Tutto quello che bisogna sapere sull'ernia iatale, disturbo dalla diagnosi non semplice

martedì 10 dicembre 2019

Oggi parliamo di una patologia che richiede una diagnosi complessa e che può scatenare persino infiammazioni che possono interessare la laringe e le vie aeree, ma anche disturbi cardiaci. Stiamo parlando dell’ernia iatale: un problema che colpisce un terzo della popolazione è che qualche volta necessità di un intervento chirurgico. Abbiamo intervistato il direttore di Chirurgia di Copertino e presidente dell’Ordine dei Medici, Donato De Giorgi. 

L’ernia iatale si verifica quando una porzione dello stomaco passa dall’addome al torace attraverso un foro del diaframma. Può accadere che lo iato si indebolisca o si allarghi causando la fuoriuscita di una parte dello stomaco che tende verso l’alto, in direzione della cassa toracica. Le cause di questo fenomeno non sono ancora del tutto chiare: conta la genetica, l’obesità, la gravidanza nelle donne, traumi da sforzo, allenamenti con pesi eccessivi, sforzo nella defecazione e persino abiti troppo stretti o il fumo. L’ernia iatale può essere di diversi tipi. Anche i sintomi sono molto diversi. Per la cura è essenziale la dieta basata sulla correzione dello stile di vita. Il ricorso ai farmaci e alla chirurgia è necessario solo nei casi più gravi e dolorosi. L’abolizione di fumo, alcol, caffeina, grassi, ma anche di cioccolato e menta, che possono contenere ingredienti irritanti o facilitanti reflusso acido, è uno dei presupposti per combattere i guai dell’ernia iatale. La prima regola è evitare pasti abbondanti e di coricarsi prima che siano passati tre ore dal consumo del cibo. Dunque è necessario ridurre pesantemente o eliminare i cibi piccanti, cibi grassi, cibi caldi e liquidi, perché è meglio mangiare tiepido, menta e cioccolato, caffeina, teina e agrumi. 

INTERVISTA ALLO SPECIALISTA DELL’APPARATO DIGERENTE, DOTTOR DONATO DE GIORGI

Dottore, l’ernia iatale è un disturbo molto diffuso anche ne Salento? 

“Certo, è molto diffuso: oltre un terzo delle persone ne soffrono”. 

Il reflusso gastroesofageo è sempre collegato a un’ernia iatale? 

“In realtà ci sono ernie iatali con reflusso, ma si può soffrire di reflusso gastroesofageo anche senza avere ernie iatali”. 

Quali sono le cause principali che scatenano questa fuoriuscita di una parte di stomaco? 

“A volte gli sforzi, a volte per una carente tonicità del muscolo diaframmatico, a volte per una dilatazione dello hiatus (il foro del diaframma, che quando è più grosso del dovuto causa l’ernia): dipende da molte cose”. 

Quindi, possiamo farci una risata quando qualcuno attribuisce la pancetta all’ernia iatale...

“Esattamente. Lo hiatus si trova un po’ più avanti della spina dorsale. Quindi è profondo, non evidente all’esterno. È un falso mito quello di collegare un gonfiore esterno all’ernia iatale”. 

Quando c’è un gonfiore della parte bassa del ventre, non possiamo prendercela con l’ernia iatale...

“Certo, anche se l’ernia iatale è spesso legata a una dilatazione gastrica. Ma quello che si vede all’estero non è un’ernia iatale”. 

Come si può scoprire questo genere di problema? 

“Ci vogliono tutta una serie di esami: gastroscopia, radiografia, molto spesso anche la manometria e ph-metria. Lo sfintere esofageo comincia a funzionare male quando si soffre di questa patologia: non è un problema morfologico, ma funzionale. Inserendo un catetere sottilissimo, che ha dei trasduttori elettrici, si misura esattamente la funzionalità di questo muscolo, trascrivendo i dati. Spesso la gastroscopia non basta”. 

Quindi la diagnosi è abbastanza complessa. 

“Sì, bisogna capire che tipo di ernia è, quale terapia adottare, quando fare l’intervento chirurgico”. 

I sintomi sono spesso fuorvianti, vero?  

“Esatto, spesso molti pazienti con ernia iatale finiscono all’otorino o al cardiologo: sono questi specialisti che poi li indirizzano a noi. Il reflusso può andare a inondare le vie aeree in maniera cronica: laringe e altro. A volte il paziente ha un abbassamento di voce inspiegabile: l’otorino lo visita e non trova niente. A volte ci sono patologie che dipendono dal contenuto gastrico che refluisce, ad esempio l’asma. Il reflusso esofageo può causare sintomi che riguardano il cuore: aritmia, tachicardia e altro. Il fondo gastrico dista pochissimo dal cuore: ecco perché un problema non cardiologico può dare sintomi cardiologici”. 

L’ernia iatale produce sempre esofagite? 

“Qualche volta, per fortuna: abbiamo un organo come l’esofago, che reagisce in maniera straordinaria. Se c’è il reflusso, le onde peristaltiche lo lavano e mandano via dallo stomaco il refluito. Ecco perché serve anche la ph-metria: anche questo esame si fa con un sondino che si tiene dentro per 24 ore registrando tutto quello che succede in quel tempo. Si studia quello che refluisce e quante volte avviene: tanti reflussi nella notte sono patologici. Lo stomaco ha una mucosa resistente, al contrario dell’esofago, che ne ha una delicatissima: un reflusso prolungato può procurare l’esofago di Barret”. 

Come si cura l’ernia iatale? 

“Bisogna capire che tipo di reflusso ha il paziente. Ci sono alcuni soggetti che possono essere curati con una buona dieta. Una parte dei pazienti ha bisogno di chirurgia. Ma c’è anche chi non ha bisogno di alcun intervento”.  

Gaetano Gorgoni

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