Furto di energia elettrica: 22 arresti e due denunce

venerdì 13 luglio 2018
Il furto di energia elettrica nei primi sei mesi dell’anno ha fatto sottrarre 240.000 kw per un controvalore di circa 130mia euro.

Nonostante sia diffuso, il furto di energia elettrica non è un’autonoma fattispecie, cioè non è presente un articolo del codice penale che provvede a descriverne la condotta. Rientra tra i casi di furto aggravato e ad esso si salda una delle aggravanti del furto, quella di aver usato per compierlo un mezzo fraudolento. Tra le varie tipologie di furto di corrente elettrica, due sono quelle maggiormente ricorrenti: la prima è l’allaccio abusivo all’impianto altrui che può essere quello del vicino di casa o del condominio, la seconda è l’allaccio alla rete pubblica sottraendo l’energia direttamente alla società di erogazione. Ovviamente non si esauriscono qui le tipologie di furto di energia. Vi sono altri espedienti finalizzati ad impedire la registrazione dei consumi, artifizi  che vengono  rilevati dai tecnici della società di erogazione i quali verificano con appropriata strumentazione se il contatore è stato manomesso con l’inserimento di magneti, o se i sigilli non sono più integri.

Questa  particolare tipologia di furto (come scrive la 4^ Sezione Penale della Corte d’Appello di Palermo in una sentenza del 2011: “... rientra tra i delitti a consumazione prolungata, o a condotta frazionata, perché l’evento continua a prodursi nel tempo sebbene con soluzione di continuità, sicchè le plurime captazioni di energia  che si susseguono nel tempo costituiscono singoli atti di un’unica azione furtiva”.

E’ uno dei reati  maggiormente commessi in Italia e viene registrato con frequenza maggiore nelle aree economicamente più povere. Nel primo semestre dell’anno in corso, 22 sono state le persone arrestate e 2 denunciate in stato di libertà dai Reparti dipendenti dal Comando Provinciale Carabinieri di Brindisi  per furto di energia elettrica. Da un computo approssimativo, (in pratica risulta difficile stabilire da quanto tempo  è stata attivata l’illecita captazione), risultano sottratte 240mila KW per un controvalore economico di circa 130euro. La casistica riscontrata nell’ambito dei controlli effettuati, anche con l’ausilio di personale tecnico della società di erogazione che si occupa anche di mettere in sicurezza l’impianto dopo aver reciso l’allaccio abusivo, è alquanto varia. Ad esempio si è accertato nel corso  di  una perquisizione domiciliare che, sebbene il contatore  risultasse completamente staccato per morosità, gli elettrodomestici funzionassero  perfettamente in virtù dell’allaccio abusivo effettuato dal proprietario, all’impianto elettrico del garage del vicino di casa. Ovviamente  il furto di energia più comune è quello eseguito mediante l’allaccio diretto al cavo principale della rete di pubblica distribuzione. Il collegamento abusivo riscontrato viene realizzato allacciando al cavo dell’alta tensione due morsetti a molla in ferro applicati ad un cavo elettrico  di lunghezza variabile,  quanto basta per collegarlo all’impianto dell’abitazione.  Non di rado è  stato riscontrato il furto di energia elettrica captata per alimentare attività illegali, come alimentare la ventilazione, l’illuminazione e il riscaldamento di  una serra, ricreata negli androni di un fabbricato rurale al cui interno era stata strutturata una florida piantagione di marijuana. Non sono mancati neanche i riscontri riguardo al furto di notevoli quantità di energia, infatti, si è accertato che un’intera azienda agricola ha operato in un congruo lasso temporale utilizzando l’energia captata dalla rete pubblica, che è servita per alimentare le pompe sommerse dei pozzi per emungere l’acqua per l’irrigazione, nonché per tutte le altre attività aziendali

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