Allarme radon, Serravezza: “Non esageriamo, ci sono altre emergenze”

giovedì 19 settembre 2019

Nella scuola di Torre Santa Susanna, in provincia di Brindisi, e nel teatro Apollo di Lecce è stato lanciato un nuovo allarme radon, il gas inodore e incolore che emerge dal suolo e può provocare il tumore ai polmoni. Ma per l’oncologo Serravezza meglio non fare allarmismo, perché “è una cosa che si risolve arieggiando semplicemente le aree interessate e con qualche intervento di bonifica, mentre le vere emergenze oncologiche del Salento riguardano l’inquinamento dell’aria, della terra e dell’acqua determinato da siti industriali e rifiuti”.

di Gaetano Gorgoni

Di recente è balzato agli onori delle cronache nuovamente il gas radon: un’ordinanza urgente emessa del primo cittadino di torre Santa Susanna, Michele Saccomanno, ha chiuso diverse aule della scuola del paese, subito dopo i controlli effettuati da un tecnico incaricato dal dirigente scolastico. Quest’ultimo, in applicazione della normativa sulla sicurezza del lavoro, che gli impone di monitorare periodicamente la salubrità dell’aria, ha lanciato l’allarme, dopo un controllo sulle aule. È stata riscontrata un’elevata concentrazione di gas radon, che è ritenuta la seconda causa di tumori ai polmoni (se negli anni ci si espone costantemente). Il sindaco, quindi, ha scelto di chiudere alcune aule dove è stata riscontrata una concentrazione più forte di questo gas: la scuola, dunque, si ritrova dal 18 settembre con diverse aule chiuse. Adesso si provvederà a una stima precisa del gas radon presente nella scuola e si provvederà con un’azienda specializzata agli interventi necessari per bonificare l’ambiente. Secondo la legge, tutti i luoghi pubblici e di lavoro non possono superare determinate concentrazioni di gas radon. Stesso problema riscontrato al Teatro Apollo di Lecce: l’amministrazione sta correndo ai ripari in queste ore. Ci sono aziende specializzate per il rilevamento continuo e l’intervento di bonifica.

IL GAS RADON, PROBLEMA ANTICO PER I NOSTRI POLMONI

Il Ministero della Salute ci avverte che la pericolosità del radon non è una novità, già nel I secolo a.C. viene citato da Tito Lucrezio Caro. Le radiazioni ionizzanti sono pericolose, se ci si espone continuamente per molti anni, ma sono anche utili (vengono utilizzate in medicina diagnostica, nella terapia, nella produzione di energia elettrica, in campo industriale, nella ricerca scientifica, in archeologia e in tante altre branche). Il radon è una delle sorgenti di radiazioni ionizzanti presenti in natura: le sue caratteristiche sono il gas incolore, insapore, inodore e chimicamente inerte. Questo gas deriva dal decadimento radioattivo dell’uranio, un elemento presente in tutte le rocce della crosta terrestre: per tale ragione il radon è diffuso ovunque. Gli elementi che mettono a rischio la nostra salute sono proprio quelli che nascono da altri elementi radioattivi. Questi elementi rimangono liberi in aria e in parte si attaccano al vapore acqueo, alle polveri sospese, al fumo da sigarette e a tanto altro. Le particelle derivanti dai prodotti del decadimento del radon sono proprio gli elementi che danneggiano i tessuti polmonari. Quando respiriamo, introduciamo nei polmoni i “prodotti di decadimento”, come il polonio 218 e 214, che si fissano nei polmoni. Queste particelle irradiano le cellule causando danni fisici e chimici al DNA. Se la quantità di gas non è eccessiva, il nostro sistema immunitario reagisce senza problemi, ma un’esposizione oltre i limiti di tollerabilità trasforma le cellule sane in cellule tumorali. La principale fonte di radon ai piani più bassi di un edificio è il suolo in quanto alcuni tipi di rocce (come tuffi, graniti, pozzolane e altro), che sono nelle fondamenta, sono particolarmente ricche di uranio, progenitore del radon. Anche diversi materiali di costruzione possono rappresentare un’altra fonte di radon. L’altra sorgente di questo particolare gas è rappresentata dall’acqua in quanto questo elemento radioattivo è moderatamente solubile in essa, ma in quantità ben tollerabili dal nostro organismo. Quindi, gli atomi di uranio 238 contenuti nei granuli di roccia o di suolo subiscono nel tempo una serie di trasformazioni a catena che vengono definiti “decadimenti radioattivi”, tali per cui viene generato il radon, che penetra negli edifici per l’ “effetto camino”.

CONTROLLO E INTERVENTI


Attraverso alcuni strumenti, come i dosimetri, si può capire quanto è alta la concentrazione di radon in un edificio. La strategia migliore per affrontare un’eccessiva concentrazione di radon bisogna individuarla caso per caso. Gli interventi solitamente sono efficaci, poco onerosi e mirati principalmente a limitare l’ingresso del gas radioattivo dal suolo o la sua fuoriuscita dai materiali da costruzione dell'edificio. In genere, si devia il radon prima che entri nell’edificio, con barriere tra la sorgente e l’ambiente interno, ma si interviene anche con ventilazione e altro.

L’ONCOLOGO GIUSEPPE SERRAVEZZA, FRENA GLI ALLARMISMI: “ABBIAMO ALTRE EMERGENZE”


Il dottor Giuseppe Serravezza invita tutti alla calma: il radon non è un problema difficile da risolvere. “Sembra che l’unico guaio che c’è sia il radon - si lamenta l’oncologo - Sono giorni che è esplosa di nuovo questa moda di allarmarsi per questo gas. Si vuole deviare l’attenzione dai veri problemi del Salento. L’allarme per una cosa risolvibilissima e sotto controllo è eccessivo: ci sono priorità ben maggiori. Un’esposizione prolungata per anni al radon potrebbe provocare il tumore, certo. Ma basta un apparecchio di rilevazione, aprire una finestra e il problema è risolto. Se possiamo eliminare questa causa di tumore ai polmoni, non c’è dubbio che bisogna tenere alta la guardia. Ma ricordiamoci anche di lanciare l’allarme ogni giorno per accelerare la sostituzione del carbone. Con Cerano, invece, la finestra devi tenerla chiusa, col radon basta aprirla. Cerchiamo di essere onesti intellettualmente e non ipocriti. Stabiliamo la scala delle priorità nelle emergenze salentine: al primo posto c’è l’esposizione della popolazione alle contaminazioni delle matrici ambientali: acqua, terra e aria. Vanadio, berillio e arsenico hanno ammantato il Salento. Dunque, gli allarmi lanciamoli su queste cose”.

ggorgoni@libero.it

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