Crescono sette, culti distruttivi e "santoni" nel Salento: come riconoscerli ed evitarli

lunedì 24 febbraio 2020
Bisogna imparare a riconoscerli per evitarli. I culti distruttivi si impossessano della vita degli adepti come un morbo, gradualmente, isolandoli, dando false certezze e false cure psicologiche in cambio dei soldi dei malcapitati. Nel Salento crescono le sette new age, i finti corsi di psicologia, i gruppi di psico-sophia e tutta una serie di sette che agiscono sulla psiche di persone che sono in un momento di fragilità. Gli aderenti spesso sono persone colte, preparate e plurilaureate. Oggi vi spieghiamo quali sono i meccanismi psicologici che spingono a fare queste scelte e quali sono i modi per uscirne con la dottoressa Lorita Tinelli, fondatrice del Cesap (Centro Studi Abusi Psicologici). Nel Salento c’è persino una comunità di recupero per alcolizzati e tossicodipendenti collegata a Scientology, una setta americana molto famosa. 


Le sette, i gruppi psico-filosofici, i movimenti new age crescono sempre di più anche nel Salento perché sono un grande affare per chi li fonda e anche perché la scelta di entrare in un culto distruttivo è una scelta emotiva e non razionale: questi gruppi non hanno tutti natura spirituale, ma molti hanno obiettivi di crescita personale. 

Un’indagine conoscitiva che sta portando avanti  il Ce.S.A.P. (Centro Studi Abusi Psicologici, ente pugliese che lavora in tutta Italia per contrastare ogni tipo di abuso ed aiutare chi ne è rimasto coinvolto e i familiari a ritornare ad una vita normale) permetterà anche di stimolare la collaborazione delle Autorità competenti in materia: ancora oggi, infatti, si discute sul tema dei comportamenti indotti e del condizionamento delle scelte, senza contare che vi è, inoltre, un vuoto legislativo da colmare, dopo la cancellazione del “reato di manipolazione mentale” presente nel Codice penale (art. 603). In tanti riescono a uscirne fuori dopo aver perso tantissimi soldi, altri spengono la loro capacità critica e diventano succubi del gruppo. 

“Ogni anno sono centinaia le richieste di aiuto che ci arrivano e a cui tentiamo di dare risposta – afferma la dottoressa Lorita Tinelli, fondatrice del Cesap - Abbiamo pensato di attivare ora una ricerca conoscitiva su territorio nazionale, al fine di rilevare dati che intendiamo comparare con quelli di altre ricerche similari adottate in altri Stati da colleghi studiosi del fenomeno settario. L'obiettivo è quello di fare un punto della situazione globale e di portare dati oggettivi per meglio affrontare la problematica dal punto di vista istituzionale e specialistico”

INTERVISTA ALLA DOTTORESSA LORITA TINELLI, FONDATRICE CESAP

Dottoressa, quando possiamo definire un culto distruttivo? Quali sono i criteri psicologici che ci portano a definire un culto in questo modo?

“Quando il culto entra nel merito delle scelte di vita della persona, quando diventa altamente invasivo e spinge all’isolamento si può utilizzare il termine “distruttivo”. Da anni seguiamo le vittime, ma soprattutto i familiari che ci raccontano i cambiamenti improvvisi dei loro cari che aderiscono ad alcune sette, culti o a movimenti di vario genere. Chi aderisce ai culti distruttivi, in genere, cambia tutti gli ambiti della propria vita: viene reinterpretata la propria esistenza, quello che si era prima e quello che si è diventati dopo, disconnettendosi dai rapporti amicali o familiari che potrebbero risultare nocivi per il nuovo sé”. 

L’isolamento, rinnegare i rapporti con amici e parenti che non entrano a far parte del gruppo di culto, è una delle caratteristiche tipiche, vero? 

“C’è gente che si isola e taglia i ponti con il proprio passato, con la famiglia e gli amici, diventando un adepto”. 

