Brindisi senza parto indolore, nella clinica Salus non si farà più: appello alla Regione

lunedì 2 settembre 2019

BRINDISI - Dal 2016 la partoanalgesia è entrata nei LEA (Livelli essenziali di assistenza). Questo significa che è una prestazione da effettuare obbligatoriamente a spese del Sistema Sanitario Nazionale. Da allora nessuna donna paga più il parto indolore. Ci furono diverse battaglie per garantire la prestazione anche alle donne meno abbienti.  Per la maggior parte dei medici, però, anche ospedalieri, far sentire i dolori del parto naturale è un po’ come rifiutare i grandi vantaggi che la medicina offre. Naturalmente, la parte iniziale del parto è sempre naturale (a meno che, per le complicazioni, non sia necessario subito un taglio cesareo) fino a una dilatazione di 3-4 centimetri. Sono pochissimi i casi in cui l’epidurale non si può fare: non si può effettuare nei soggetti affetti da malattie neurologiche che riguardano la colonna vertebrale o da  patologie della coagulazione del sangue. È da evitare la partoanalgesia per le pazienti che hanno infezioni in corso nel punto dove bisogna praticare la puntura, in chi ha scoliosi gravissime ed è sconsigliabile in seguito agli esiti di interventi chirurgici sulla colonna vertebrale. Oggi il parto indolore è un diiritto acquisito, ma a Brindisi sembra che ci siano dei problemi.La cosa strana è che la partoanalgesia nell'Ospedale "Perrino" non viene praticata. Quindi, se al Fazzi di Lecce è la normalità, 35 chilometri più in là sembra una richiesta pretenziosa. 


Nel reparto di Ostetricia non sanno spiegare il perché manchi questo importante servizio previsto nei LEA. Le donne brindisine sono condannate alla sofferenza, nonostante i grandi passi in avanti della medicina? Con la partoanalgesia il parto resta naturale al cento per cento. I farmaci utilizzati sono gli stessi che si usano per un'anestesia (ad esempio per fare un taglio cesareo), ma a concentrazioni nettamente inferiori. In questo modo si ottiene l'analgesia e non l'anestesia. Questo vuol dire che i muscoli restano completamente attivi. La partoriente avverte la contrazione e può spingere come farebbe senza epidurale: l'unica differenza sta nel notevole (non sempre totale) abbattimento della percezione del dolore.


Partorire senza dolore è consigliabile per tutte. La partoanalgesia può essere considerata una forma di protezione, sia per la partoriente che per il feto, da tutta una serie di meccanismi nocivi che si attivano con la percezione di un dolore intenso e prolungato. Farmaci e tecniche moderne non interferiscono con la capacità di suzione del neonato, sposando in pieno le campagne di allattamento precoce dell'OMS. Eventuali controindicazioni come i problemi di coagulazione, le allergie, l'assunzione di farmaci particolari e altro sono valutate durante la visita anestesiologica che si effettua verso la fine della gravidanza. 


"Da Gennaio, a Brindisi, non ci sarà più modo di ricorrere al parto indolore, l'ennesimo diritto negato sulla pelle delle donne": è quanto denuncia la dott. Livia Antonucci, esponente di Forza Italia, rispetto alla grave inadempienza del servizio sanitario regionale sull'implementazione della partoanelgesia. 


 

 

 "Fino ad ora - spiega Antonucci - una minima possibilità di ricorrere al trattamento farmacologico del dolore, durante il travaglio, era stata garantita dalle prestazioni della clinica Salus che, però, da gennaio, ha annunciato la chiusura del reparto di ostetricia, per legittime ragioni aziendali. Ciò significa che il territorio della provincia di Brindisi resterà del tutto scoperto da tale servizio. La partoanelgesia - evidenzia Antonucci - è una prestazione inserita nei livelli essenziali di assistenza (LEA) già con il DPCM del 23 aprile 2008 e confermata dall'aggiornamento dei Lea con il DPCM del 18 aprile 2017. Un diritto riconosciuto solo sulla carta per il servizio sanitario della Regione Puglia che, nel 2017, con la delibera di Giunta n°796, ha approvato il modello organizzativo di implementazione della partoanlgesia nei punti nascita con più di mille parti all'anno, rimasto, ad oggi, lettera morta". 

 

"La diffusione delle tecniche antalgiche- incalza - oltre a tutelare il benessere psico fisico delle donne, comporta, come ampiamente evidenziato dal piano operativo 2016-2018, una sostanziale riduzione del ricorso al parto cesareo con conseguente contenimento della spesa pubblica sanitaria, ma, evidentemente, questo tipo di razionalizzazione che fa bene anche all'utenza, non interessa al presidente Emiliano".

"Sta di fatto che, da gennaio 2020, le donne di brindisi non potranno più scegliere come partorire perchè non vi sarà nessuna struttura, né privata, e men che meno pubblica , a garantire il diritto al parto indolore. A questa grave inefficienza, si aggiunge un'ulteriore preoccupante criticità che è quella della congestione del Reparto di ostetricia dell'ospedale Perrino di Brindisi: gli ultimi dati disponibili, infatti, pongono il reparto del nosocomio brindisino tra i punti nascita con più di mille parti all'anno (1354) e quello della Clinica Salus catalogato nella classe 500-999, con 787 parti. Ciò evidenzia che la struttura privata ha 'assorbito', finora, circa la metà delle nascite avvenute nell'ospedale pubblico". 

"Cosa ha intenzione di fare il Governatore Emiliano?" si chiede Antonucci , "Mentre è impegnato nella sua campagna elettorale nel tentativo disperato di acquisire un consenso perso con cinque anni di cattiva amministrazione - conclude- i cittadini subiscono, con conseguenze concrete nelle proprie vite, i ritardi e le inadempienze di questa Giunta. Di certo, le donne in gravidanza della provincia di brindisi non possono aspettare le elezioni della prossima primavera, hanno bisogno di servizi dignitosi e degni di un paese civile, subito. Noi di Forza Italia interesseremo i nostri consiglieri regionali affinché l'assessore competente riferisca, con urgenza, in aula, sul futuro della partoanelgesia nella nostra provincia e il potenziamento dei reparti di maternità dei nostri ospedali". 

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