Malattie respiratorie ricorrenti nei bambini: come riconoscerle e affrontarle

mercoledì 4 settembre 2019

Le infezioni respiratorie ricorrenti in età pediatrica (IRR), che comprendono raffreddori, tonsilliti, otiti, faringiti, bronchiti e, a volte, febbre, soprattutto prima dei sei anni, sono la normalità, se si limitano a sei-sette episodi l’anno. Con il dottor Renato Cutrera, responsabile del reparto di Broncopneumologia dell’Ospedale Pediatrico Bambin Gesù, vi spieghiamo le cause di queste malattie ricorrenti e quando è necessario approfondire con uno specialista (sintomi di problemi immunitari, malformazioni o bronchiti asmatiche). 

di Gaetano Gorgoni

Spesso sentiamo alcuni genitori affermare che il proprio figlio è sempre ammalato, soprattutto quando ricomincia l’asilo: non vale la pena allarmarsi, se non si manifestano problematiche più serie. Fino a sei-sette malattie respiratorie all’anno è tutto nella norma, a meno che non si tratti di un bambino di 8 o 10 anni. Raffreddori, malattie respiratorie e persino otiti (se non sono ricorrenti!) sono la routine nei bambini entro i sei anni. Come ci spiega il direttore Renato Cutrera i piccoli nascono con un sistema immunitario che non conosce i germi, ma che in situazioni di vita in collettività impara a conoscerli e ad affrontarli. La Società Italiana di Pediatria ha stabilito dei criteri chiari per capire se il bambino è affetto dalle classiche infezioni respiratorie ricorrenti: sei o sette infezioni respiratorie l’anno, più di un’infezione delle alte vie respiratorie tra settembre e aprile e più di tre infezioni delle basse vie aeree respiratorie in un anno. Questo tipo di problemi, che sono ricorrenti nei primi due anni di vita, tendono a diminuire con la crescita. La maggior parte di queste infezioni sono di origine virale, molto meno frequenti sono le cause di natura batterica. Alcuni virus respiratori sono favoriti da una predisposizione genetica o dall’esposizione a fattori ambientali. I fattori che favoriscono le IRR sono il precoce inserimento a scuola, l’esposizione al fumo passivo, la stagionalità, l’inquinamento ambientale, le allergie respiratorie, stati di malassorbimento come la celiachia, deficit immunitari e, raramente, fibrosi cistica, diabete mellito e cardiopatie. È necessario sapere che le infezioni respiratorie ricorrenti nell’infanzia sono molto spesso degli eventi del tutto normali favoriti dall’immaturità transitoria del sistema immunitario: gli antibiotici nella maggior parte dei casi non sono necessari. Sarà il pediatra, volta per volta, a stabilire l’intervento e a consigliare, se si verificano complicanze, l’intervento dell’otorinolaringoiatra o del broncopneumologo. 

INTERVISTA AL DOTTOR RENATO CUTRERA, RESPONSABILE BRONCOPNEUMOLOGIA DELL’OSPEDALE PEDIATRICO BAMBINO GESÙ 

Dottore, le malattie respiratorie ricorrenti quando devono mettere in allarme i genitori? I figli molto piccoli, che si ammalano spesso, angosciano tanti genitori...

“Innanzitutto dipende dall’età del bambino: un certo numero di malattie respiratorie sono la normalità. Il bambino nasce in una condizione in cui non conosce alcun germe, quindi contrae più facilmente delle infezioni. Poi dipende anche dal tipo di situazione in cui si trova: una vita in collettività, all’asilo o al nido, porta a sviluppare spesso queste problematiche. Siccome i bambini vengono affidati al nido sempre più precocemente, dai 6 mesi ai 6 anni, si ammalano con molta frequenza, perché la malattia di uno viene trasmessa al gruppo”. 

C’è un numero di infezioni nell’arco dell’anno che possiamo definire “tollerabile”? 

“Fino a sei infezioni all’anno è la normalità: soprattutto nei mesi invernali sono parafisiologiche. È un prezzo che la famiglia paga per il fatto di far vivere il bambino in collettività”. 

