Mai sottovalutare i rischi psicosociali e lo stress sul lavoro: pericolo depressione, colon irritato e altro

venerdì 8 novembre 2019
Non c'è salute e sicurezza in qualsiasi luogo dove si svolge attività lavorativa e di studio se non si eliminano i rischi psicosociali e lo stress lavoro correlato: questo sforzo può sembrare un costo in più per le imprese, ma in realtà è un vantaggio economico che permette di lavorare con dipendenti e collaboratori sani e più efficienti. Oggi abbiamo approfondito questo argomento spesso sottovalutato, che in realtà è molto importante per la salute di studenti e lavoratori. La legge impone al datore di lavoro e a tutti i suoi consulenti e collaboratori una vigilanza ferrea contro questi rischi. Ne abbiamo discusso con un medico esperto. 

di Gaetano Gorgoni

Quando lo stress sul luogo di lavoro supera la soglia di tolleranza fisica o mentale, ci si ammala. Si pensi alla polizia penitenziaria, che di recente ha lanciato il suo allarme sulla sottovalutazione dei rischi dello stress da lavoro correlato di chi è costretto a turni con straordinari massacranti in un carcere dove la rabbia dei reclusi si abbatte quotidianamente sugli agenti. Ecco perché non è un fatto anomalo che molti poliziotti penitenziari si suicidino. Ogni anno leggiamo notizie di qualche agente che decide di farla finita: è chiaro che, insieme ad altri fattori, il lavoro sotto stress incide pesantemente nel far esplodere una depressione. Quello della polizia penitenziaria è uno dei lavori ad alto rischio, però ce ne sono tanti altri che sembrano apparentemente innocui, ma che alla fine possono portare a conseguenze devastanti, se non si interviene monitorando la salute psicofisica dei propri dipendenti. Molto spesso i problemi che riguardano la salute mentale vengono trattati come cose di poco conto o come pigrizia sul lavoro. Niente di più sbagliato di un approccio simile. In Italia esiste un testo unico sulla sicurezza sul lavoro (DLgs 81/2008), aggiornato negli anni, che racchiude tutti i principi costituzionali, riconosciuti a livello internazionale, con regole, procedure e misure preventive da adottare (seguite da sanzioni) per non ammalarsi, infortunarsi o morire a causa sul posto di lavoro. 

“I rischi psicosociali derivano da inadeguate modalità di progettazione, organizzazione e gestione del lavoro e da un contesto lavorativo socialmente mediocre possono avere conseguenze psicologiche, fisiche e sociali negative, come stress, esaurimento o depressione connessi al lavoro - spiega Dott Michele Longo, responsabile project & area manager (area Brindisi/Lecce) Meleam SpA, una delle società più attive in Italia nel campo della formazione e della sicurezza sul lavoro - Ci sono diverse condizioni lavorative che comportano rischi molto seri: carichi di lavoro eccessivi; richieste contrastanti e mancanza di chiarezza sui ruoli;

scarso coinvolgimento nei processi decisionali che riguardano i lavoratori e mancanza di influenza sul modo in cui il lavoro viene svolto; gestione inadeguata dei cambiamenti organizzativi, precarietà del lavoro; comunicazione inefficace, mancanza di sostegno da parte dei colleghi o dei superiori; molestie psicologiche e sessuali, violenza da parte di terzi”.

LO STRESS DA LAVORO CORRELATO È UN DANNO PER LAVORATORI E IMPRESE 

Un buon ambiente lavorativo permette di stimolare i lavoratori e di renderli più efficienti, diversamente da un lavoro mal pagato, con straordinari ricorrenti e un ambiente stressante. “I lavoratori soffrono di stress quando le richieste della loro attività sono eccessive e più grandi della loro capacità di farvi fronte”. Di fronte a queste richieste comincia a crollare corpo e mente: oltre alle patologie mentali si possono sviluppare gravi problemi di salute fisica come le malattie cardiovascolari o i disturbi muscolo-scheletrici. Se le imprese che non limitano i rischi, gli effetti negativi possono essere economicamente devastanti: scarsa redditività complessiva, un maggiore assenteismo, il presenteismo (le persone continuano ad andare a lavorare quando sono malate e non possono essere efficienti) e un aumento dei tassi di incidenti e infortuni. “Le assenze tendono ad essere più lunghe di quelle dovute ad altre cause e lo stress lavoro-correlato può contribuire ad aumentare i tassi di prepensionamento. I costi per le imprese e la società sono considerevoli e vengono valutati in miliardi di euro a livello nazionale”. I rischi psicosociali e lo stress lavoro-correlato non devono essere mai sottovalutati dal datore di lavoro e da chi ha la responsabilità della sorveglianza medica. Eppure, questo tema è quasi ignorato in molte aziende del sud. 

