"Ciao maschio", i problemi urologici che nascono dall'ignoranza: ruolo centrale dei consultori

giovedì 28 novembre 2019
 Esistono degli ambulatori dedicati e gratuiti su ogni territorio per prevenire e curare i problemi urologici, ma i ragazzi ignorano le strutture territoriali e spesso preferiscono convivere con problemi che poi si aggravano o fanno diventare infertili. “I consultori sono un presidio fondamentale: dobbiamo insegnare ai ragazzi a rivolgersi a queste strutture” - ha spiegato il professor Carlo Foresta, che sta portando avanti diversi progetti sul territorio, tra cui “Ciao maschio”, per prevenire il tumore al testicolo. Molto importante anche l’incontro con la scuola per sfatare i falsi miti sulla lunghezza del pene. Identificato un gene, attivato dal calore, implicato nello sviluppo del tumore del testicolo e del melanoma negli uomini infertili.

di Gaetano Gorgoni

Un campione di 16 mila studenti della scuola e 14 mila studenti universitari svela che l’informazione sulla salute urologica che i giovani hanno è spesso errata e scarsa. Salute riproduttiva, problemi alle vie urinarie, uso del preservativo e malattie veneree sono ancora argomenti troppo trascurati e spesso ignorati nella fase più importante della formazione di un individuo. Eppure la scuola sarebbe il luogo ideale per parlare di queste tematiche, come ritengono la maggior parte degli studenti che hanno partecipato all’incontro del Carlo V. Il professor Carlo Foresta, Ordinario di Endocrinologia - Università degli Studi di Padova, Direttore UOC di Andrologia e Medicina della Riproduzione, Direttore Banca Crioconservazione dei gameti maschili e membro del Consiglio Superiore di Sanità, non ha mai rescisso il suo legame con il Salento e ogni anno torna a fare informazione e prevenzione a braccetto con le Asl pugliesi. È importante il ruolo delle scuole, che stanno cominciando a partecipare numerose. La visita medica ai testicoli  era un’istituzione ai tempi del militare di leva, oggi non si fa più e tanti problemi restano sommersi, perché difficilmente un giovane (anche perché non sa a chi rivolgersi), a meno che non abbia dolori, si rivolge ai medici competenti per farsi controllare. È proprio questo atteggiamento che deve cambiare, attraverso la cultura. In troppi non sanno di avere il varicocele, oppure ignorano tutta una serie di patologie che li hanno colpiti a causa della mancanza di informazione e controlli. “Per la donna è normale andare dal ginecologo, l’uomo dovrebbe imparare a rivolgersi all’andrologo” - chiarisce Foresta. 


IL COMPLESSO DELLE DIMENSIONI DEL PENE 

Con i ragazzi, nell’incontro del Carlo V, sono stati affrontati anche dei temi tabù, come la lunghezza del pene: gli esperti hanno chiarito che le dimensioni medie sono 12 centimetri e mezzo. Sbagliato avere come punto di riferimento la pornografia. Molti giovani si convincono che le dimensioni medie siano di gran lunga superiori, anche per colpa della pornografia dilagante, che propone spesso modelli finti (gonfiati con punture dalla chirurgia plastica). Stesso discorso per il complesso del seno che hanno le donne. Gli esperti delle Asl hanno spiegato che il complesso del pene o del seno porta a problemi psicologici ingiustificati che spingono i soggetti interessati a diventare dipendenti dalla chirurgia con effetti non sempre entusiasmanti. Tra le curiosità c’è quella che riguarda l’inquinamento: “I ragazzi che hanno famiglie da sempre vissute in campagna hanno un pene più lungo: l’inquinamento riduce le dimensioni dei genitali. Vivere in città inquinate fa la differenza” - dichiara l’esperto sulle base degli studi fatti. La lezione più importante, però, è quella che riguarda un complesso immotivato che hanno molti adolescenti, che si convincono di non avere un pene inadeguato. In realtà l’organo della donna si adatta alle dimensioni del maschio e i recettori dell’organo femminile si trovano nella parte più superficiale. Il gorilla ha un pene di soli 5 centimetri, eppure si accoppia regolarmente. Ci sono troppi falsi miti messi in circolazione da una pornografia ignorante che oggettivizza la donna. “La sessualità non è più incontro tra uomo e donna, intimità, ma troppo spesso diviene semplice e vuoto consumo” - riflette il professor Foresta. 

