Colpo di scena nel caso Cucchi: il carabiniere brindisino punta il dito contro i colleghi

giovedì 11 ottobre 2018
Francesco Tedesco, imputato nel caso Cucchi, accusa due colleghi militari per il pestaggio che portò alla morte del 31enne.

Nuovo step nella complessa vicenda per accertare le responsabilità nella morte del giovane Stefano Cucchi, morto mentre era sotto la custodia dello Stato per le conseguenze di un brutale pestaggio. Nell'ultima udienza il pm Giovanni Musarò ha reso nota l'esistenza di un nuovo elemento nell'idagine, scaturita dalla denuncia presentata il 20 giugno da uno degli imputati, il carabiniere Francesco Tedesco. Ricostruendo i fatti, il brindisino, finito tra gli indagati insieme ad altro quattro colleghi, tira in ballo due colleghi, indicandoli come gli autori del pestaggio.

"Il 20 giugno 2018” ha spiegato il pm “Tedesco ha presentato una denuncia contro ignoti in cui dice che quando ha saputo della morte di Cucchi ha redatto una notazione di servizio. In sintesi” ha aggiunto il pm “ha ricostruito i fatti di quella notte e chiamato in causa gli altri imputati: Mandolini, da lui informato; D'Alessandro e Di Bernardo, quali autori del pestaggio; Nicolardi quando si è recato in Corte d'Assise, già sapeva tutto".

Da quel che risulta,esisterebbe difatti una notazione di servizio che, come spiegato ancora dal pm “è stata sottratta e il comandante di stazione dell'epoca non ha saputo spiegare la mancanza". Sotto processo ci sono Alessio Di Bernardo, Raffaele D'Alessandro e Francesco Tedesco, tutti imputati di omicidio preterintenzionale e abuso di autorità, Roberto Mandolini di calunnia e falso, e Vincenzo Nicolardi di calunnia.

Secondo la versione del militare brindisino, riportata dal suo legale, Tedesco sarebbe stato il carabiniere “che si è lanciato contro i colleghi per allontanarli da Stefano Cucchi, che lo ha soccorso e che lo ha poi difeso. Ma soprattutto è il carabiniere che ha denunciato la condotta al suo superiore ed anche alla Procura della Repubblica, scrivendo una annotazione di servizio che però non è mai giunta in Procura, e poi costretto al silenzio contro la sua volontà. Come detto, è anche un riscatto per l'Arma dei Carabinieri perché è stato un suo appartenente a intervenire in soccorso di Stefano Cucchi, a denunciare il fatto nell'immediatezza e a aver fatto definitivamente luce nel processo".

 

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