In collettività è molto ricorrente la classica influenza, vero? 

“Certamente, soprattutto nei mesi invernali: in questo caso un vaccino antinfluenzale può prevenire molti problemi. Nei bambini scolarizzati è auspicabile il vaccino, soprattutto se parliamo di un piccolo che si ammala spesso. È chiaro che il bambino vaccinato schiva l’infezione più grave, ma non tutte le altre”. 

Quando invece ci dobbiamo preoccupare?

“Dobbiamo preoccuparci quando un bambino, che ha già otto o dieci anni, continua a farsi sei infezioni respiratorie l’anno. In questo caso c’è qualcosa che non va e bisogna andare a capire qual è il tipo di problema: se ha un’ipertrofia tonsillare, se è allergico o se ci sono altri tipi di problemi alla base di queste infezioni respiratorie ricorrenti”. 

Riepilogando, fino a che punto possiamo stare tranquilli, quando abbiamo a che fare con le “IRR”? 

“In primis, se il piccolo frequenta collettività ed è sotto gli otto anni, sono normali almeno sei infezioni che riguardano il naso, la gola, la trachea ed eventualmente anche delle otiti. Qui siamo ancora nella normalità. Se invece ci sono 3-4 infezioni l’anno delle vie superiori e un paio di polmoniti, allora meglio approfondire. Di fronte a delle polmoniti ricorrenti sono necessari alcuni esami. Comunque, è necessario alzare la guardia sa il bambino si ammala più volte dei classici sei episodi nel corso dell’anno. Bisogna tenere a mente questo numero magico. È necessario capire se siamo di fronte a un piccolo paziente normale che frequenta la collettività oppure se c’è qualche piccolo difetto immunitario, qualche malattia genetica, una piccola malformazione, non per forza qualcosa di grave, ma comunque situazioni che meritano tutti gli approfondimenti necessari”. 

Quando ci sono questi campanelli d’allarme, ovvero il superamento delle sei malattie l’anno a chi si deve rivolgere il genitore: bisogna andare direttamente dallo specialista o dal pediatra? 

“È necessario rivolgersi al pediatra di famiglia, che ha tutte le competenze per osservare il numero di episodi, le condizioni in cui vive il piccolo (cioè la frequenza in collettività) e, se necessario, effettuerà gli screening. Nei casi che sembrano più seri sarà il pediatra a indicare la strada dello specialista”. 

A settembre ricominciano la scuola e l’asilo: noi genitori dobbiamo aspettarci una nuova ondata d’infezioni, vero?

"Certamente”.

Però può succedere che le infezioni respiratorie colpiscano anche in spiaggia...

“Sì, ma è molto più raro statisticamente. Ci sono tipi particolari di bambini, che soffrono di broncospasmo o bronchite asmatica (uno su quattro in età scolare): in questo caso sembrano infezioni banali, ma in realtà il bambino ha qualcosa di molto più serio. Il piccolo che ha questa ipereattività dei bronchi, al ritorno a scuola, a settembre, si ammala molto più facilmente. Questo tipo di piccoli pazienti, quando arriva il periodo più freddo, si ammalano subito di bronchite: il pediatra provvederà a somministrare dei farmaci idonei per prevenire i problemi”. 

La tosse ricorrente deve metterci in guardia?

“Certo, perché molto spesso dietro a una tosse ricorrente si cela la bronchite asmatica. La problematica più frequente nei bambini che hanno una tosse piuttosto ricorrente è questa. Anche se c’è da dire che ci sono tutta una serie di malattie i cui sintomi possono essere tosse catarrale frequente. Il nostro Sistema Sanitario Nazionale, tanto vituperato, in realtà funziona abbastanza bene. I nostri pediatri di famiglia sono all’altezza del loro compito. Per quanto riguarda tutti questi tipi di malattie ricorrenti è necessario sempre rivolgersi al pediatra: sarà questo professionista a capire se è necessario far scendere in campo lo specialista”.

Comunque le infezioni respiratorie ricorrenti sono la normalità fino a un certo numero...