Qual è il profilo delle persone che entrano a far parte di un culto distruttivo?

“Dobbiamo abbandonare il pregiudizio di chi ritiene che si rivolgano ai maghi, ai culti distruttivi e alle sette solo persone ignoranti o incapaci di intendere e di volere. Questa convinzione è assolutamente sbagliata: la scelta non è di carattere razionale, ma emotiva, di ‘fede’. Anche persone che occupano ruoli importanti nella società, laureate, plurilaureate possono imbattersi ed essere affascinate da un gruppo che promette salvezza dal dolore. Un altro mito da sfatare è il fatto che le sette abbiamo tutti una costituzione residenziale. In realtà, chi entra in una setta non va a vivere sempre insieme ai membri della setta. In Italia sono poche le comunità residenziali che riguardano i culti distruttivi. Nella maggior parte dei casi gli aderenti si ritrovano in seminari e in altri luoghi di culto con continuità e in occasioni e che li spingono a donare sempre più soldi ai vertici della setta”.

In effetti esistono diverse sette new age o movimenti “psico-filosofici” nel Salento che spingono gli aderenti a sborsare decine di migliaia di euro negli anni attraverso seminari, corsi, meeting e altro...

“Esattamente. Questa è una delle modalità più diffuse per spillare soldi a chi aderisce ai culti distruttivi. Sono corsi che non finiscono mai, possono durare anche oltre 10 anni. Uno degli obblighi non scritti di queste associazioni è di portare quanti più amici o parenti possibile. Spingono l’aderente a fare proselitismo: il gruppo convince a portare a sé  tante persone. Chi non aderisce viene trattato come se fosse inferiore e in genere anche allontanato”. 

Nel Salento esistono molti di questi gruppi, vero? 

“Certamente. C’è addirittura un gruppo che propone corsi di memoria, apparentemente, ma che, in realtà, si occupa di altri aspetti della vita della persona e chiede agli studenti che si iscrivono a questi corsi di cominciare un’attività di volantinaggio per adescare altre persone. L’interesse di chi sta al vertice è quello di tirare dentro quante più persone possibile per riempirsi le tasche. In genere sono organizzazioni piramidali, il vertice è sempre molto ricco. È come un multi-level marketing”.

Proprio per non farsi rovinare il business da parenti o amici, i vertici di questi culti distruttivi, impongono di portare dentro al gruppo gli amici e i propri cari, altrimenti cercano di allontanarli...

“La caratteristica tipica dei culti distruttivi e proprio quella di far apparire chi sta fuori come gente cattiva, oppure che non capisce, che non possiede la verità assoluta che loro hanno: chi è fuori induce al pericolo. Il gruppo è la verità assoluta”. 

Un problema molto rilevante e capire come definire i testimoni di Geova: molti parlano di setta. In effetti si tratta di un culto che ha convinzioni antiscientifiche, come quella di vietare le trasfusioni di sangue ai propri adepti (rischiando di far morire persone in condizioni gravi), ma anche comportamenti un po’ troppo chiusi nel caso di vicende di pedofilia...A questo si aggiunge il fatto che è difficile uscire da questo gruppo senza essere ripudiati anche dagli stessi familiari...

“Dal mio punto di vista i Testimoni di Geova hanno delle modalità settarie: definiscono le persone che non fanno parte del gruppo ‘quelli del mondo’, hanno un gergo molto particolare, sono organizzati in maniera verticistica, le informazioni vengono date da un gruppo di 8 membri del Comitato direttivo che vive a Brooklyn e queste direttive vengono eseguite pedissequamente e acriticamente dai componenti di ogni parte del mondo (5 milioni di adepti che non contestano mai i loro capi). Una cosa su cui si soffermano in pochi è il comitato giudiziario che esiste all’interno. Questa loro convinzione di poter giudicare una persona anche sul piano politico e civile ha creato non poche polemiche all’estero, soprattutto per i casi di pedofilia che non sono stati adeguatamente denunciati e smascherati dai membri di questo gruppo. I pedofili non vengono denunciati nella società civile alle autorità preposte e questa cosa viene omessa anche agli addetti delle congregazioni. Quindi è possibile che si verifichi un inconsapevole copertura dei pedofili”.

