Non riconoscere i volti delle persone è un disturbo neurologico, la prosopagnosia

venerdì 31 gennaio 2020
Si può scambiare la propria moglie per un cappello senza essere pazzi. La prosopagnosia, che consiste nell’incapacità di riconoscere i volti, è legata a un deficit cognitivo del sistema nervoso centrale. Oliver Sacks, un professore di Neurologia all’Albert Einstein College of Medicine e alla Columbia University di New York, oltre ad essere stato uno straordinario narratore di casi clinici e storie di vita, ha il merito di aver descritto nel dettaglio questo disturbo neurologico, detto anche “cecità dei volti”. In uno dei suoi saggi, anche Luciano De Crescenzo ammette di avere questo problema. Ne abbiamo parlato con il neurologo salentino, che conosce molto bene questo disturbo, il dottor Giovanni Caggia. 

“The man who mistook his wife for a hat”(L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello) racconta di un paziente del celebre neurologo-scrittore che non riesce a riconoscere le facce e prova con l’udito a colmare il deficit. Alla fine il paziente del professor Sacks arriva a scambiare la moglie per il suo cappello: tutto avvenuto realmente, perché il narratore prende spunto dalle storie dei suoi pazienti. Alcuni dei soggetti colpiti dal disturbo neurologico della prosopagnosia finiscono per perdere la capacità di riconoscere gli oggetti che li circondano (si tratta di atrofia corticale posteriore). Lo stesso professor Sacks era affetto da questo disturbo. Luciano De Crescenzo confessa in un suo saggio di filosofia (mentre parla della straordinaria memoria di Pico della Mirandola) di non sapere distinguere i volti e di essere affetto in forma lieve da  questo problema. “Qualcuno mi ha detto che si tratta di una malattia detta prosopoagnosia - scrive De Crescenzo nel suo saggio sulla “Storia della filosofia moderna”- (dove prosopon vuol dire viso e agnosia non ricordare), dovuta a un’ischemia delle vene che portano il sangue al cervello. A questo proposito il celebre saggista-attore-filosofo napoletano (scomparso di recente) ha avuto delle esperienze terribili: “A cena, non ho riconosciuto Sophia Loren. Gli ho chiesto: ‘Lei di che cosa si occupa?’, e Sofia ha creduto che volessi scherzare. E pensare che avevo avuto la fortuna, appena qualche anno prima, di fare due film con lei, e che in uno di essi, ‘Sabato, domenica e lunedì’, ero stato anche il suo amante presunto”. Secondo gli studi della City University London, che ha sviluppato un innovativo test diagnostico per questo problema, il 2,5% della popolazione soffre di questo disturbo in modo grave, e almeno il 10%  ha forme lievi, spesso non diagnosticate. Nei casi meno gravi la diagnosi è molto più difficile, ma la vita sociale può risentirne pesantemente. Il problema può riguardare anche il riconoscimento di luoghi od oggetti. Per la diagnosi più precisa sulla prosopagnosia sono necessari test specifici, proprio per evitare che si confonda con questo disturbo un normale vuoto di memoria dovuto allo stress, oppure una scarsa capacità di ricordare i volti, tipica delle persone poco fisionomiste. Il dottor Giovanni Caggia ci ha spiegato che spesso il disturbo del mancato riconoscimento facciale può essere legato anche a patologie neurologiche come l’Alzheimer. «Le persone con prosopagnosia grave possono essere incapaci di riconoscere il coniuge o di individuare il proprio figlio in un gruppo di bambini» - spiega Sacks. Il deficit percettivo del sistema nervoso centrale può essere congenito o acquisito.

Intervista al dottor Giovanni Caggia, specialista in Neurochirurgia, responsabile Centro Cefalee e Prevenzione Ictus presso Poliambulatorio Calabrese di Cavallino.

Dottore, la parola è difficile anche da pronunciare (prosopagnosia), ma sostanzialmente è l’incapacità di riconoscere i volti e persino gli oggetti nei casi più gravi. È un disturbo frequente?

“Non è un disturbo molto frequente: un magnifico libro di Oliver Sacks racconta questo problema. Il libro si chiama ‘L’uomo che scambiò la moglie per un cappello’: è un disturbo neurologico piuttosto bizzarro e questo titolo fa capire tutto”. 

Quali sono le cause? 

“Sono diverse le cause: può essere un fatto ischemico, vascolare, oppure può essere dovuto anche a una neoplasia o cose di questo tipo. Il paziente non riconosce più le facce delle persone, neanche dei propri cari”


La prosopagnosia ha diverse gradazioni, vero? 


“Come tutti disturbi di questo tipo, anche qui ci sono diverse tipologie di deficit: c’è chi non riesce più a riconoscere i volti e chi ha solo più difficoltà a distinguerli. Ad esempio, il professore di musica di cui parla Sacks riusciva riconoscere i suoi allievi solo dalla voce e non dalla faccia”. 

Quando è necessario rivolgersi al neurologo: quali sono i campanelli d’allarme di questo problema?

“Quando si fa fatica a riconoscere tutto: non può essere una cosa episodica. Qualche volta si può trattare solo di un banalissimo disturbo dell’attenzione o della memoria. Qualche volta significa che non si è fisionomisti, ma questo non è legato alla prosopagnosia: nei casi gravi non si riconoscono nemmeno i vestiti che bisogna mettersi”.

Questi sintomi possono essere legati anche a un inizio di Alzheimer?

“Certamente, iniziare a non riconoscere più le facce può essere anche l’inizio di una malattia neurodegenerativa. Non riconoscere la fisionomia di una persona può capitare, ma quando non si riesce a vedere proprio la faccia, è lì che c’è il problema. Il protagonista del racconto di Sacks non riconosce oggetti comuni, volti e altro: a un certo punto, prende la moglie come se fosse un cappello”. 

Quale parte del cervello va in tilt quando esplode il problema della cecità dei volti?

“La parte colpita è l’area visiva, ma anche la connessione tra area visiva e altre zone. È interessata la corteccia occipitale che è importante nella visione. Ma non è molto semplice spiegarlo se non si parte da un presupposto che i deficit cerebrali sono scaturiti da un malfunzionamento delle connessioni tra diverse aree del cervello. Nelle neuroscienze, oggi, e assodato questo concetto: è un problema di circuiti neuronali”. 


ggorgoni@libero.it

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