I reni organi importanti, ma trascurati: ancora alta la mortalità per malattie renali

venerdì 21 febbraio 2020
di Gaetano Gorgoni

Tanti esperti e luminari si sono ritrovati in mattinata a Gallipoli per due giorni di meeting sulle patologie che riguardano i reni e sulla necessità di organizzare cure domiciliari più efficienti creando una rete territoriale. Il Convegno è stato organizzato dal dottor Alessandro D’Amelio, Responsabile UO Nefrologia e Dialisi di Gallipoli. C’è la possibilità di diminuire le ospedalizzazioni grazie alle nuove terapie: ormai ci si può curare bene a casa o anche in hotel, durante una vacanza, ma le criticità sono ancora tante e la mortalità resta alta. La popolazione invecchia le le malattie renali aumentano: bisogna fare di più per la prevenzione, secondo i nefrologi intervenuti nel meeting gallipolino. Le complicanze dell’insufficienza renale e di tutta una serie di problemi renali sono pericolosissime: l’anemia, ad esempio, porta a uno stato infiammatorio cronico.

Tutto può cominciare con il dolore ai reni, ma non devono essere i disturbi a spingerci a tenere alta la guardia, perché le malattie renali cominciano in maniera silente, come ci spiega il dottor D’Amelio. La difficoltà a urinare, le urine torbide, bisogno di urinare spesso, bisogno di urinare la notte o l’anuria (mancata emissione di urina), il dolore a un fianco o addominale, presenza di proteine nell’urina e nausea con debolezza e affaticamento dovrebbero far scattare il campanello d’allarme, ma si tratta comunque di segnali che possono sorgere quando la malattia è già avanzata. La vera prevenzione si fa con gli screening quando si sta bene. I problemi possono essere diversi: uno dei più diffusi è l’insufficienza renale, che può causare anemia e questo porta a un rischio alto cardiovascolare (con un grado alto di mortalità). 

“In questa condizione il paziente è in uno stato di infiammazione cronica che può creare tutta una serie di problemi - spiega Filippo Aucella, direttore UOC Nefrologia e Dialisi- San Giovanni Rotondo (Foggia) - Senza supplementi di ferro  l’eritropoietina non funziona”. Metabolismo del ferro e della vitamina D sono collegati: bisogna intervenire ristabilendo l’equilibrio. I nuovi farmaci e le nuove tecnologie hanno dato la possibilità di fare grandi passi in avanti per il miglioramento della qualità di vita anche nei pazienti molto anziani. Lo specialista deve essere in grado di individuare la terapia più adeguata all’organismo del singolo paziente scegliendo il farmaco e le dosi dopo una serie di approfondimenti. Un altro problema è quello della continuità delle terapie in soggetti anziani che possono essere poco adatti a seguire, senza dimenticanze, la terapia. Ecco perché la “monosommisistrazione” diventa un modello importante. Trovare farmaci che si possano prendere una sola volta, per evitare che una terapia lunga nel corso della giornata possa esporre il paziente (specie chi è anziano) a dimenticanze.

LA LECTIO DI GIULIANO BRUNORI: NEL SUD PIÙ SVILUPPATE LE MALATTIE RENALI 

Il presidente della Società Italiana Nefrologi, impegnato nel volontariato in Africa, ha sciorinato i dati sulla malattia renale cronica: molto diffusa soprattutto nella popolazione anziana (nascono meno persone in una società che invecchia). I nefrologi oggi gestiscono 2,2 milioni di pazienti. Si parla di deospedalizzazione attraverso la Telemedicina e le cure a domicilio, ma gli anziani che vivono da soli quasi mai sono in grado di sostenere in solitudine queste terapie - ha puntualizzato Brunori. Personalizzare le terapie, favorire le cure a domicilio e aprirsi alla teledialisi assistita sono le nuove frontiere della Nefrologia, ma le criticità da affrontare sono tante. 

