Il rapporto Svimez certifica la morte del Sud, i giovani scappano e il lavoro manca

lunedì 4 novembre 2019

MEZZOGIORNO - “Non c'è più tempo da perdere - implora il vicepresidente nazionale di Legacoop, Carmelo Rollo - Per far crescere il Sud occorrono nuove politiche di coesione sociale, regole certe e competenze tecniche della PA. Lavoro: agevolazioni sui contratti. Formazione: meccanismi perequativi tra le Università”. Il Mezzogiorno continua ad indietreggiare: i giovani validi scappano via e non si fanno più figli. Non sono solo dicerie: c’è un rapporto oggettivo sulla situazione di grave crisi in cui è piombato il sud. La foto dei nostri nonni con la valigia di cartone torna d’attualità, ma questa volta sul banco degli imputati devono finirci tutti i politici dell'ultimo ventennio.  

“In un’Italia che non cresce o cresce poco, c’è un Sud che vanta il primato delle diseguaglianze. Il rapporto Svimez presentato oggi ce lo dice ufficialmente, ma il dato era evidente su tutti i fronti. Da decenni ci sentiamo dire che occorre ripartire da sud e da altrettanto tempo tutto resta così com’è. Ci siamo abituati a vedere arrivare meno risorse, a veder partire 3 giovani su 4 per il nord e per l’estero, ad avere meno servizi, o a non averne proprio se abbiamo la sfortuna di abitare in un piccolo comune o in un’area interna. E mentre il tempo passa, il divario aumenta: sul lavoro in particolare, dove i dati dicono che al Sud il lavoro precario aumenta e dove invece occorrerebbero interventi agevolazioni sui contratti; sarebbe inoltre auspicabile che la manovra pensasse non solo ai già “occupati” con il taglio del cuneo fiscale, ma anche a quelli che il lavoro non ce l’hanno ancora e che lo stanno cercando, la maggior parte dei quali abita proprio nelle regioni del Mezzogiorno. Del resto non è un caso che il rapporto della Banca d’Italia sull’economia delle regioni dica che i contratti attivati nel 2018 al Sud siano solo il 13% contro l’87% del Nord.

Il divario aumenta anche sulla formazione che richiederebbe l’introduzione di meccanismi perequativi tra le Università per creare pari condizioni di partenza. Se le politiche di coesione sociale degli ultimi anni non hanno sanato le disparità economiche e sociali per cui sono state pensate, forse, andrebbero riscritte o andrebbero rivisti i criteri di investimento e le priorità. Per far crescere il sud e la progettualità non solo strutturale, occorre rafforzare la macchina amministrativa: il più delle volte mancano competenze tecniche adeguate e di conseguenza mancano i progetti, anche ai fini dell’utilizzo delle risorse già stanziate ma soprattutto della nuova programmazione 2020-27 E poi il sistema delle regole. Le regole devono essere chiare e certe per tutti, ma soprattutto rispettate da tutti. Il premier Conte annuncia 300 milioni per strutture sociali nei piccoli comuni e 200 milioni per le zone interne. Noi del sistema cooperativo in questi anni abbiamo più volte lanciato l’allarme su questioni come emigrazione giovanile, spopolamento e denatalità e abbiamo provato ad arginare i fenomeni con strumenti come le cooperative di comunità che oltre a sanare le fratture sociali, sono forme di organizzazione condivisa di gestione dei territori. Abbiamo incontrato molti giovani, che avevano scelto di restare per dedicarsi alla terra, per fare agricoltura innovativa, ma hanno dovuto fare i conti con la burocrazia e con il blocco del Psr e molti dei loro sogni si sono infranti. Siamo convinti che la cura per il Mezzogiorno sia la volontà vera, mai mostrata finora, di farlo crescere, a cominciare dalle risorse messe a disposizione dal Governo, fino ad oggi sempre inferiori del 30% rispetto al Nord”.

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