Rossi: “Il Salento ha bisogno di un polo pediatrico al più presto: Bari è lontana"

giovedì 7 novembre 2019
 Il chirurgo pediatrico, Carlo Rossi, che opera al Vito Fazzi non meno di dieci tumori pediatrici l’anno, ci spiega l’importanza e la necessità di far sorgere un polo pediatrico salentino. L’esperto medico è di Pescara, ma si è accorto subito che l’utenza del Salento, “in una regione così lunga, merita questo servizio che ora è a Bari, città troppo distante per i trasporti in bimbulanza, che diventano lunghi, usuranti e pericolosi”. 

di Gaetano Gorgoni

Continua il nostro viaggio nella sanità pediatrica salentina, dopo il reportage in Oncoematologia pediatrica. Il reparto di Chirurgia pediatrica dell'Ospedale Vito Fazzi di Lecce, è guidato dal Direttore responsabile 

Carlo Rossi. L’Unità operativa può garantire l’utilizzo di tecniche mini-invasive (video-laparoscopiche, video-laparoassistite) e micro-chirugiche. Malformazioni, tumori di varia natura e biopsie sui bambini vengono operate qui: decine di operazioni all’anno di cui almeno dieci sono oncologiche. I medici del Fazzi danno il massimo, ma è chiaro che il servizio dovrebbe essere concentrato in un unico Polo, che aiuti soprattutto le famiglie a restare vicine alle proprie abitazioni. Spostarsi a Bari, soprattutto per i cittadini del sud Salento, equivale a un “viaggio della speranza”. In Puglia l’unico polo pediatrico è a Bari, ma da anni i salentini reclamano un secondo centro a Lecce. I maligni pensano che non si voglia scalfire il primato barese, ma in realtà è sempre una questione di soldi e burocrazia. Per ora ci sono le solenni promesse e qualche piccolo passo in avanti. 

INTERVISTA AL DIRETTORE CARLO ROSSI, CHIRURGIA PEDIATRICA (OSPEDALE VITO FAZZI DI LECCE)

Direttore, perché è così importante il Polo pediatrico nel Salento? 

“Dobbiamo partire dalla constatazione che la Puglia è una regione troppo lunga, dal punto di vista delle distanze geografiche. In altre regioni le distanze tra le province non sono così ampie. Io vengo dall’Abruzzo: lì non esistono distanze così pesanti. Dare la possibilità di un polo nel territorio salentino, che sembra quasi una regione a parte, facendo sorgere un secondo necessario polo pugliese, darebbe la possibilità a tanti bambini di curarsi vicino alla propria casa. Daremmo la possibilità a tante famiglie di emigrare di meno. Oggi non si emigra solo Bari, ma spessissimo anche al nord”. 

Avere un Polo che unisce tutte le professionalità della pediatria e si collega con Bari: è un rafforzamento importante dei servizi pugliesi, vero? 

“È necessaria una struttura che serva anche Brindisi e Taranto. Io sto imparando a conoscere questo territorio e vedo che la gente fa fatica a muoversi a Bari. Bisogna dare risposte più accessibili. Abbiamo usurato tante ‘bimbulanze’ per andare e venire da Bari: viaggi lunghi e pericolosi su una strada dove circolano tir e si verificano spesso incidenti. Per fortuna i mezzi spesso ce li donano i volontari, ma con tutti quei viaggi si deteriorano prima”. 

Quanti bambini vengono inviati a Bari?  

“Succede diverse volte per tutte quelle specialità che qui non ci sono”. 

Cosa manca a un ospedale che ha decine di migliaia di utenze? 

“Per dirne una, manca la terapia intensiva pediatrica. Di recente abbiamo mandato un bambino a Bari, perché non poteva essere accolto nella terapia intensiva degli adulti, né in quella neonatale. È necessario proprio per questo un altro polo pugliese che contenga tutto e limiti gli spostamenti dell’utenza”. 

La chirurgia pediatrica leccese accoglie una vasta utenza, vero? 

“Certamente, noi gestiamo tanti piccoli pazienti con malformazioni da operare. Interveniamo su decine di neonati malformati tutto l’anno”. 

Sono così ricorrenti le malformazioni? 

“Certo, soprattutto interne: decine di neonati. Spesso si tratta di malformazioni congenite che si verificano in tutto il mondo”.

Quali sono le malformazioni più ricorrenti? 

“Quelle intestinali, dei reni, polmonari e cardiache. Le cause sono multifattoriali”. 

Nell’oncologia pediatrica la genetica conta molto, vero? 

Certamente”.

Le operazioni oncologiche pediatriche non sono mai meno di dieci l’anno? Conferma? 

“Confermo, almeno dieci l’anno”. 

Quali sono i tumori più ricorrenti nei bambini che operate qui? 

“Con i linfomi, che sono ricorrenti, spesso siamo chiamati a fare piccole asportazioni per l’esame istologico. Sono diffusi i tumori testicolari, ovarici, renali, neuroblastoma e altro. Ce ne sono tanti e la possibilità di guarigione dipende dal caso specifico e dal tipo di soggetto. Bisogna capire il tipo di neoplasia, la stadiazione e se si può fare l’escissione”. 

Si fa prima la chemio o prima l’escissione? 

 “Dipende dal tipo di tumore. A volte la chemio è necessaria a ridurlo per poi passare alla chirurgia”. 

 

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