Porto di Brindisi, chiazza di carbone in mare: sigilli all'impianto Enel

venerdì 3 novembre 2017
Operazione della Guardia Costiera, Arpa Puglia e polizia ambientale nella centrale Enel: chiazza di acqua e carbone in acqua. Problemi all'habitat marino.

Una grande chiazza nera nelle acque davanti alla centrale Enel ed è subito allarme ambientale. Il personale della capitaneria di porto di Brindisi, sotto il coordinamento del “Nucleo Operativo di Polizia Ambientale” (NOPA) della Direzione Marittima di Bari, insieme al personale della prevenzione dell’ambiente Arpa Puglia, hanno individuato la chiazza nera causata dallo scarico in mare di acqua e carbone. A finire nei guai sono stati i responsabili dell’Impianto Termoelettrico ENEL Produzione, denunciati all’Autorità Giudiziaria, mentre l'impianto incriminato è finito sotto sequestro preventivo d’urgenza. Nonostante l'impianto di raccolta acque di dilavamento e meteoriche fosse regolarmente autorizzato, era proprio da qui che avveniva lo sversamento abusivo.
I militari hanno individuato all’interno del porto di Brindisi, in località Caracciolo, presso lo scarico delle acque di dilavamento e di prima pioggia dell’Enel Produzione CTE “Federico II”, una fuoriuscita abbondante di liquido di colore nero, che aveva interessato lo specchio di mare per una profondità di circa 70/80 metri ed un’estensione di circa 200 metri. Dei fatti è stato quindi informato il dipartimento Arpa di Brindisi, subito intervenuto per procedere con il campionamento. Come sospettato l’acqua reflua prelevata che sfociava a mare aveva un’evidente aspetto anomalo: di colore scuro intenso, apparentemente carica di solidi sospesi, tipico di acqua mista a carbone. Probabile dunque che avesse causato seri danni all’ambiente marino. A conferma del pericolo ambientale, tracce nere della stessa sostanza avevano sporcato anche gli scogli adiacenti allo scarico, cosa che ha fatti supporre che lo scarico abusivo andasse avanti da tempo. Non un fenomeno isolato dunque, ma un inquinamento continuato e pericoloso, che aveva già deturpato la scogliera. Le conseguenze sotto il profilo biologico sono potenzialmente dunque molto gravi, il rischio in particolare è il soffocamento della flora acquatica dovuta alla precipitazione del carbone nei sedimenti marini. Proprio per mettere fine al fenomeno, i militari hanno messo in atto i provvedimenti cautelari, mettendo sotto sequestro parte dell’impianto.
Le indagini sono sotto il coordinamento del Sostituto Procuratore di Turno Luca Miceli.

Ricorda infine la Capitaneria, che per qualsiasi segnalazione sono attivi 24 ore su 24, 7 giorni su 7 il numero di centralino della Sala Operativa 0831521022 e la casella di posta elettronica so.cpbrindisi@mit.gov.it mentre, per le sole emergenze in mare, il numero blu 1530.




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