Omicidio Carvone, custodia cautelare per i protagonisti degli spari che miravano a intimidire

giovedì 17 ottobre 2019

In mattinata, la polizia di Brindisi, ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare disposta dal gip del tribunale di Brindisi nei confronti di due persone resesi responsabili dei delitti di detenzione e porto illegale di arma comune da sparo (un fucile con carne mozzate), mediante il quale avevano esploso un colpo nel pieno centro del quartiere per Rino alle 21:20 circa del giorno 9 settembre scorso: tre ore prima dell’omicidio perpetrato da ignoti in danno di Giampiero Carvone a pochi metri dal luogo del delitto. Esibendo quel fucile ed esplodendo quel colpo i due malviventi (G.S. e S.C.) volevano rafforzare la gravissima minaccia già pochi secondi prima portata nei confronti di un giovanissimo amico di Carvone e GIAMPIERO: se non fossero state soddisfatte le loro richieste, avrebbero sparato in testa lui a più persone.

Entrambi catturati, rispettivamente di 19 e 28 anni e il secondo zio del primo, sono stati condotti nella casa circondariale di Brindisi. I più grande degli indagati era stato già raggiunto da misura cautelare degli arresti domiciliari applicata dal medesimo giudice nei confronti dei suoi e di altri tre correi, pure suoi parenti, ed eseguita il 26 settembre scorso perché gravemente indiziato di delitto di estorsione pluriaggravata tentato in concorso commesso in danno di carbone Piero, padre di Giampiero, cinque ore prima dell’esplosione di quel colpo di fucile che avrebbe poi scatenato il panico tra le donne bambini presenti nella piccola piazza posta tra via Bradano e via Adige, alle spalle della chiesa del cuore immacolato di Maria, e nove ore prima dell’omicidio sul quale continuano senza sosta le investigazioni della polizia.

Confermato che il movente dei delitti del pomeriggio del giorno nove e della notte le tra i giorni 9 e 10 settembre: la vendetta per uno sgarro, che consiste nel furto di un’autovettura della persona sbagliata (che ha indotto taluni soggetti, tra di loro collegati e contigui alla vittima, a pretendere dal presunto autore della sottrazione una sorta di risarcimento, ponendo in essere plurime azioni fortemente intimidatorie). I risultati delle investigazioni sono stati ritenuti congrui e idonei a integrare il requisito dei gravi indizi di colpevolezza dal giudice per le indagini preliminari, che ha accolto anche la nuova richiesta di custodia della procura.

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