LA CRISI DEL MASCHIO, ANCORA VITTIMA DEL MODELLO PATRIARCALE, E IL DISAGIO GIOVANILE 

“I consultori devono essere il punto di riferimento per la lotta al disagio giovanile. A una certa età non è più competenza del pediatra e il medico di base: non bastano queste figure per affrontare e risolvere certe tematiche. Ci vogliono i consultori con psicologi, ginecologi, andrologi e altri specialisti” - spiega il professore Carlo Foresta. La droga è diffusa, soprattutto tra gli uomini: è quello che emerge dai questionari distribuiti tra gli studenti. In tutti i questionari nelle scuole emerge il senso di inadeguatezza, la difficoltà di identificarsi in una società sempre più digitalizzata, con genitori sempre più anziani (e spesso separati), con internet a fare la parte del maestro-genitore anche nella sfera sessuale. I giovani si sentono sempre più soli e meno preparati ad affrontare con serenità la propria crescita e le relazioni interpersonali.

E' questa la fotografia dei giovani nella società di oggi, presentata stamane in conferenza stampa dal professor Carlo Foresta come risultato di oltre dieci anni di lavoro del Progetto DigitPro – il Disagio giovanile e la sua Prevenzione - sviluppato dalla Fondazione Foresta Onlus. Queste tematiche saranno discusse nell’ambito del XIV Convegno di Medicina organizzato sempre dalla Fondazione Foresta Onlus, che si terrà a Lecce venerdì 29 novembrepresso il Castello Carlo V.

In sintesi, dall’analisi dei questionari emergono le diverse espressioni del disagio giovanile, che si possono riassumere:

1. La frequente sensazione di solitudinedescritta dai giovani, soprattutto dalle ragazze (36% nei maschi e 62% nelle ragazze)

2. Frequente ricorso all’assunzione di farmaci ansiolitici e antidepressivi (7% dei ragazzi e 13% delle ragazze)

3. Il continuo ricorso ad internet per socializzare, per informazioni sulla sessualità e per sex addiction

4. Disturbi della sessualità, molto più frequenti nei ragazzi (26% dei ragazzi e 7% delle ragazze)

5. Problematiche di disforie di genere(2,3%)

6. Manifestazioni di autolesionismo, soprattutto nelle ragazze (7% dei maschi e 20% delle ragazze). 

Tutti questi comportamenti possono essere intesi come diverse forme di espressione di un diffuso disagio vissuto dai giovani, che spesso richiede anche il frequente ricorso ad ansiolitici ed antidepressivi, ai quali fanno ricorso soprattutto le ragazze (13%).

Una sensazione diffusa di solitudine potrebbe derivare, oltre che da una imperante diffusione della società virtuale, anche da una netta trasformazione della famiglia, caratterizzata da figli molto spesso unici (15%), genitori separati (14%) e in ogni caso impegnati in attività lavorative. L’evidenza di reazioni incontrollate che esprimono la profondità del disagio emerge dalla risposta alla domanda: “Ti è mai capitato di praticare volontariamente tagli o ferite o altre lesioni sul tuo corpo?”. Il 7% dei maschi, ma soprattutto il 20% delle ragazze, ha ammesso di aver avuto esperienze di autolesionismo. Questa forma di violenza su sé stessi è considerata essere un tentativo di distogliere, con il dolore, una sofferenza emotiva che non si riesce a gestire e sopportare. In alcuni casi può diventare una forte dipendenza al pari di una sostanza stupefacente.

Le risposte dei giovani alla sensazione di solitudine sottolineano la mancanza di figure di riferimento e il ricorso alle figure multimediali, alle quali si rivolgono per socializzare, acquisire informazioni, scoprire la sessualità e molte volte praticarla in forma virtuale.

Il ricorso ad internet per la sessualitànei giovani è appannaggio soprattutto dei ragazzi (44%) e i più accaniti riconoscono come conseguenza di queste frequenti esperienze una dipendenza (18%) che sfocia in una incapacità alla ricerca di una sessualità reale, in una riduzione del desiderio e in alcuni casi in disturbi della sessualità più complessi (26%).

Dai questionari inoltre si conferma il dato della frequente problematica riferita alle disforie di genere.  Il dato che sorprende è che circa il 2,5% degli intervistati si definisce transgender o gender-fluid, a fronte di medie internazionali che oscillano tra lo 0,4 e 1,3%. Le differenze potrebbero però essere legate alla specifica fascia di età presa in considerazione e alla modalità di raccolta del dato, che usualmente viene raccolto da centri specializzati in queste problematiche, e non tra la popolazione generale dei giovani. Va precisato che lo studio non ha riscontrato per questo aspetto differenze sostanziali su scala regionale in una nazione, l’Italia, dove, secondo recenti dati del Centro di Medicina di Genere dell’Istituto Superiore di Sanità, ad oggi le persone transgender sono stimate essere circa 400.000. Infine, dai questionari emerge un’importante complessità per i giovani che vivono queste problematiche nel relazionarsi con la famiglia e con la società. Il coming-out è ritenuto ancora un percorso doloroso e complesso e sentono la mancanza di un riferimento per trovare risposte adeguate alla comprensione del fenomeno e a tutti i percorsi che li aiutino a superare i pregiudizi e ad indicare gli interventi sanitari adeguati al problema.



