La rinascita di Cellino attraverso l’economia del vino, intervista al sindaco

venerdì 7 febbraio 2020

CELLINO SAN MARCO - In un sistema integrato, anche e forse "soltanto" a livello economico, la produzione e la commercializzazione dell'agroalimentare è una voce trainante della crescita economica non soltanto italiana, ma anche continentale. Dopo il recente abbandono dell'Unione Europea, con annessi vantaggi commerciali derivanti dalla libera circolazione di merci e persone e dall'unione doganale, da parte del Regno Unito, anche il Paese di Sua Maestà diverrà uno dei tanti attori globali "amici-concorrenti" che l'UE non può sottovalutare e non deve sottostimare nella stipulazione dei trattati commerciali di libero scambio, ammesso che la politica economica della Commissione Europea voglia proseguire lungo questo percorso.

Un Trattato Commerciale di Libero Scambio che sta suscitando molto scalpore, soprattutto nella controparte europea, è il Ceta: l'accordo tra Unione Europea ed il Canada, firmato il 30 Ottobre 2016 e parzialmente in vigore dal 21 Settembre 2017. Non essendo stato ratificato da tutti i firmatari, ma soltanto da 13, con l'Italia che non ha ancora compiuto il "grande passo", l'accordo non è entrato a pieno regime. Perché il Belpaese non ratifica? Le polemiche sono sorte proprio intorno al tema del settore agroalimentare, poiché non vi sarebbe, secondo le nostre associazioni di consumatori, la possibilità di una concorrenza equa tra le controparti nella vendita nei rispettivi mercati per via dei bassi parametri di qualità e controllo in Canada. L'Italia, che può vantare uno dei settori agroalimentari ed enogastronomici più importanti e fruttuosi al mondo, non può certamente "fare il passo più lungo della gamba".

La lotta è già impari tra le nostre eccellenze, anche e soprattutto di produzione locale, con le imitazioni diffuse nei mercati americani e asiatici. Al proposito di far luce su un argomento che sta interessando l'opinione pubblica mondiale (la guerra dei dazi USA-Cina, con l'Unione Europea che rischia di finire stritolata nella morsa dei due), il Sindaco di Cellino San Marco, Salvatore De Luca, ha espresso le sue considerazioni inerenti il ruolo dell'Europa nel commercio e lo stato di salute del fiore all'occhiello dell'economia Cellinese: il vino.

Qual è lo stato di salute dell'economia del vino, una delle principali attività di Cellino San Marco?

"Il Comune di Cellino San Marco è uno, insieme ad altri della fascia sud-brindisina, che rappresenta la 'culla' del Negroamaro, un vitigno autoctono per eccellenza insieme al Primitivo. L'economia del nostro Comune si regge sulla viticoltura e, in parte, sull'olivicoltura. Sul fronte Xylella, noi abbiamo una situazione drammatica. L'infestazione sta continuando. Per la viticoltura, Cellino è un polo di eccellenza, abbiamo diverse strutture che operano nel settore, conosciute a livello nazionale e internazionale. L'economia del nostro territorio è basata sul vino, in particolare sul Negroamaro. Rappresenta il nostro valore aggiunto. È un'economia che sta raccogliendo molti frutti e dando grandi soddisfazioni".    

Lei è Presidente della Cantina Sociale Cellinese, quanti dipendenti ha l'azienda e che volume di indotto genera per il territorio?

"La Cantina Sociale Cellinese è la cantina storica del Paese. Nacque nel 1957 dopo le sommosse che ci furono in quel periodo, che fecero tre morti a San Donaci. Io sono Presidente della Cantina dal 2006, sono subentrato in una situazione tragica per la Cantina. Rispetto agli anni '80, è una cooperativa che amalgama tradizione e innovazione tecnologica: attualmente ha circa 250 soci, 5 dipendenti fissi e, nel periodo vendemmiale, i dipendenti aumentano fino a 20 unità. È una cantina che lavora attualmente dai dodici ai quindicimila ettolitri, purtroppo esce da una situazione particolare ed il potenziale vinicolo di Cellino San Marco è notevolmente ridotto, anche a causa degli impianti fotovoltaici sul territorio. Il ricambio generazionale non c'è stato, anche se ultimamente si sta ritorno ad investire nella terra. La Cantina cerca di produrre un quantitativo di vino, in base ai conferimenti, che si aggirano dai diecimila ai ventimila ettolitri. Il vino è venduto per la maggior parte in cisterna ed una piccola parte in bottiglia. La forza della Cantina sono i soci".

Qual è il gioiello vinicolo, a livello di qualità e di quantità, del territorio?

