Digrignare i denti nel sonno, stop agli effetti, ma per i bambini è normale: l'intervista allo specialista

lunedì 14 ottobre 2019
 Digrignare i denti fino a consumarli nel tempo, svegliarsi col mal di testa o con le gengive sanguinanti è una condizione definita bruxismo. Nei piccoli, se non è dovuta a un problema retrostante come l’otite o altri tipi di malattie gravi, è il naturale comportamento notturno di chi si prepara a cambiare i denti da latte. Il bite è l’unica soluzione per evitare i danni nell’adulto. Ne abbiamo parlato con l’odontoiatra leccese, il dottor Francesco Fiorentino. 

di Gaetano Gorgoni

La notte l’involontaria contrazione dei muscoli della masticazione può fare molti danni. Usura dei denti, sanguinamento delle gengive, dolore alla mandibola e mal di testa possono essere gli effetti del bruxismo, che nel tempo possono persino portare a un assottigliamento dei denti e a danneggiare gravemente lo smalto. Siamo di fronte a una parafunzione senza una causa specifica. È un problema che può disturbare il sonno del partner, quando lo sfregamento è violento e rumoroso. Il dottor Francesco Fiorentino ci spiega che l’unico modo per limitare i danni è l’applicazione, durante la notte, di un bite: una protezione di denti e gengive che assomiglia a una dentiera o a un paracolpi. Gli studi fatti fino ad oggi sul bruxismo hanno indicato diversi fattori scatenanti (problemi psicologici, emotivi, disturbi del sonno, disallineamento delle arcate dentarie, cioè malocclusione, risposta muscolare, ma anche, in alcuni casi, malattia neurodegenerativa). Per i bambini le cause sono diverse: quando non si tratta della naturale caduta dei denti da latte, potrebbe trattarsi di una reazione a un mal di denti o a un’otite. Nell’adulto invece l’abuso di alcolici, caffeina, il consumo di droghe possono causare questo fenomeno. Ecco perché l’unica prevenzione del bruxismo è evitare alcol, droga, caffeina e stress: psicoterapia, bagni caldi, musica rilassante e attività fisica moderata possono aiutare. Quando il dentista fa la diagnosi, può essere utile una radiografia ortopanoramica per verificare problemi nell’allineamento delle arcate dentarie, oppure l’esame per verificare l’andamento del riposo notturno (polisonnografia) e capire se c’è un problema specifico. 

IL BRUXISMO DEI BAMBINI 

Generalmente il bruxismo nei bambini è un fenomeno comune e non preoccupante: lo ribadisce nell’intervista di oggi il dottor Fiorentino. Il problema interessa tre bambini su 10 e presenta un’incidenza maggiore prima dell’età scolare. Con la crescita questo problema tende a scomparire, solitamente al completamento della dentizione permanente. Il disturbo è del tutto involontario e legato ai micro-risvegli, cioè brevi interruzioni del sonno (naturali a una certa età). Nei più piccoli qualsiasi tipo di malattia può generare micro-risvegli e quindi bruxismo. Naturalmente anche i bambini affetti da ritardo mentale o gravi disturbi neurologici soffrono di questo problema. Trattandosi, molto spesso, di disturbo del sonno il piccolo va aiutato a dormire tranquillamente. Spesso il bruxismo è anche la naturale risposta al periodo di passaggio tra denti da latte e definitivi. È il periodo della permuta dei denti, che è un evento stressante.

INTERVISTA ALL’ODONTOIATRA, DOTTOR  FRANCESCO FIORENTINO 

Dottore, se si soffre di bruxismo non si può evitare il bite? 

“Si ricorre sempre al bite, uno strumento di protezione: il suo nome deriva dal verbo inglese ‘mordere’. Le cause del bruxismo sono diverse e ancora non tutte chiare. Si interviene con questo strumento per ridurre e limitare i danni meccanici ed evitare che l’articolazione si serri completamente”. 

La diagnosi è semplice...

“Quando il paziente riferisce di avere dolori alle gengive e dolori ai denti, tipici di chi tiene troppo serrati i denti, si verifica e si giunge alla diagnosi escludendo altre patologie. Si parla di trauma da occlusione, che in studio esaminiamo in maniera approfondita, escludendo eventuali patologie diverse e avvalendoci anche di ulteriori esami. Lo sfregamento, a lungo andare, può usurare pesantemente i denti”. 

Si può convivere col bruxismo o si deve intervenire subito? 

“Innanzitutto si deve capire che grado di bruxismo esiste. Non conviene mai convivere con certi disturbi che nel tempo possono ledere denti e gengive. Meglio intervenire sulle eventuali cause (eliminazione di fattori stressogeni) e con uno strumento capace di proteggere i denti la notte. Esistono casi di bruxismo non continuativi, magari per periodi brevi: bisogna capire che tipo di problema ci troviamo di fronte. Si tratta di parafunzioni nervose. Il bite non risolve il problema del bruxismo, ma impedisce al paziente di danneggiarsi la notte rovinando i denti e le gengive e non sovraccaricando le articolazioni”. 

Esiste anche il mal di testa da bruxismo, vero? 

“Certo, questo problema può generare mal di testa, indolenzimento alla muscolatura della mandibola e a tutti i muscoli coinvolti nella masticazione, insieme al dolore e sanguinamento delle gengive. Si parla, tecnicamente, di dolore parodontale”. 

Nei bambini è sempre preoccupare il bruxismo? 

“Non sempre. Nella maggior parte dei casi per i piccoli è un meccanismo che permettere il riassorbimento della radice del dente da latte. I genitori molto spesso si spaventano, ma questo tipo di bruxismo è naturale: è un meccanismo dell’organismo che serve a far ‘riassorbire’ i denti. Nel bambino serve a far cadere i denti da latte, nell’adulto lo stesso meccanismo crea danni al dente”. 

Per gli adulti l’unico rimedio resta il bite, dunque?

“Si interviene sugli effetti, visto che le cause possono essere diverse e non sono tutte ben chiare”. 

ggorgoni@libero.it

 

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