“Non bisogna allarmarsi. Anche noi adulti se facciamo un tampone scopriamo che non siamo sterili dal punto di vista microbiologico: abbiamo almeno 5-6 germi differenti che l’organismo ha ormai imparato a gestire e controllare. Quando parliamo, ci trasmettiamo virus, agenti patogeni: il bambino che ha un sistema immunitario più debole, naturalmente, si ammala più spesso. È chiaro che, se il bambino nel corso dell’anno ha due polmoniti, bisogna fare i necessari approfondimenti. Invece, le infezioni delle vie aeree superiori sono abbastanza frequenti: febbre, tonsillite, faringite, tracheite e qualche otite. Se un bambino contrae un’otite ogni volta che si ammala, ovvero 6 otiti l’anno, allora il discorso cambia: è a rischio la membrana timpanica in questo caso. Se siamo di fronte a otiti ricorrenti e non più a infezioni respiratorie ricorrenti, allora è necessario un intervento più approfondito”. 

Se, invece, l’infezione dà sempre un sintomo di organo, dobbiamo preoccuparci...

“Se si alternano ogni volta bronchiti ricorrenti, polmoniti ricorrenti e otiti ricorrenti, c’è qualcosa che non va. Ovviamente il pediatra dovrà approfondire insieme allo specialista otorinolaringoiatra o pneumologo”. 

Lei quando consiglia il vaccino antinfluenzale?

“Se l’anno precedente il bambino si è ammalato spesso, allora conviene farlo”. 

L’uso degli antibiotici è un po’ eccessivo per queste malattie ricorrenti?

“È chiaro che bisogna andare ad approfondire caso per caso, ma consideri che il 70 - 80% delle infezioni respiratorie ricorrenti sono virali: quindi l’antibiotico non ha senso! In medicina non si può parlare in generale: la cura è sempre personale. Però possiamo dire, dando uno sguardo ai dati della letteratura, che l’antibiotico viene usato in maniera un po’ troppo frequente. C’è un po’ di manica larga sull’antibiotico e, quel che è peggio, ci sono le deleterie autoprescrizioni senza passare dal pediatra: questo non va bene! È chiaro che non possiamo neanche dire in assoluto che l’antibiotico non va bene. Dobbiamo imparare ad ascoltare il medico di base, che si attiene a linee guida e protocolli stabiliti dal nostro sistema sanitario proprio per evitare eccessi ed errori. Il medico deve scegliere in funzione dei sintomi, della gravità dell’infezione, della persistenza della febbre e e dei problemi che possono derivare all’organo intaccato: in funzione di tutto questo il pediatra prescrive o meno antibiotico”. 

Bisogna stare attenti al fai-da-te?

“Nell’era di Internet sempre più genitori pensano di poter fare da soli consultando Google. Questo modo di operare può essere molto rischioso, perché si possono fare errori molto gravi. Bisogna imparare invece a riconoscere le competenze affidandosi a chi ha una preparazione per affrontare il singolo caso. C’è stata sempre la mentalità del fai da te, prima c’erano i rimedi della nonna che prevalevano sulla medicina, oggi c’è Google, ma è un atteggiamento sbagliato: attenti, perché la salute è quella dei vostri figli e voi siete responsabili, se fate certe scelte scellerate!”. 

Dunque, per chiudere in maniera rassicurante, le infezioni respiratorie ricorrenti servono ad allenare il sistema immunitario dei piccoli? 

“Diciamo che fanno parte di un processo fisiologico: il bambino nasce solo con gli anticorpi materni ed è protetto per i primi sei mesi, perché le immunoglobuline materne rimangono nell’organismo del bambino per un periodo limitato, dopodiché il piccolo resta senza protezioni”. 

Qual è il consiglio da dare alle famiglie per i bambini più piccoli?

“Spesso vedo bambini molto piccoli portati in vacanza a Zanzibar o alle Maldive: vorrei dire che non sono viaggi consigliabili per i più piccoli. Se lo si fa per il piccolo, vorrei avvisare che gli unici a stare bene sono i genitori. Meglio nei primi mesi di vita non sottoporre a rischio infezioni i bambini”.  

 
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