Report Ambiente e Salute: acque buone, ma troppi tumori nel Salento

mercoledì 26 febbraio 2020

L’Asl nel 2013 ha cominciato a costruire una rete di scienziati, enti di ricerca e controllori per studiare gli effetti dell’ambiente salentino sulla salute. Giovanni De Filippis, direttore del Dipartimento Prevenzione Asl, ha ricordato come è cominciato questo progetto, nella conferenza che si è tenuta in mattinata all’interno della sala conferenze del Museo Castromediano: “Volevamo capire perché nel nostro territorio ci fossero così tanti pazienti affetti da neoplasie, pur non essendoci molti impianti importanti nel Leccese”. Lo studio ha confermato la persistenza di un’area cluster per tumori polmonari maschili nel Salento centro-adriatico corrispondente ai Comuni di: Galatina, Galatone, Maglie, Soleto, Sternatia, Zollino, Corigliano d’Otranto, Cutrofiano, Soleto, Cursi, Neviano, Collepasso, Seclì, Melpignano, Castrignano dei Greci, Sogliano Cavour.

La Asl di Lecce, con il suo Dipartimento di prevenzione è riuscita a raggruppare tutti i dati ambientali disponibili nei vari enti pubblici e li ha aggiornati a quattro anni di distanza: si tratta di un lavoro di oltre 400 pagine elaborato da tutta una serie di ricercatori, come il dottor Prisco Piscitelli (che abbiamo già intervistato nella nostra rubrica Salute Sette). “Negli ultimi 5 anni i dati ambientali della Puglia sono più positivi - ha rassicurato Vito Bruno, Direttore generale Arpa Puglia - Questo perché c’è più collaborazione con le imprese”. L’obiettivo del Secondo Report Ambiente e Salute in provincia di Lecce (dal forte peso scientifico) è quello di condividere le informazioni con la comunità, le imprese e le istituzioni per prendere decisioni condivise di tutela della salute pubblica. “In questa logica, il Dipartimento di Prevenzione ha affrontato il problema della maggior incidenza di tumori polmonari maschili e tumori della vescica in entrambi i sessi (nonché da aumentata mortalità per patologie respiratorie) ribadite dal Registro Tumori ASL Lecce, (aggiornato al 2012 per l’incidenza di neoplasie e al 2016 per la mortalità per tutte le cause), con particolare riferimento ancora ai Comuni dell’area del Salento centro-adriatico per il tumore polmonare maschile (già precedentemente identificati come area cluster per patologie neoplastiche polmonari dall’Istituto Superiore di Sanità sulla base di dati riferiti al periodo 2003-2007) - si legge nello studio - Sulla base dei dati del Registro Tumori aggiornati al 2012, si conferma inoltre un eccesso di tumori polmonari anche nelle donne limitatamente alla città di Lecce, oltre che un eccesso di malattie dell’apparato respiratorio nel sesso femminile distribuito in tutto il territorio provinciale. Non ci sono grandi numeri per i tumori della laringe, ma si registra un pericoloso aumento. Aumentano i casi di pneumoconiosi (153 osservati contro 50 attesi; Rapporto Standardizzato di Mortalità, SMR: 3.02) in quanto malattia essenzialmente professionale ad elevata incidenza nei minatori, non a caso attività svolta in passato all’estero da molti salentini. “Non credo che un’unica causa (ad esempio impianti inquinanti) possa procurare da sola tanti tumori nel Salento: ci sono tutta una serie di cause concatenate che poi fanno sviluppare tante neoplasie in una determinata zona, anziché in un’altra - spiega il direttore De Filippis - È la concorrenza dei fattori che fa la differenza: se oltre a fumare sono esposto a quantitativi di particolato elevati, contenenti benzopirene, derivante da attività industriali, è chiaro che il rischio di contrarre il tumore aumenta“. Confortanti, invece, i dati Arpa sulle acque, che sono risultate in buone condizioni: ora si faranno degli ulteriori approfondimenti sulle acque che vengono utilizzate in agricoltura.

