Litigi di coppia davanti ai figli, "i piccoli rischiano disturbi psicopatologici"

martedì 17 settembre 2019

«La cosa importante è che gli adulti si rendano conto della pericolosità delle liti davanti ai figli, soprattutto se sono violente, per risolvere un problema che avrà sicuramente ricadute importanti sulla psiche dei bambini». La psicologa e psicoterapeuta familiare sistemico-relazionale, Linda Valletta, ci spiega come e perché è necessario evitare con molta attenzione i litigi di coppia davanti ai figli. Inoltre, è importante fare grande attenzione ai nonni che interferiscono nel sistema di regole genitoriali. È un problema anche sminuire con frasi di disprezzo una delle due figure: padre o madre.

di Gaetano Gorgoni

La famiglia sempre felice e sorridente esiste solo nelle pubblicità: la realtà è fatta non solo di gioie, ma anche di rabbia, conflitti, stanchezza, momenti di amarezza e frustrazioni. Non è facile edificare una vita insieme: il litigio ogni tanto è la normalità, ma ci sono dei limiti da non varcare. Innanzitutto, bisogna saper controllare la rabbia ed evitare scenate davanti ai figli: meglio discutere dei problemi in luoghi appartati, senza coinvolgere la prole. I traumi di oggi possono diventare le patologie di domani. Quando la lite succede, il bambino dev’essere rassicurato e bisogna dimostrare che poi torna l’armonia facendo qualcosa insieme, con tutta la famiglia. Oggi vi spieghiamo come evitare di traumatizzare i bambini, anche durante la separazione genitoriale. Crescere i propri bambini in uno stato di angoscia permanente per i litigi violenti dei genitori provoca dei danni incalcolabili sui futuri adulti: sceglieranno partner sbagliati e potrebbero essere vittime di disturbi psicopatologici.

INTERVISTA ALLA PSICOLOGA E PSICOTERAPEUTA FAMILIARE LINDA VALLETTA 

Dottoressa, che tipo di effetti possono avere i litigi di coppia continui davanti ai propri figli?

«La maggior parte delle famiglie litigiose fa fatica a rendersi conto che litigare davanti ai propri figli è un problema e che li sta traumatizzando. Quindi, il primo passo è rendersi conto di quello che si sta facendo: si sta attuando un comportamento sbagliato e pericoloso, da non adottare mai davanti ai figli. Una coppia che inizi a farsi delle domande su questi comportamenti, che sia disposta a capire che sta sbagliando, ha già più possibilità di correggersi e risolvere questo problema. I litigi creano nel bambino una frammentazione della relazione, dello spazio affettivo e relazionale, sia all’interno dello spazio inteso come casa/famiglia e accudimento, sia come coppia. I litigi frammentano la coppia ai suoi occhi. Gli effetti possono essere anche molto seri: senso di solitudine e isolamento del piccolo...È come se il senso di appartenenza a quella famiglia venisse meno da parte del bambino. Ovviamente gli effetti sono diversi a seconda della fascia di età. Ad esempio, i neonati non si rendono conto del litigio, ma afferrano il clima pesante e difficile che regna in casa. Così come i bambini in età scolare, fino ai 10 anni, pur non capendo il merito dei litigi, sentono l’angoscia e avvertono il problema. I litigi violenti di coppia davanti ai bambini possono far sviluppare disturbi psicopatologici, come ansia generalizzata, attacchi di panico, disturbi dell’umore, fobie e tutta una serie di altri problemi. In adolescenza o in pre-adolescenza la situazione diventa ancora più difficile perché in questa fase i ragazzi tendono a prendere le parti di uno dei genitori».

Si può gestire la rabbia, anche se si fa parte di una coppia litigiosa? 

«La rabbia può essere gestita: ci sono diverse tecniche per gestirla. Molte coppie possono intraprendere un percorso di mediazione, oppure fare terapia di coppia per agire alla radice dei problemi e per agire sui punti nevralgici su cui ci si scontra sempre. Normalmente una coppia, al contrario di quello che si pensa, è ‘ciclica’ e quindi tende a litigare sempre per gli stessi problemi. È difficile risolvere queste problematiche da soli: è necessario sempre l’aiuto di un esperto, magari anche solo per un breve periodo. Esistono delle terapie di coppia strutturate in dieci soli incontri, con argomenti specifici che si affrontano volta per volta. Normalmente una coppia litiga per la gestione dell’educazione del figlio. All’interno dei percorsi terapeutici per le coppie si utilizzano tutta una serie di strategie: momenti di decompressione o spazi individuali per l’uno o per l’altro componente della coppia. Si creano degli spazi per la famiglia in cui ci si riunisce e si cerca di armonizzare e creare la sensazione di squadra che i litigi fanno perdere. Queste azioni hanno l’obiettivo di abbassare la rabbia e tenerla sotto controllo nel momento in cui emerge, cioè durante i litigi».

Se i litigi sono frequenti è meglio lasciarsi per il bene dei figli o meglio cercare di salvare la coppia? 

«Sei i litigi sono frequenti, la situazione è insostenibile e ci sono anche violenze allora è meglio lasciarsi. I figli di genitori separati, che fra di loro hanno mantenuto un rapporto civile, in genere, sono sani e senza alcun problema, anche se nel momento della separazione dei genitori devono essere aiutati e supportati. I bambini invece continuamente traumatizzati dalle liti dei genitori vanno incontro, a lungo andare, a disturbi psicopatologici o comunque sviluppano alcune problematiche in età adulta. Il mio suggerimento è di separarsi per il bene dei figli, quando i litigi minano la loro serenità».

