Lotta al cattivo odore del corpo e dei piedi riequilibrando il microbiota

venerdì 4 ottobre 2019
Oggi parliamo di un problema spesso sottovalutato, ma che incide nelle relazioni e sulla psiche delle persone: la bromidrosi, quando l’odore del corpo risulta fastidioso o intollerabile. Abbiamo contattato un dermatologo specializzato sull’argomento, il dottor Gaetano Scanni, che ci ha spiegato anche la distinzione tra bromidrosi oggettiva e soggettiva. 

di Gaetano Gorgoni

L’odore che emaniamo è molto importante nelle relazioni, non solo in quelle amorose. Un buon profumo può attirare la nostra attenzione, trasferendoci sensazioni positive. Tutti abbiamo un odore, questa è la normalità. Quando il corpo emana odori fastidiosi o intollerabili, però, parliamo di bromidrosi. Spesso c’è chi ha problemi di puzza dei piedi o delle ascelle: inevitabilmente ne risentiranno le relazioni interpersonali e la propria psiche. Il dermatologo Scanni pone l’accento su una distinzione molto importante tra la bromidrosi oggettiva o soggettiva. Nel primo caso il cattivo odore è percepito non solo della persona interessata, ma da tutti gli altri e dal dottore che fa la diagnosi. Le ragioni per cui la pelle produce un cattivo d’ore possono essere dovute a una sudorazione anomala per quantità o qualità (anche se non è sempre così!). I medici che hanno studiato al microscopio le ascelle di chi soffre di bromidrosi hanno scoperto che le ghiandole sudoripare sono più numerose, più grandi del solito con maggiore sudore al loro interno. Ma, come ci spiegherà lo specialista, non è sempre questa la causa scatenante del cattivo odore: sicuramente può aggravarlo. Le parti più colpite dalla puzza sono le ascelle, la regione del perineo, le mani e i piedi. Il sudore, quando raggiunge la superficie cutanea, non puzza. “A seconda se prodotto dalle ghiandole apocrine o eccrine il sudore viene attaccato dei batteri che vivono come ospiti sul nostro corpo, producendo alcuni frammenti chimici volatili che non profumano. Nel caso dei piedi, l’interazione col materiale di cui sono fatte le scarpe (sopratutto quelle da ginnastica) peggiora la situazione. Il dottor Gaetano Scanni, però, ci spiega che esiste una bromidrosi soggettiva che riguarda solo la persona interessata, la quale è fermamente convinta di produrre cattivo odore per tutta una serie di problemi (fisici o psichici) che può avere.

DIAGNOSI E TERAPIA 

Il primo esame che si può fare e quello olfattivo: il medico si accerta che l’olfatto del paziente funzioni correttamente. Ci sono alcuni test per approfondire. È importante valutare tutta una serie di malattie retrostanti che possono esserci e approfondire e la composizione del sudore e  del microbiota. Il dottore Scanni sottopone il corpo a una lampada di Wood, usata dai dermatologi per raccogliere informazioni sulla presenza di batteri. Dopo la diagnosi si passa alla cura che può essere basata su farmaci locali, oppure sull’uso della tossina botulinica (con piccole punture sulla pelle). Il dottor Gaetano Scanni spiega che, quando non si riesce ad avere alcun miglioramento, si può ricorrere alla chirurgia che interrompere le fibre nervose collegate alle ghiandole sudoripare o attraverso una plastica riduttiva della zona interessata (questa strada si sceglie quando la bromidrosi è associata all’iperidrosi ascellare). 

Nel caso di bromidrosi soggettiva non dovuta a problemi olfattivi, invece, è consigliabile un percorso psicologico cognitivo per comprendere che il vero problema non è il cattivo odore. 

INTERVISTA AL DOTTOR GAETANO SCANNI, SPECIALISTA IN DERMATOLOGIA E MALATTIE VENEREE (MALATTIE SESSUALMENTE TRASMESSE)

Dottore, la bromidrosi è un problema da non sottovalutare? Perché è importante la distinzione tra oggettiva è soggettiva? 