LO STUDIO PROTOS

Lo Studio caso-controllo PROTOS sui fattori di rischio per tumore polmonare in provincia di Lecce ha impegnato fortemente la ASL Lecce con la supervisione scientifica dell’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR di Pisa (Unità di Epidemiologia diretta dal Prof. Fabrizio Bianchi) per arruolare un totale di 1768 persone tra il 2015 e il 2016 (442 malati di cancro al polmone e 1326 soggetti di controllo, tutti georeferenziati su mappa per residenza riferita agli ultimi vent’anni). Lo studio caso-controllo è tra gli studi analitici più avanzati in epidemiologia ambientale in quanto consente - attraverso l’uso di questionari - di prendere in considerazione anche fattori di rischio individuali oltre che fornire la possibilità di georeferenziare le esposizioni. Il disegno dello studio ha permesso di esaminare l’effetto complessivo di fattori di diversa natura (fattori di rischio ambientali, occupazionali ed individuali come quelli socio-demografici, gli stili di vita, l’abitudine al fumo, la dieta) indagati attraverso un questionario da 152 domane distribuite in 6 diverse sezioni. Lo studio ha confermato la persistenza di un’area cluster per tumori polmonari maschili nel Salento centro-adriatico corrispondente ai Comuni di: Galatina, Galatone, Maglie, Soleto, Sternatia, Zollino, Corigliano d’Otranto, Cutrofiano, Soleto, Cursi, Neviano, Collepasso, Seclì, Melpignano, Castrignano dei Greci, Sogliano Cavour. Dalle analisi si evidenzia che solo il 2% dei soggetti di sesso maschile malati di tumore polmonare arruolati nello studio erano non fumatori (8 su 351) e la percentuale sia di fumatori che ex fumatori è significativamente più elevata tra i casi (così come il numero medio di pacchetti/anno di sigarette fumate); il rischio di tumore aumenta del 3 % all’aumento unitario dei pacchetti anno di sigaretta. In particolare, gli uomini con tumore polmonare presentavano: - una minore attività fisica: rischio di tumore polmonare è aumentato del 100% in chi ha dichiarato di effettuare lavoro pesante senza altra attività fisica rispetto a chi ha dichiarato di effettuare lavoro pesante e almeno 30 minuti di una qualsiasi attività fisica per 2 o 3 volte a settimana); - livelli di istruzione significativamente più bassi rispetto ai soggetti di controllo: il rischio di tumore polmonare è del 39% in meno per chi ha conseguito la licenza di scuola media inferiore rispetto a chi ha la licenza elementare o nessun titolo e del 52% in meno per chi ha conseguito la licenza di scuola media superiore rispetto a chi ha la licenza elementare o nessun titolo; - una maggiore propensione al consumo di alcolici: il rischio di tumore polmonare è del 19 % in più per chi consuma eccessivamente alcol rispetto a chi non ne abusa; - una familiarità di base per malattie neoplastiche: il rischio di tumore polmonare è del 29 % in più per i soggetti con familiarità per tumori rispetto a chi non ha riferito familiarità. Oltre che per i suddetti fattori di rischio, negli uomini è stata evidenziata un’associazione statisticamente significativa (con aumento del rischio del 424%) tra tumore polmonare ed utilizzo di pesticidi in agricoltura senza dispositivi di protezione individuale. Per quanto riguarda le donne, sebbene la percentuale di fumatori ed ex fumatori sia significativamente più elevata tra i casi (così come il numero medio di pacchetti/anno di sigarette fumate), si registrava un 34% di non fumatrici tra i casi di tumore polmonare (31 su 91) e la percentuale di donne esposte a fumo passivo risultava al contempo significativamente più elevata tra i casi rispetto ai controlli. Al contrario che negli uomini – e in evidente relazione con l’abitudine al fumo (il rischio di tumore polmonare aumenta del 6% per ogni aumento unitario di pacchetti-anno di sigarette) – nel sesso femminile si evidenziava tra i casi di tumore polmonare una scolarità significativamente più elevata rispetto ai controlli: il rischio di tumore è del 70% in meno per le donne che hanno conseguito il diploma di scuola media inferiore rispetto a quelle con la sola licenza elementare o con nessun titolo di studio. Le donne con tumore polmonare, inoltre, mostravano anche una maggiore propensione al consumo di alcolici (il rischio è del 329 % in più per chi consuma eccessivamente alcol rispetto a chi non ne abusa) ed una familiarità di base per malattie neoplastiche (71 % in più per i soggetti con familiarità per tumori rispetto a chi non ha riferito familiarità). Va considerato che il fumo di sigaretta agisce da moltiplicatore esponenziale del rischio in caso di esposizione ad altri fattori cancerogeni e che le diagnosi istologiche esaminate per i casi arruolati nello Studio PROTOS hanno confermato anche in Salento l’adenocarcinoma come tipo istologico di tumore polmonare più frequente rispetto ai tumori a cellule squamose (tipicamente associati al fumo di sigaretta). Tenuto conto, quindi, che per alcune neoplasie si assiste ad un effetto moltiplicatore per esposizione a più fattori cancerogeni ed in considerazione del fatto che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ritiene gli inquinanti atmosferici (indoor e outdoor) responsabili di un terzo dei tumori polmonari, lo studio PROTOS ha valutato anche potenziali esposizioni ambientali come quelle derivanti dal Gas Radon (che sembra mostrare in Salento livelli naturali tendenzialmente più elevati rispetto ad altre aree della Puglia e d’Italia) e dalle emissioni di grandi camini industriali di impianti sottoposti ad AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale). A tal fine, sono stati prodotti da ARPA Puglia appositi modelli diffusionali riguardanti la centrale termo-elettrica di Cerano e l’area industriale di Galatina-Soleto. Le elaborazioni condotte nell’ambito dello studio PROTOS hanno evidenziato che i residenti nella fascia (quartile) di maggiore esposizione ai livelli di SO2 utilizzato come tracciante di inquinanti emessi dall’area industriale di Galatina hanno un rischio significativamente più elevato di sviluppare un tumore polmonare rispetto agli abitanti della fascia (quartile) con minore esposizione: in entrambi i sessi il rischio di tumore è del 71% in più. Tra le problematiche spicca quella del randon in alcune zone: ecco perché bisogna incrementare le misurazioni e i controlli soprattutto nelle zone dove si verifica una concentrazione delle neoplasie.

