionale conta molto anche nelle malattie organiche. Ma ci sono anche depressioni che vengono fuori in momento di grande stress, ad esempio dopo il parto”. 

Poi ci sono le depressioni adolescenziali...

“Quelle adolescenziali sono drammatiche, perché sono in una fase di strutturazione della personalità che poi alla fine non avviene mai. È ancora più grave in questa fase la depressione, perché altra cosa è agire su una struttura formata, ma molto più difficile è agire su una persona che sta strutturando la propria identità in un contesto che non fornisce feedback reali, quindi è privo di una credibilità affettiva solida. Questo blocca l’evoluzione della personalità: è come se si diventasse autistici, chiusi in se stessi. In questo caso l’adolescente si rifugia tutt’al più sul social senza risolvere i suoi problemi”. 

Perché nel convegno che farete parlate di depressione come “umore del tempo”?

“Noi stiamo costruendo tutte queste cose, come crescita tecnologica, ma non ci rendiamo conto di quello che accade.  I nostri rapporti si sono raffreddati attraverso la tecnologia: siamo soli e non comunichiamo. Siamo male accompagnati. Noi sottovalutiamo l’energia dell’emozione: dovremmo riscoprire la consapevolezza, il desiderio e la soddisfazione dei rapporti umani per eliminare la depressione, l’isolamento e la mancanza di empatia che domina questa società”. 

 

Siamo influenzati dai media, che possono cambiare anche i nostri stati d’animo e inculcarci la paura, come nel caso del coronavirus, vero?

“La paura è la reazione delle persone meno strutturate e accorte. L’informazione non è congrua, se analizziamo il caso del nuovo coronavirus: da una parte si trasmettono dei dati che sono tranquillizzanti, perché l’influenza normale fa molte più vittime, dall’altro c’è una percezione e una mobilitazione incoerente, come se si trattasse di chissà quale mortale malattia”. 

Ci può essere una relazione tra paura e depressione? 

“Assolutamente sì. Anche se è la paura di vivere che genera l’ansia, la depressione è una caratteristica di reattività. Con l’ansia la persona combatte ancora: quando arriva la depressione, si arrende, si lascia andare e smette di trasmettere le proprie emozioni, quindi si innestano dei problemi somatici”.

La depressione dev’essere scoperta in tempo per non farla aggravare? Ma come fanno i genitori a scoprirla in tempo? Molti genitori di figli suicidi non si accorgono in tempo del pericoloso malessere del proprio figlio, sottovalutano le condizione...

“Un giovane dichiara la sua terribile sofferenza negli atti. La scuola ha affrontato in maniera inadeguata questa problematica. Si straparla di ‘bullismo’ che denota un processo e una condanna: il disagio dei giovani non possiamo chiamarlo bullismo! Noi trattiamo con dei giovani come se fossero loro la causa di tutto e non il risultato della famiglia, della società e dell’ambiente in cui sono cresciuti. Il bullismo significa colpevolizzare chi è anch’esso una vittima. L’aggressività spesso viene insegnata dalla famiglia persino contro gli stessi insegnanti”. 

I genitori spesso non si rendono conto di quello che accade...

“È chiaro che alcuni genitori, pur essendo implicati in queste vicende, non si rendono conto. Mancano le nozioni affettive di base. Manca la percezione. Anche il miglior genitore può sbagliare pretendendo di risolvere i problemi che lui ha avuto nell’infanzia, ma i problemi del figlio non sono i suoi. È facile sbagliare anche in buona fede. Inoltre, abbiamo delle strutture inadeguate ai cambiamenti repentini di fronte ai quali ci pone la nuova tecnologia”.

Quali sono i segni e i sintomi che un genitore dovrebbe riconoscere per prevenire la depressione del proprio figlio?

“I giovani hanno sempre dei problemi. Un genitore attento sa vederli e non minimizza. Anche la grande letteratura ci racconta dei problemi della pubertà, dal Foscolo allo scarafaggio di Kafka”

Il senso di inadeguatezza e stato un elemento con cui da sempre gli adolescenti hanno dovuto fare i conti…

“L’adolescenza è un periodo di profonda sofferenza e di evoluzione, ma i genitori devono imparare a rispettare la diversità dei propri figli, non devono riflettere la loro stessa immagine. Un altro problema è quello di volere dei giovani conformisti: la scuola non premi i più bravi, ma i ragazzi più conformisti. Si premia chi si conforma al volere e agli atteggiamenti degli adulti. Il giovane, invece, ha bisogno di sbagliare, di conflittualità nella fase dell’adolescenza, ma anche di crescere attraverso gli errori.

Come si cura la depressione?

Per noi psicologi la depressione è un fatto clinico e psicoterapeutico. Bisogna forzare la blindatura della comunicazione che il soggetto ha messo in atto, la chiusura in se stesso. È necessario entrare in empatia: basta che entri una sola persona nell’intimo dell’altro, questo dimostra che la porta della realtà è aperta ancora è che si può recuperare il soggetto. Bisogna partire da alcuni pezzi sani dell’esistenza del depresso per cercare di stabilire una comunicazione con resto del mondo. I depressi possono costruire un rapporto empatico solo se vengono capiti nel profondo”. 

Possiamo evitare i farmaci?

“In questo caso i farmaci curano i sintomi: la causa è umana e la soluzione è umana. I farmaci vengono utilizzati per evitare che i sintomi peggiorino la situazione, ma la cura è quella della psicoterapia e del rapporto empatico”. 

ggorgono@libero.it

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