Se il bambino diventa spettatore di violenze tra i genitori, che tipo di effetti ci possono essere sulla sua psiche?
 

«Come ho accennato prima, principalmente disturbi d’ansia e dell’umore. All’interno di una famiglia litigiosa si possono sviluppare soprattutto regressioni dei piccoli: anuresi notturna, vogliono essere imboccati, perdono competenze già acquisite, sviluppano fobie, cominciano ad avere paura del buio, di andare in macchina, di spostarsi. Ci possono essere degli effetti a catena che fanno peggiorare, volta per volta, i bambini che assistono a queste liti. Nei casi più gravi si può andare incontro a disturbi psicopatologici. Possono maturare disturbi di personalità in questo tipo di famiglie».

Sminuire una delle due figure genitoriali con continui rimproveri o disprezzandola davanti al figlio a che tipo di conseguenze porta? 

«Sminuire una delle due figure genitoriali è quanto di peggio possiamo fare a un figlio: stiamo distruggendo nel suo immaginario il suo essere uomo o donna e stiamo condizionando le sue scelte future relative al partner che si metterà al suo fianco. Se io sminuiscono la sua mamma, il piccolo penserà che le donne possano essere trattate in quel modo e cercherà una donna con determinate caratteristiche in futuro. Allo stesso modo, sminuendo il padre distruggeremo la sua prima figura di riferimento maschile che dovrebbe essere il primo amore della vita, degno di fiducia e di rispetto. Così non si dà al figlio la possibilità di una sana identificazione con la figura genitoriale (padre o madre): si rischia di mettere in condizione il proprio figlio di non diventare un ‘adulto risolto’ e quindi di scegliere un partner con caratteristiche negative solo per sanare le ferite infantili e non perché lo desidera veramente. Così noi influenziamo negativamente il bambino e anche il futuro adulto».

Quanto incidono i “contrordini” dei nonni sulle regole che vengono date dai genitori?

«Questa è una domanda molto interessante e molto attuale: abbiamo una nuova ‘patologia’ che è quella dei nonni a tempo pieno. I nonni, spesso stanchi ed ‘esauriti’, svolgono la gran parte del lavoro dei genitori con i propri nipoti purtroppo. I sociologi stanno studiando questo fenomeno, che va sempre avanti, con nonni sempre più genitori. È importante che i nonni siano educativi è che non vizino i piccoli. Ma è molto importante che rispettino la figura genitoriale anche dal punto di vista delle indicazioni educative che madre e padre danno. È importante che tra nonni e genitori non ci siano conflitti davanti figli. I bambini possono anche mal interpretare questi litigi, che comunque mandano il piccolo in confusione. Davanti a questi litigi il bambino fa fatica a capire qual è la figura di riferimento e non riescono a mettere in pratica un sistema educativo unitario, visti gli attacchi continui dei nonni, oppure anche da parte di zii e fratelli (dipende da chi sta più vicino al piccolo)».

Secondo la sua esperienza, all’interno delle famiglie problematiche è più facile che i figli vengano usati come strumento di ricatto nei confronti del coniuge?

«Purtroppo sì, succede tante volte: i figli vengono usati contro l’ex. I bambini vengono strumentalizzati, utilizzati per aggredire l’altro coniuge o per tenerlo vincolato. Una famiglia che ha questo tipo di difficoltà ed è litigiosa deve essere seguita da un esperto proprio a tutela dei figli. Anche nelle famiglie che si stanno separando è importante fare un percorso con lo psicoterapeuta per favorire una separazione non traumatica e che tuteli la salute mentale del bambino, impedendo che venga utilizzato come uno strumento di ricatto nei confronti del partner».

Qual è il consiglio che lei dà ai genitori? Dopo un litigio davanti a un figlio, si può rimediare in qualche modo?
 

«Un litigio non è la fine del mondo, può capitare, soprattutto quando si è stanchi o per carenza di spazi e difficoltà di parlare privatamente. L’importante è far capire al bambino che il litigio può succedere, ma senza banalizzarlo. Inutile dire che non è successo niente: meglio spiegare che sono cose che possono succedere anche fra due genitori che si vogliono bene. Bisogna spiegare che l’arrabbiatura e il litigio capitano, ma passano: sono cose passeggere e che servono per comprendersi. Poi, l’importante è ritagliarsi qualche momento per fare le cose insieme, leggere un libro o fare altro, dimostrando al piccolo che è ritornata l’armonia».

In caso di diverse visioni sui metodi educativi dei figli come si fa?

“Innanzitutto bisogna ricordare di non discuterne mai dinanzi ai figli, perché quella crepa all’interno dell’alleanza genitoriale verrà sicuramente percepita dal bambino e sarà fonte di richieste, capricci e problematiche. Bisognerebbe sempre evitare di far vedere che non si è d’accordo davanti ha un figlio. Meglio parlarne da soli o in un’altra stanza. Bisogna essere capaci di trovare un compromesso, un accordo che soddisfi entrambi. Una coppia deve fare un po’ di rodaggio su questo tema. Però il fatto che ci sia un disaccordo significa che i genitori sono impegnati nell’educazione del figlio. Un totale accordo può significare che qualcuno dei due si sta disimpegnando, sia disinteressato e deleghi la gestione del bambino. Dunque, i diverbi sull’educazione del figlio sono qualcosa di sano, se non diventano battaglie: bisogna imparare a trovare un equilibrio e soluzioni che possano rendere tutt’e due i genitori protagonisti dell’educazione del proprio figlio». 

ggorgoni@libero.it

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