LA POSSIBILITÀ DI LAVORARE CON ISTITUZIONI E IMPRESE PER UN AMBIENTE PIÙ SANO

L’obiettivo del Report, che offre un quadro chiaro sull’inquinamento ambientale e sulla incidenza delle neoplasie, è quello di elaborare soluzioni sulla base di dati scientifici. È necessario mettere in atto azioni di prevenzione primaria che possano incidere su numerosi fattori causali e concausali del tumore al polmone, tra cui quelli ambientali, modificabili al pari delle abitudini individuali attraverso lo stretto controllo - fin dalla fase autorizzativa - degli insediamenti produttivi con controlli stringenti sull’entità delle emissioni, i cui esiti sono da valutarsi non solo rispetto ai limiti di legge ma anche con l’imposizione di criteri più restrittivi ove lo richieda lo specifico stato di salute delle popolazioni. Il risultato di tali attività, unitamente ad azioni di prevenzione primaria di carattere generale (es. l’introduzione del divieto di fumo nei luoghi di lavoro o aperti al pubblico) può trovare oggettivo riscontro (in questo caso positivo) dalla lettura dei dati epidemiologici, che mostrano infatti per la provincia di Lecce un iniziale trend in discesa dell’incidenza e mortalità del tumore polmonare nei maschi negli ultimi anni disponibili per consultazione, seppure purtroppo controbilanciato dall’opposta tendenza della stessa neoplasia nelle donne (per quanto ancora al di sotto della media nazionale). Anche per consentire una sempre più puntuale lettura sanitaria del dato ambientale, è dunque necessario che il Registro Tumori della ASL Lecce sia messo in condizioni di fornire dati il più possibile aggiornati (al massimo ai due anni precedenti), così come poter disporre di una revisione delle schede di mortalità aggiornate al semestre precedente. Il report Ambiente e Salute è un’occasione per migliorare la cultura della prevenzione sul piano della lotta al fumo, alle abitudini alimentari scorrette, agli stili di vita sbagliati e soprattutto all’inquinamento ambientale. È il polso della situazione nel Leccese: uno stimolo per limitare smog, inquinamento industriale, randon e mettere al bando tutto i prodotti cancerogeni. “È con la cultura e con le informazioni che si possono vincere battaglie casi difficili” - ha puntualizzato Vito Bruno, Direttore generale Arpa Puglia.

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