Il disturbo ossessivo compulsivo è un problema autonomo rispetto all'ansia: come curarlo

lunedì 17 febbraio 2020

di Gaetano Gorgoni

Ci sono delle importanti novità nella nuova versione del DSMV (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) il DOC (disturbo ossessivo compulsivo) non è più considerato una variante dei disturbi d’ansia, ma viene considerato come una entità nosologica autonoma. Ce lo spiega il direttore del Dipartimento di Neuroscienze dello Studio Calabrese di Cavallino, il dottor Giovanni Caggia. “La caratteristica essenziale del DOC è una attività mentale e comportamentale che occupa il soggetto per buona parte del suo tempo. In sostanza questo ‘iperaffacendamento’ ha lo scopo di neutralizzare dei contenuti mentali che lo infastidiscono e lo turbano”. Lavarsi sempre la mani, essere aggressivi con tutti (un’ossessione di doversi difendere), essere ossessionati da una religione, dal sesso, oppure accumulare cose inutili e tanti altri atteggiamenti che rappresentano un vero e proprio disturbo psichiatrico oggi devono essere affrontati con un nuovo approccio.


I disturbi ossessivi compulsivi variano da un soggetto all’altro, ma hanno tutti una caratteristica: fanno vivere molto male chi ne è affetto. “All’aspetto ossessivo segue una iperattività volontaria e finalistica, ma alla fine inconcludente nel senso che il paziente sente la necessità di ripeterla continuamente in quanto la sente non efficace (compulsione) - spiega il neurologo Giovanni Caggia - In termini semplici, mentre un individuo ha il dubbio di essersi sporcato le mani e quindi se le lava, nel paziente ossessivo non c’è controllo del contenuto mentale e quindi il paziente è portato a lavarsi le mani ripetutamente. L’insicurezza nonostante tutto persiste e riemerge nuovamente il dubbio che porta il paziente ad continuo ed esasperante lavorio mentale. Nel DOC i sintomi provocano un disaggio soggettivo marcato con ricadute pesanti sul funzionamento lavorativo e sociale del paziente”. Stiamo parlando di un problema che può cronicizzarsi, anche se si possono attraversare fasi altalenanti di miglioramento e di peggioramento, ma molto spesso si arriva un punto in cui la qualità della vita ne risente gravemente. Il soggetto è continuamente turbato perché si sente spesso obbligato ad agire o pensare nel modo sintomatico e per questo cerca di contrapporsi e di resistere alle sue pulsioni. L’idea è ossessiva si rimugina incessantemente, fino a compiere azioni che dovrebbero dare una risposta ai pensieri ossessivi, ma che in realtà li incancreniscono ancora di più la situazione. Il soggetto che soffre di ossessioni e compulsioni, oppure di sole ossessioni, non ce la fa da solo a frenare le sue azioni e sui pensieri, ecco perché prima o poi dovrà rivolgersi a uno psicologo. Spesso ci si rivolge agli specialisti quando la situazione di sofferenza interiore diventa insostenibile: ad un certo punto il paziente si rende conto che da solo non può controllare la sua vita, il naufragio dev’essere bloccato.

EPIDEMIOLOGIA E VARIE OSSESSIONI

Dal punto di vista epidemiologico la prevalenza del disturbo è compresa tra il 2 e il 3%. Si stima che un 10% dei pazienti abbia almeno un parente di primo grado che presenta lo stesso disturbo. I sintomi ossessivi sono rappresentati da: ossessioni di contaminazione; ossessioni di aggressività; ossessione per il bisogno di precisione e simmetria; ossessioni somatiche; ossessioni religiose; ossessioni sessuali; ossessioni di accumulo e risparmio. “Pertanto i sintomi compulsivi sono rappresentati da compulsioni di pulizia e lavaggio, rituali ripetitivi, compulsioni di ordinare, compulsioni di accumula-collezionare, rituali di conteggio - ci spiega il neurologo del Centro Calabrese - Nella maggior parte dei pazienti l’esordio si colloca tra i 10 e i 40 anni con un decorso sia episodico che cronico (75-80%). Si associano spesso depressione, disturbi da tic, disturbo di Tourette, abuso di sostanze (alcool, sedativi), insonnia”. Idee, pensieri, impulsi o immagini occupano per buona parte della giornata la mente di questo tipo di pazienti psichiatrici. I pensieri negativi vengono percepiti come un’onda, fastidiosa e frequente, che non è possibile frenare e che affonda ogni altro pensiero. C’è la consapevolezza che si tratti di un’ossessione irrazionale o comunque esagerata, ma non si riesce a placarla. Le compulsioni sono azioni mentali e comportamenti di risposta alle ossessioni: ad esempio lavo spesso le mani perché sono ossessionato dal pensiero di averle sporche. Ma la compulsione, alla fine, si rivela una risposta ai pensieri insufficiente a placarli. Può essere un’ossessione anche la convinzione di non dover pensare al nome delle persone a cui voglio bene in ospedale, altrimenti potrebbero ammalarsi, oppure pensare sempre di avere le mani piene di germi pericolosi e nocivi. La superstizione può diventare ossessiva. Questi pensieri sono presenti nell’arco dell’intera giornata: ad esempio pensieri erotici oppure bestemmie. La consapevolezza di avere pensieri immorali tormenta il soggetto interessato. Stesso problema che nasce quando una persona è afflitta continuamente dal dubbio di aver dimenticato qualcosa, ad esempio il rubinetto aperto (questo può generare un’enorme perdita di tempo nell’andare a controllare ogni volta, con una profonda frustrazione). Si manifestano gli stessi problemi per chi è maniaco dell’ordine o nei soggetti che hanno sempre paura di contrarre una malattia.

LE CAUSE DEL DOC


Dal punto di vista neurobiologico la patogenesi del disturbo è da ricercare in una disregolazione di alcuni neurotrasmettitori, primo tra tutti la serotonina. La terapia farmacologica si fonda sull’utilizzo di farmaci antidepressivi come il citalopram e l’escitalopram. Dal punto di vista psicologico una delle concause del disturbo ossessivo compulsivo potrebbe essere un esagerato senso di responsabilità e il senso di colpa instillato dai genitori quando il paziente è in una fase delicata della sua crescita. La forte rigidità morale e un’educazione particolarmente severa, con regole troppo dure e punizioni esagerate, è un elemento che generalmente caratterizza le persone che soffrono di questi disturbi.

LA CURA: DALLA TERAPIA COGNITIVO COMPORTAMENTALE ALLA rTMS

Un aspetto fondamentale è rappresentato dalla terapia cognitivo comportamentale. In questo senso le tecniche più studiate e validate sono rappresentate dalla esposizione e prevenzione di risposta. In termini semplici il paziente viene esposto agli stimoli che provocano il DOC e nello stesso tempo lo si istruisce a dilazionare progressivamente la risposta. Un trattamento del tutto innovativo è rappresentato dall’utilizzo delle tecniche di neuromodulazione in particolare la stimolazione magnetica transcranica ripetitiva(rTMS). “Da qualche anno presso il Dipartimento di Neuroscienze dello Studio Calabrese di Cavallino utilizziamo questa metodica nel trattamento del DOC associando sempre l’approccio comportamentale - spiega il direttore Caggia - I nostri risultati in questo senso sono ottimi: spesso non utilizziamo terapia farmacologica e, quando fosse necessaria, privilegiamo l’approccio con la Cannabis terapeutica (CBD). Nel nostro centro abbiamo una casistica importante che riguarda questo disturbo”.

ggorgoni@libero.it

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