Dismorfofobia e falsi miti alimentati dalla pornografia: gli esperti entrano a scuola

venerdì 29 novembre 2019

 Nell’incontro riservato alle scuole, nell’ambito del Convegno di Medicina organizzato dalla Fondazione Foresta Onlus, il dottor Agostino Specchio, endocrinologo dell’Asl - Foggia, ha tenuto una importante lezione sulle errate convinzioni che riguardano la sessualità. Molti adolescenti non accettano alcune parti del loro corpo (soprattutto naso, seno e pene) perché sono convinti che siano inadeguate e sviluppano il disturbo di dismorfismo corporeo, diventando dipendenti dalla chirurgia plastica, oppure mettendo in atto comportamenti problematici. Uno dei falsi miti che portano a questi problemi è quello della lunghezza del pene, soprattutto in un mondo dove il sesso diventa consumo e quantità, anziché intimità e qualità. 

di Gaetano Gorgoni

La dismorfofobia è uno stato di disagio, soprattutto adolescenziale, dovuto alla convinzione di avere un difetto nell’aspetto fisico, che può essere totalmente immaginario. Possibile che l’anomalia fisica ci sua davvero, ma la preoccupazione non è proporzionata al problema e le relazioni, soprattutto col partner, ne risentono. 

Viso, naso, orecchie, peluria, bocca, pene, seno, piedi, natiche, qualsiasi parte del corpo può diventare un problema sulla base di canoni stabiliti dalla società e dalla pubblicità. Nella dismorfofobia, la frustrazione può riguardare contemporaneamente diverse parti del corpo.

Quando il disturbo resta negli adulti, il problema è più complicato e di non facile soluzione. La psicoterapia potrebbe essere molto utile in tutti i casi, per insegnare ad accettarsi, ma anche per rimuovere false convinzioni. Sì, perché c’è chi si convince, senza nessuna base scientifica, che il suo corpo non vada bene. È il caso degli adolescenti convinti di non poter fare sesso perché hanno un pene piccolo, sulla base sui canoni dei film pornografici, come ha spiegato il dottor Specchio nel suo incontro con le scuole. 

Queste convinzioni non tardano a diventare un disturbo: ci si può concentrare per molte ore al giorno sul “difetto”. Dopo tanto tempo a pensare di porvi rimedio, si finisce schiavi della chirurgia estetica o di auto-manipolazioni che possono peggiorare la situazione. Quando questi pensieri diventano dominanti, la situazione è già critica: si cominciano ad evitare occasioni di lavoro, scuola e contatto sociale. Le compulsioni per nascondere i presunti difetti diventano insostenibili. 

Bisogna stare attenti che non si slatentizzi una qualche forma di depressione: meglio agire prima con delle sedute di psicoterapia. 

INTERVISTA AL DOTTOR AGOSTINO SPECCHIO, ENDOCRINOLOGO 

Dottore, i problema dei falsi miti nasce dal fatto che i ragazzi si informano sul sesso spesso solo attraverso la pornografia online, vero? 

“La scuola non ha il tempo per affrontare bene anche questo tema. Naturalmente per parlare di questo argomento a scuola bisognerebbe avere le competenze. I professori che si occupano di biologia o di scienze non hanno una formazione tale da poter affrontare questi temi con i ragazzi. Ci vorrebbe una struttura dietro”. 

Bisogna, però, fare informazione e cultura della prevenzione. Se non lo può fare la scuola, chi lo fa?

“La scuola, intanto, può farlo attraverso gli incontri con gli esperti delle Asl, andrologi ed endocrinologi come quello di oggi. Stiamo cercando di allargare il progetto del professor Foresta in tutta Italia: tutte le Asl aderiscono e collaborano perché si tratta di iniziative utilissime a prevenire tanti problemi urologici. Il guaio è che abbiamo bisogno di un maggior numero di professionisti dedicati a questi progetti di incontro con gli studenti. Bisogna impiegare più risorse umane per incontrare gli studenti, visitarli e anche per fare quello che abbiamo fatto noi a Cerignola: l’ecografia andrologica. Così si previene infertilità, tumori e tante altre problematiche. Già solo per entrare nelle scuole, fare informazione e parlare con i ragazzi ci vorrebbero tanti professionisti”. 