IL RISCALDAMENTO GLOBALE: SCOPERTO UN GENE SENSIBILE AL CALORE CHE RIDUCE LA FERTILITA’ DELL’UOMO E FAVORISCE LO SVILUPPO DEL MELANOMA



Il Convegno di Medicina a Lecce, la Fondazione Foresta presenta nuovi studi sperimentali condotti da ricercatori dell’Università di Padova. Identificato un gene, attivato dal calore, implicato nello sviluppo del tumore del testicolo e del melanoma negli uomini infertili.

L’aumento di temperatura potrebbe essere uno dei fattori che induce la riduzione della produzione di spermatozoi, e quindi della fertilità, dell’uomo dei paesi occidentali, poiché il testicolo è fortemente sensibile al calore, e la sua collocazione nello scroto è funzionale ad una minor temperatura, con una riduzione di 2 °C rispetto alla temperatura corporea.



In precedenti studi i ricercatori dell’Università di Padova, coordinati dal Prof. Carlo Foresta, Direttore della UOC Andrologia e Medicina della Riproduzione, hanno dimostrato che il gene E2F1, deputato alla regolazione della divisione cellulare, è fortemente coinvolto nella produzione degli spermatozoi e che le alterazioni costitutive di questo gene portano ad una maggiore predisposizione all’infertilità, all’anomala discesa del testicolo alla nascita (criptorchidismo) e al tumore del testicolo.

I nuovi studi sperimentali condotti dal gruppo di ricerca dell’Università di Padova coordinato dalla dott.ssa Manuela Rocca e dal dott. Andrea Di Nisio e pubblicati sulla prestigiosa rivista scientifica Andrology, hanno dimostrato che l’espressione di questo gene viene fortemente attivata dall’aumento della temperatura e che negli spermatozoi di pazienti infertili l’attività del gene E2F1 è fortemente aumentata, potendo quindi considerare l’aumento della temperatura come uno dei meccanismi che hanno determinato l’infertilità. Questa ipotesi è rafforzata dalla presenza di infertilità nelle condizioni in cui geneticamente è presente una alterazione di E2F1, che comporta un aumento della sua attività. Le analisi condotte su 174 infertili hanno infatti evidenziato un aumento dell’espressione del gene del 40%, rispetto a 283 soggetti di controllo.

Sorprendentemente, un’associazione non ancora spiegata è stata trovata tra il tumore della pelle, il melanoma ed infertilità maschile. Il melanoma ha come fattore di rischio importante l’esposizione solare e l’aumento della temperatura. I ricercatori di Padova hanno ipotizzato un ruolo del gene E2F1 in funzione del calore nella patogenesi del melanoma. Il gruppo di ricerca, in collaborazione con l’Istituto Oncologico Veneto, il prof Rossi e il prof Opocher, ha studiato il profilo molecolare di questo gene in oltre 550 pazienti affetti da melanoma ed ha riscontrato in questi pazienti una maggiore espressione del gene E2F1. I risultati di questo studio, pubblicati sulla rivista scientifica Journal of Translational Medicine, hanno evidenziato un numero significativo di casi con aumentate copie del gene E2F1, rispetto alla popolazione sana che non presenta in alcun caso anomalie di espressione di questo gene.

La predisposizione genetica ad avere un’alterazione del gene E2F1 diventa quindi fattore di rischio delle patologie testicolari comprendenti il tumore del testicolo, l’infertilità, il criptorchidismo e giustifica l’associazione già riportata tra infertilità maschile e melanoma. Queste sperimentazioni suggeriscono per la prima volta che l’aumento della temperatura, stimolando l’espressione del gene E2F1, può essere fattore di rischio per tutte queste patologie, anche per soggetti che non esprimono alterazioni pre-esistenti di E2F1. I risultati raggiunti con questi studi permettono di identificare la suscettibilità a sviluppare questi tumori in giovani soggetti a rischio, e identificano l’aumento della temperatura, anche ambientale, come fattore di rischio per lo sviluppo di infertilità e tumore.

ggorgoni@libero.it

 

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