“È una classificazione importante, che non si trova sui libri perché anche i testi, a proposito di questo argomento, tendono a relegarlo come un fenomeno minore. Bisogna distinguere tra la percezione soggettiva dell’odore e il cattivo odore oggettivo. Chi ne soffre, ovviamente, lo vive come un dramma: è un problema che ha dei riflessi molto pesanti a livello psicologico e relazionale. Ho in cura diversi pazienti con questo inconveniente e so quanto la bromidrosi può diventare un problema esistenziale”. 

Ne risente tutta la qualità della vita, anche affettiva...

“Certamente”.

C’è sempre una patologia retrostante al cattivo odore? 

“Su questo inconveniente la scienza deve ancora chiarire parecchi punti. Si dà per scontato che l’odore cattivo sia legato a una malattia importante, ma non è così. Se una persona fa la dialisi perché ha insufficienza renale, è possibile che abbia un cattivo odore per l’accumulo di urea nel sangue. Anche nel caso delle persone con scompenso epatico è possibile che ci sia un cattivo odore...Ma l’inconveniente del cattivo odore ricorre spesso anche nelle persone ‘sane’. La maggior parte dei miei pazienti che hanno la bromidrosi non hanno patologie serie per cui far apparire la puzza come un sintomo minore”. 

Ci spiega meglio la classificazione della bromidrosi che lei ha fatto? 

“Quando arriva un paziente in studio con questo problema innanzitutto devo capire se si tratta di un problema legato al naso di chi sente la puzza. Può succedere che alcune persone lamentino il cattivo odore, che in realtà gli altri non sentono: in questo caso siamo nel campo della bromidrosi soggettiva, che si verifica molto spesso. A questo punto si allarga il campo alla psicologia, alla psichiatria e, naturalmente, alla dermatologia. In primis devo accertarmi che chi si rivolge a me non abbia problemi olfattivi (la sinusite cronica altera gli odori e ha una percezione alterata anche chi fuma molto). Il primo test, dunque, è capire se il cattivo odore sia una percezione soggettiva, anche di carattere psicologico. Io invito i miei pazienti a non lavarsi il giorno prima per avere la certezza assoluta che non si tratti di odori ordinari, perché nessuno è esente da odori”. 

Il cattivo odore può essere dovuto anche a un’eccessiva sudorazione? 

“Non è sempre detto. È chiaro che chi suda molto inevitabilmente ha addosso l’odore del sudore, ma c’è anche chi non suda molto che, però, continua ad avere un cattivo odore. La diagnosi è sempre personale: le cause potrebbero essere diverse. L’iperidrosi, produzione di sudore in quantità eccessiva, può contribuire ad aggravare il problema. Anche se è facile riscontrare bromidrosi in persone che sudano tanto”. 

La bromidrosi oggettiva da cosa può dipendere? 

“Bisogna approfondire la maggior parte delle alterazioni fisiche e biologiche che alterano il sangue e il sudore. In genere facciamo tutta una serie di esami per una diagnosi puntuale”. 

La puzza eccessiva in alcune parti del corpo come i piedi può essere dovuta anche un problema di ghiandole, un problema tiroideo?

“La tiroide può essere una delle cause, ma non l’unica. Le persone che hanno la tiroide che funziona male non hanno cattivo odore in genere. Bisogna valutare l’aspetto ormonale, più che altro, soprattutto nelle donne  (gli ormoni della fertilità, ovulazione e altro). La ricerca farà  passi avanti quando si utilizzerà il naso elettronico: si applicano sul supporto elettronico le molecole che costituiscono l’odore. Con i ‘nasi eletronici’ potremo studiare con esattezza gli odori che non possono essere ecografati o radiografati. Quindi, appena avremo a disposizione tecnologie costruite ad hoc per odori ordinari e non, allora la medicina potrà dare risposte più pratiche”. 

A proposito di risposte pratiche, quando lei si trova davanti a un paziente che ha un problema oggettivo di puzza dei piedi, quali sono i consigli che dà, come interviene? 

“Il dermatologo cerca di intervenire sul microbiota: riequilibrare questo insieme di microorganismi simbiotici che popolano diverse parti del nostro corpo (anche i capelli) porta a un miglioramento. Agendo sul microbiota riusciamo a ottenere odori meno fastidiosi. Il ragionamento è lo stesso per qualsiasi parte del corpo che emani cattivo odore: si agisce sul microbiota”. 

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