"Il Salento è noto per i vini di tipo rosato. Il vino rosato è una tipologia di vino, non è una via di mezzo tra rosso e bianco. Sta riscuotendo molto successo tra i giovani e le donne, è un vino d'annata da consumare entro l'anno. Dopo il primo anno si ossida e perde le sue caratteristiche".

Certamente la qualità del vino Cellinese sarà apprezzata nel Mondo, quanto è esportato" il vostro vino e in quali zone riscuote più successo?

"Il mercato di riferimento è nazionale, per le esportazioni consideriamo la Svizzera, Lussemburgo, Belgio, Giappone. La parte delle esportazioni costituiscono una minoranza della commercializzazione totale".

Secondo lei, esiste la possibilità di cooperare, almeno in alcuni settori, con le altre cantine del paese per uno sviluppo collettivo oppure si tende a proseguire a livello economico-commerciale autonomamente?

"La Cantina è, sul territorio, quella più piccola. Il mercato di riferimento è nazionale, altre cantine sul territorio, che sono di eccellenza, hanno strategie e mercati completamente diversi. Ciò non esclude che tra di noi si possa collaborare, ci possono essere degli scambi laddove una cantina non ha una tipologia di prodotto può rivolgersi alla cantina vicina. Esiste questa forma di collaborazione a Cellino. Qui esisteva un'altra cantina, oltre alla Cantina Sociale Cellinese, alla Cantina "Due Palme" e alle altre: la Cantina Riforma Fondiaria, dove adesso c'è uno spazio commerciale di un'altra cantina. Esperienze in questo senso sono state già fatte. Per il territorio di Cellino San Marco, il vino è il prodotto principale: dà lavoro a tante persone, adesso e da più di quindici anni sta dando grandi soddisfazioni in termini di remunerazioni agli agricoltori".

In qualità di Sindaco, l'amministrazione comunale come può incisivamente aiutare gli operatori del settore a crescere?

"Il vino dà lavoro e sostentamento non soltanto agli imprenditori del settore, ma anche a fornitori, operai e famiglie degli addetti ai lavori. Sì, l'amministrazione comunale può aiutare gli operatori del settore, compatibilmente con le richieste. Dobbiamo avere presente che il Comune di Cellino San Marco, non avendo uno strumento urbanistico, ha dato la possibilità, attraverso le varianti, di far ampliare le strutture esistenti sul territorio. Ogni amministrazione ha collaborato con gli imprenditori di Cellino San Marco, affinché si potesse avere più riconoscimento nel settore del vino. Il vino di Cellino San Marco si trova ormai dappertutto".

A livello europeo, lei crede che la libera circolazione di merci e persone sia uno stimolo per le esportazioni nostrane oppure le normative europee in materia agroalimentare sono un diktat austero e ostico da rispettare?

"Attualmente, in Europa esiste la libera circolazione di merci e persone grazie al Trattato di Schengen. È evidente che, oggi, ci siano delle battaglie commerciali (vedasi la possibilità di ritornare alla vecchia politica dei dazi). Anche l'abbandono da parte Regno Unito dell'UE è un duro colpo. Secondo il mio modesto avviso, c'è più bisogno di Europa, ma che cerchi di essere equa per tutti: abbiamo ottenuto l'unità monetaria, gradiremmo anche l'unità fiscale. Ciò che penalizza i Paesi europei è la diversa politica fiscale da Paese a Paese, questo sarebbe l'ideale. In quel momento potremmo definirci "cittadini europei".

Quali sono gli obiettivi della produzione vitivinicola Cellinese per questo 2020 e per il decennio che è appena arrivato?

"Oggi soffriamo di un cambiamento climatico in continua evoluzione. Essendo il vitigno una pianta sensibile a sbalzi di temperatura, le previsioni di oggi potrebbero essere smentite categoricamente domani. Due anni fa, ci sono state due grandinate nell'agro di Cellino che hanno pregiudicato il raccolto. Basta una grandinata per vanificare lo sforzo di un anno. L'anno scorso, l'Italia è ritornata ad essere la prima Nazione a livello mondiale e la Puglia a livello nazionale per quanto riguarda la produzione di vino, anche se è stata una situazione a macchia di leopardo: la nostra regione, stretta e lunga, risente di diverse condizioni. Sono cambiate anche le forme di allevamento, oggi non c'è più l'alberello di una volta, ma forme più spinte, che hanno pregiudicato la qualità e favorendo la quantità. È evidente che un buon prodotto, portato in cantina, saprà ben esprimersi come vino". 

Thomas Invidia 

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