“Oggi la cura domiciliare ha il problema di non avere un reticolo familiare forte come succedeva in passato - spiega il presidente Brunori - Gli anziani sono sempre più soli. Come faccio a gestire un paziente a domicilio senza il sostegno di familiari che siano in salute? Gli anziani soli, che sono tantissimi, non possono gestire una terapia. Abbiamo sempre più famiglie unigenitali, fatte di persone sole in una popolazione sempre più vecchia”. L’invecchiamento della popolazione è costante: lo dicono i dati ISTAT, che indicano una pericolosa e continua diminuzione delle fasce giovanili. Il presidente spiega che al sud la malattia renale è più sviluppata. “Probabilmente non sono diffusi gli strumenti di prevenzione, informazione e di reddito come al nord e questo penalizza il sud, dove ci si ammala di più a livello nefrologico. Quindi, prima di parlare di deospedalizzazione dobbiamo parlare di pari opportunità”. 

Più della metà dei malati nefrologici hanno oltre 70 anni e gestirli non è per niente facile: “Si parla troppo poco di nefrogeriatria, anche tra esperti - spiega il presidente della Società di Nefrologia - Le cinque, otto o dieci molecole diverse che somministriamo hanno degli effetti non omogenei su un uomo ultrasettantenne o ultraottantenne” - ha avvertito il presidente Brunori. Il dializzato anziano costa di più perché è più esposto alle complicazioni. In genere obesità, ipertensione e sovrappeso sono i problemi da combattere per evitare che il paziente diventi un dializzato. Si registra un eccesso di mortalità da combattere tra gli anziani con malattia renale cronica. Insomma, prima di dire che si può fare a meno dell’ospedale si deve cercare di costruire un sostegno territoriale importante soprattutto per i malati anziani, puntando sulla prevenzione e sul dialogo con i medici di famiglia. “I nefrologi devono sviluppare competenze geriatriche e allacciarsi meglio alle strutture territoriali, alle case di riposo (con gestione dei pasti senza sale e grassi in eccesso), ai medici di famiglia per prevenire e curare meglio i problemi renali degli anziani. I nefrologi devono imparare a coordinare una rete di prevenzione”. 

INTERVISTA AL DOTTOR ALESSANDRO D’AMELIO, RESPONSABILE UO NEFROLOGIA E DIALISI - OSPEDALE DI GALLIPOLI

Dottore, questo meeting è una grande occasione di scambio di conoscenze con i più grandi esperti italiani di Nefrologia, vero? 

“È un’occasione unica di confronto che ci fa acquisire ulteriori nozioni: lo scopo è quello di arricchirsi e di scambiare conoscenze ed esperienze nel campo della Nefrologia. Ci sono delle grandi personalità e importanti luminari riuniti a Gallipoli per la prima volta. La partecipazione massiccia ha decretato il successo di questo incontro”. 

Come possiamo prevenire i problemi renali? 

“La prevenzione è una parte fondamentale: la possiamo fare solo attraverso gli screening periodici, perché spesso le malattie nefrologiche possono iniziare in modo asintomatico. Si fa ancora poca prevenzione perché la maggior parte delle persone non conosce la funzionalità dei reni. Le patologie renali non danno segnali finché l’organo non è compromesso in maniera seria. Con l’esame delle urine e un’ecografia renale ogni tanto, per controllare la funzionalità renale, possiamo stare tranquilli. Se c’è una familiarità, bisogna fare i controlli da subito. Comunque, è sempre consigliabile un banale controllo periodico della funzionalità renale”. 

A quale età dobbiamo cominciare a fare gli screening per i reni? 

“Da subito, perché spesso le problematiche sono asintomatiche, come spiegavo prima. Se c’è una familiarità, consiglio i controlli anche ai ventenni. Le infezioni alle vie urinarie, la calcolosi e tanti altri problemi possono essere scoperti in tempo solo in questo modo”.

I nostri reni sono messi a dura prova soprattutto dalle sostanze e dai farmaci assunti in maniera impropria, vero? 

“Certamente, c’è soprattutto un abuso di antibiotici: a volte si prendono quando non è necessario; spesso non si usano quelli giusti per curare le vie urinarie, se c’è un’infezione, e questo comporta perdita di tempo, meccanismi di resistenza e avanzamento dell’infezione. Il campo della prevenzione nefrologica è molto vasto e passa attraverso l’uso corretto dei farmaci”.

La deospedalizzazione e gestione dei pazienti anziani sta funzionando nel Salento?

“C’è da fare ancora molto. Curare il paziente a casa sua è un vantaggio anche psicologico per il paziente. Bisogna ancora lavorare con il territorio per essere più efficaci”. 

ggorgoni@libero.it

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