Con le scuole bisognerebbe affrontare anche i temi tabù: il complesso delle dimensioni del pene, quello del seno piccolo in una donna. Oggi abbiamo scoperto attraverso la sua relazione che la lunghezza media del pene è di 12,5 centimetri. Eppure l’ossessione delle dimensioni spesso diventa patologia. Un’ossessione basata su informazioni errate.

“Sì, spesso ci troviamo davanti a un’ossessione vera e propria che si chiama dismorfofobia: la sensazione di inadeguatezza che il soggetto matura verso se stesso in base a dei canoni inculcati dall’esterno. Naso, seno e pene possono diventare un complesso e un problema nella fase adolescenziale”. 

Le ragazze piacenti (sempre più giovani) ricorrono ormai alla chirurgia plastica quando il loro seno non rientra nei canoni che la pubblicità impone...

“Certamente, a volte diventano dipendenti dalla chirurgia senza che ce ne sia alcun bisogno perché sono delle donne piacenti e giovani, ma la convinzione di non essere adeguate le tormenta”. 

Adesso sta scoppiando la moda dell’allungamento del pene attraverso la chirurgia, vero? 

“Non è un fenomeno allargato, come avviene per le donne, ma sempre più uomini ricorrono alla chirurgia per ottenere misure più grandi del pene, con risultati spesso deludenti. La pubblicità è spesso ingannevole. A un mio paziente è accaduto di leggere sul sito nazionale una pubblicità in cui c’era scritto che con un piccolo intervento (pochi tagli) si potevano ottenere 5 centimetri in più. Il mio paziente è andato fino a Monza per farsi operare dopo aver letto queste cose. Le sue aspettative sono state completamente disattese. È partito con una funzione erettile buona ed è tornato con una funzione erettile alterata. Quello che molti trascurano e che è un intervento del genere può comportare anche disfunzione erettile. Si rischia l’impotenza”. 

Mi sta dicendo che l’intervento chirurgico a cui fanno ricorso molti pornostar può far diventare impotenti? 

“Certo. In alcuni casi sì”.

Anche le punture sul pene per gonfiarlo possono essere un problema? 

“Certamente. Certamente posso dare luogo a dei disturbi importanti: il pene può restare in erezione diverse ore con questi interventi e questo può essere dannosissimo perché il pene va in necrosi, se resta in erezione per troppo tempo. È chiaro che l'attore che è sul set cinematografico, circondato da decine di persone, ha bisogno di ricorrere alla chirurgia e ad altri escamotage per poter rendere al massimo, ma il rischio è alto”. 

È vero che le punture e la chirurgia espongono anche a rottura del pene durante i rapporti? 

“Sì, può verificarsi la rottura albuginea, l’involucro di tessuto connettivo fibroso del pene: si tratta di una membrana inestensibile che avvolge i corpi cavernosi. Quando la membrana viene sollecitata in modo inadeguato va incontro a rotture”. 

Perché non riusciamo ad affrontare questi problemi in famiglia o a scuola? È un problema di pudore? 

“Si tratta di pudore, ma spesso di impreparazione. Questi problemi devono essere affrontati con degli esperti. Il consultorio ha un ruolo fondamentale, ma insieme al ginecologo dovrebbe operare l’andrologo”. 

Il consultorio potrebbe aiutare gli adolescenti a vivere maniera più serena la propria sessualità, vero? 

“Certamente. Molti si convincono di avere un pene inadeguato o un seno inadeguato e pensano che la performance sessuale col partner risenta di quelle dimensioni, ma in realtà le dimensioni non contano. Il soddisfacimento delle donna, ad esempio, non dipende assolutamente dalla lunghezza del pene. La maggior parte dei recettori sensibili al piacere sessuale sono posti all’imbocco della vagina: quindi non sono necessarie penetrazioni profonde con peni enormi (non c’è nessun tipo di impatto sulla percezione del piacere femminile). La richiesta di dimensioni grandi è solo un modello pornografico è una richiesta dovuta a convinzioni psicologiche. Stesso discorso per le dimensioni del seno, che non sono determinati per provocare il piacere di un uomo, ma sono solo una parte visiva che può essere compensata da altro. Puglia e Lazio sono capofila, con questi progetti, per fare la giusta informazione”. 

ggorgoni@libero.it

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