Di recente si sospetta, per un vecchio caso che riguarda la scomparsa di un bambino, che gli aderenti ai Testimoni di Geova abbiano avuto qualche difficoltà nel raccontare tutto quello che sapevano per non coinvolgere un adepto. Si tratta di ipotesi investigative, ma l’impostazione di questi gruppi non aiuta, a prescindere da questo caso...

“Le convinzioni degli aderenti a questa setta sono strane: sono convinti che per accusare qualcuno il fatto debba avvenire alla presenza di due testimoni. Ma un pedofilo perché dovrebbe essere tanto stupido da commettere il reato davanti a due testimoni? In questo modo la difesa di un pedofilo all’interno del gruppo si rafforza e la vittima non può dimostrare nulla”. 

Come si esce fuori da questi gruppi? Che tipo di consiglio possiamo dare ai familiari di chi aderisce ai culti distruttivi?

“Il consiglio che do a tutti i familiari e gli amici è di non attaccare frontalmente il gruppo settario in cui sono incappati i soggetti in questione. Quando queste vittime di abusi psicologici vedono attaccati la propria verità assoluta, come reazione si allontanano da chi fa questo attacco. Meglio non contestare questa appartenenza. Bisogna farsi aiutare dalle associazioni che sono sul territorio e mantenere una comunicazione aperta col proprio caro, cercando di interrompere il flusso economico. Questi gruppi in realtà si legano all’adepto solo per avere i suoi soldi: hanno necessità di avere quanti più aderenti possibili. Le associazioni per uscire da questo gruppi danno dei consigli precisi su cosa fare”. 

A Lecce abbiamo dei gruppi che raccontano ai loro aderenti di essere l’avanzamento della terapia psicologica, che ancora in Italia non è stato accettato, mentre in altri paesi sì e curano in maniera abusiva e inadeguata depressi e anoressici...

“Purtroppo questo è un difetto anche di chi si affida alle panacee, cioè alle cure alternative. Purtroppo c’è chi pensa che la medicina ormai sia in disuso e sia necessario seguire santoni che promuovono medicine alternative. Ci sono tantissimi di questi casi: c’è chi ha fatto morire i propri figli con medicine alternative. Dobbiamo cercar di far capire a queste persone che il metodo scientifico è l’unico che può dare risultati veri. Il modello condiviso riconosciuto dalla scienza, basato sulle evidenze, con medici e psicologi vincolati a un codice deontologico, è l’unico che può risolvere i problemi delle persone. Bisogna lavorare con intelligenza per far capire agli adepti che li stanno prendendo in giro. Non frapporsi e farsi aiutare: quando i familiari si accorgono è già troppo tardi e la gestione psicologica è difficile. Anche le forze dell’ordine non hanno sempre gli strumenti per capire cosa accade. Spesso ci sono truffe, abuso della professione e altri reati di carattere manipolatorio. Bisogna segnalare i ‘santoni’ agli organi preposti. Bisogna raccogliere prove e denunciare”. 

Nel Salento non si denuncia è questi gruppi proliferano, vero? 

“Ci sono anche realtà poco conosciute nel Salento: ad esempio una comunità di recupero alcolisti e tossicodipendenti che si ispira a Scientology, dove vengono propinate le teorie di Ron Hubbard per trattare i pazienti, senza uno psicologo e senza cure adeguate. È un centro che ha avuto per errore una convenzione con l’Asl. C’è da mettersi le mani nei capelli. È una faccenda seria”. 

ggorgoni@libero.it

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