La Rete Oncologica Pugliese compie un anno e c'è anche il Certificato Oncologico

sabato 15 febbraio 2020
 La Puglia si è messa al passo con l'Europa: la ROP (Rete Oncologica Pugliese) è nata un anno fa, funziona, ma dev’essere perfezionata, comunicata e rafforzata con più personale. Nella sala conferenze delle Officine Cantelmo si è tenuto l’incontro con le istituzioni sanitarie per tracciare un bilancio dei 12 mesi trascorsi. Tra le criticità c’è la necessità di collegarsi meglio al territorio e ai medici di base. Sono stati fatti molti passi in avanti per velocizzare il percorso diagnostico e terapeutico e i viaggi della speranza sono in diminuzione, ma c’è da fare ancora tanto. Oggi è finalmente una realtà anche il certificato oncologico.

Grazie alla Rete Oncologica con una sola chiamata il paziente oncologico viene preso in carico e curato secondo una medicina di precisione, che agisce con farmaci innovativi. Nel pomeriggio di oggi, all’interno dell’Open Space di Palazzo Carafa, dalle 16:30, istituzioni sanitarie, associazioni di volontari e “addetti ai lavori” hanno fatto il punto della situazione. Si è discusso di quanto sia collegata la rete oncologica al territorio: la risposta è che c’è ancora molto da fare. I medici di base devono collegarsi con questo sistema regionale ed essere preparati all’inserimento dei pazienti che ne hanno effettivamente bisogno. Il paziente oncologico non dev’essere mai lasciato solo: dev’essere indirizzato e preso per mano lungo tutto il corso della sua vicenda, dalla diagnosi alla cura, fino alla fase “post-terapia”.

Con la rete oncologica la terapia viene studiata sul singolo soggetto, sul suo particolare organismo, con medicinali e tecnologie di ultima generazione. “Un piccolo passo è stato fatto. La Puglia oggi ha una rete oncologica efficiente - spiega Giammarco Surico, Coordinatore operativo UCoor, che ringrazia addetti ai lavori e associazioni - Crescono gli screening oncologici e diminuiscono i viaggi della speranza. La copertura degli screening sulla mammella passa al 60 %, dal 40 % in cui era”. La partita contro il cancro continua a dare risultati positivi: 3 milioni e 300 persone sono sopravvissute a questo male a 10 anni dalla diagnosi. C’è un altro grande passo in avanti fatto dall’oncologia pugliese: il Certificato Oncologico Introduttivo (fondamentale per l’invalidità civile e per usufruire di altre normative che riguardano gli invalidi), voluto fortemente dal Cavaliere Francesco Diomede (vicepresidente nazionale FAVO, Federazione Italiana Associazioni di Volontariato in Oncologia) e attivato grazie all’accordo tra Regione Puglia e Inps. Il vicepresidente FAVO ha chiesto a tutte le associazioni di fare un gioco di squadra senza divisioni.

IL LAVORO DI SQUADRA E LA PREVENZIONE

“Gli animali vengono pompati di antibiotici e inevitabilmente queste medicine finiscono nell’organismo di chi li mangia” - spiega uno dei pazienti, che chiede di puntare di più sulla prevenzione e sulla capacità di intervenire quando il paziente sta bene.

Bilancio positivo sulla rete oncologica anche per la dottoressa Silvana Leo, Coordinatrice DIOnc Lecce, che sottolinea la forza del lavoro di squadra: “Rete oncologica, lavoro in team, quindi non più l’io, ma il noi, percorsi diagnostici - terapeutici assistenziali (pdta) precisi, che sono stati deliberati per 5 tumori (colon, mammella, prostata, utero e polmone) sono il segreto di questo passo in avanti: quindi tutti agiamo secondo linee guida ben precise. Il paziente con sospetto oncologico viene immesso nel CORO, il percorso diagnostico e terapeutico, con tutta una serie di figure che intervengono (infermiere, medico, oncologo, vari specialisti che dialogano tra loro, psicologo, assistente sociale e tanto altro). Siamo organizzati con ambulatori per patologie: dobbiamo solo migliorare il collegamento con i territori. L’obiettivo è la diminuzione ulteriore della mobilità passiva. Anche la prevenzione migliora grazie a questo gioco di squadra”. Spesso ci dimentichiamo di avere uno straordinario sistema sanitario, a fronte dei problemi che può avere: dobbiamo ricordarcelo” - spiega Carlo Salvemini, sindaco di Lecce. Il primo cittadino cita il racconto di uno dei fratelli Vanzina, che si era rivolto a una clinica d’eccellenza Usa per curare il fratello, ma che si sentì dire che negli Stati Uniti una cura migliore di quella che stavano dando in Italia a suo fratello non sarebbe stata possibile.

In Puglia la rete oncologica c’è: adesso dev’essere comunicata a tutti. 

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