Il datore di lavoro deve promuovere il benessere mentale: insieme ai lavori (o ai loro rappresentanti), ascoltando le loro esigenze, si possono trovare le soluzioni migliori che avvantaggino tutt’e due le parti, come spiega nell’intervista di oggi il dottor Michele Stasi, capo area Medica Meleam SpA. 

INTERVISTA AL MEDICO DEL LAVORO, MICHELE STASI, CAPO AREA MEDICA MELEAM SPA

Dottore, lo stress da lavoro correlato è uno dei rischi che la legge impone di monitorare, ma che troppe imprese ignorano, vero? 

“La valutazione di questo rischio dovrebbe essere fatta in maniera un po’ più seria da parte di tutte le aziende. Molto spesso si somministrano semplicemente dei questionari, si fanno poche domande di rito e si chiude tutto lì. Invece bisognerebbe settorializzazione la materia. Lo stress è uno dei rischi a cui possono essere sottoposti tutti, ma alcune categorie sono maggiormente esposte: polizia penitenziaria, chi lavora in un call center con turni massacranti e tanti altri tipi di lavoratori. È necessario l’ausilio di specialisti”. 

Medico del lavoro e psicologo sono figure indispensabili nella valutazione dei rischi? 

“La valutazione dovrebbe essere fatta sempre avvalendosi di queste due figure, ma questo non accade in molti casi. Il medico del lavoro dovrebbe fare una sorta di screening sui lavoratori a rischio e poi affidare una ulteriore valutazione a uno psicologo”. 

Nei call center, quando si attuano turni massacranti, si possono verificare situazione psicologicamente e fisicamente insostenibili...

“Il problema del call center spesso non è lo stress da lavoro correlato, ma far rispettare le leggi. Per alcuni tipi di lavoro c’è l’abitudine di sottoporre il lavoratore a turni massacranti che in realtà la legge vieta. Se si rispettassero ferie, turni e spazi vitali necessari, non ci sarebbe problema”. 

Questa è un po’ un’utopia per molte imprese del sud che abbattono i costi ed evitano ulteriori assunzioni spremendo di più il lavoratore...

“È un’ ‘utopia’ che però impone la legge. Nel caso della polizia giudiziaria è un discorso a parte, perché quel tipo di ambiente dovrebbe imporre una sorveglianza più alta e interventi costanti per non far ammalare il personale. Diverso è il discorso del call center: un dipendente che contatta le aziende, se avesse la possibilità di lavorare con uno spazio vitale garantito, senza sentire il frastuono di altre 500 persone che nello stesso ambiente fanno le stesse chiamate, avrebbe meno stress. Poi lo stress è anche quello di essere sottopagato se non si raggiungono gli obiettivi fissati dai vertici aziendali. Ma se fosse rispettata la legge su orari e ambiente lo stress sarebbe di gran lunga più contenuto”. 

Quali sono le malattie derivanti da stress da lavoro correlato che i medici del lavoro, come lei, affrontano quotidianamente? 

“La sindrome del colon irritabile, patologia sottostimata che colpisce migliaia di persone, è una delle possibili malattie derivanti dallo stress maturato nel tempo sul luogo di lavoro. Lo stress da lavoro correlato, comunque, può scatenare anche tutta una serie di malattie autoimmuni, secondo me. Ci sono una grande gamma di malattie che poi in giudizio è difficile collegare solo allo stress, ma che in realtà sono scatenate col grande contributo di una situazione stressogena insostenibile sul luogo di lavoro”. 

Quando il problema esplode, il lavoratore sarà danneggiato pesantemente e difficilmente risarcito? 

“Meglio affrontare prima il problema dello stress correlato, quando si è ancora sani: dopo sarà difficile dimostrare la correlazione e si dovrà portare in tribunale il datore di lavoro. La prevenzione è la migliore arma. Bisogna imparare a valutare i rischi correttamente: ci vuole una cultura della legalità e della sicurezza sul lavoro. Dipendenti e datori di lavoro sottovalutano la questione ‘stress da lavoro correlato’. Anche nelle aziende molto grandi non c’è attenzione per questa tematica: pensano che non ci sia alcun rischio, ma in queste cose il conto da pagare arriva quando meno te lo aspetti”. 

ggorgoni@libero.it

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