Traffico di migranti verso il Salento, sette arresti

giovedì 19 ottobre 2017
L'organizzazione criminale aveva basi a Brindisi e in Grecia, Albania e Montenegro. Per un "viaggio della speranza" i migranti pagavano 4.500 euro.


Ex contrabbandieri e trafficanti di droga “riciclati” nel business dei migranti. Sono sette le persone arrestate nelle ultime ore dalla Guardia di Finanza nell'ambito dell'operazione “Caronte” che ha sgominato una banda trans-nazionale con basi in Puglia, Grecia, Albania e Montenegro. 
Si tratta di sei cittadini italiani e di un greco di origini irachene (per il quale è stato avviato l'iter per ottenere l’esecuzione di un mandato di arresto europeo) ritenuti i capi di un'organizzazione criminale composta di 26 persone di origine italiana, greca ed albanese. Gli arrestati sono C.C. di 72 anni; M.A. di 62; M.C. di 35 anni; C.F. di 49 anni; C.G. di 49 anni e N.A. di 53. 

Le indagini sono state coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce e gli odierni arresti sono stati eseguiti dai finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Lecce, dello S.C.I.C.O. di Roma e della Sezione Operativa Navale di Otranto.

La complessa operazione ha avuto origine nel 2014, con l’inoltro alla Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce di un’informativa da parte del G.I.C.O. dI Lecce che aveva scoperto i traffici di alcuni storici contrabbandieri brindisini, i quali, con la complicità di soggetti operanti in Montenegro, Grecia ed Albania, favorivano l’ingresso illegale di numerosi migranti sfruttando la consolidata esperienza maturata nel contrabbando delle sigarette. Le indagini, durate oltre due anni, hanno posto in evidenza come la compagine brindisina avesse intrecciato stretti rapporti di collaborazione con numerosi soggetti dimoranti in Grecia ed Albania incaricati di “reclutare” i migranti da trasportare in Italia, prodigandosi per reperire le imbarcazioni da utilizzare per la traversata e gli scafisti. Per evitare “ostacoli” alcuni di essi, sorpresi in flagranza, si appostavano in prossimità degli ormeggi del naviglio della Guardia di Finanza, con il compito di segnalare ai complici l’uscita in mare di motovedette, permettendo all’imbarcazione clandestina di adeguare la rotta e sottrarsi ai controlli.

Nei mesi successivi l'Autorità Giudiziaria di Lecce ha avviato serrate attività di cooperazione internazionale in collaborazione con il II Reparto del Comando Generale del Corpo e dallo S.C.I.C.O. di Roma con l’inoltro di apposite rogatorie internazionali. Militari dello S.C.I.C.O. insieme al personale del Nucleo di Polizia Tributaria di Lecce, hanno partecipato a numerose riunioni con le forze di polizia dei paesi esteri interessati: Guardia Costiera Ellenica, funzionari doganali ciprioti, funzionari del Crime Police Department della Polizia montenegrina ed albanese.

Le complesse indagini, alle quali collaboravano anche la Sezione Operativa Navale di Otranto e le Compagnie della Guardia di Finanza di Otranto e Fasano, hanno consentito di intercettare sei imbarcazioni cariche di migranti tra il mese di agosto 2014 e giugno 2015 con il sequestro di altrettanti natanti e l’arresto in flagranza di reato dei relativi scafisti (non presenti tra i destinatari dell’odierna misura), chiamati anche loro a rispondere di favoreggiamento all’immigrazione clandestina.

Nei diversi episodi sono stati rintracciati oltre 150 migranti, in prevalenza siriani ma anche iracheni e somali, ed è stato ricostruito il tragitto del loro “viaggio della speranza”. Partiti dai paesi di origine, raggiungevano la Turchia e da lì si spostavano in Grecia, dove componenti dell’organizzazione provvedevano al loro ricovero in strutture ubicate nella città di Atene, in attesa dell’imbarco. Giunto il momento, i migranti venivano quindi trasportati con dei camion sulla costa, dove venivano imbarcati alla volta delle coste salentine.

Per quest’ultima tratta il prezzo richiesto ad ogni migrante si aggirava sui 4.500 euro.

La Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce ha richiesto ed ottenuto l’emissione di 7 ordinanze di custodia cautelare a carico dei principali componenti del gruppo criminale con l'accusa di favoreggiamento all’immigrazione clandestina aggravata dal fine di trarne profitto esponendo la persona trasportata a pericolo di vita e dalla transnazionalità delle condotte. Nell'abito della stessa operazione è stato disposto anche il sequestro di una imbarcazione utilizzata per l’illecito traffico. A margine delle attività è stato anche accertato come uno dei capi dell’organizzazione, un brindisino, cercasse di reinvestire parte dei proventi partecipando a gare pubbliche per l’acquisto di imbarcazioni dismesse dalla flotta della Guardia di Finanza in quanto dichiarate fuori uso. Per acquistare i mezzi era stata creata una società ad hoc con sede in Albania intestata al figlio e si utilizzavano prestanome e società compiacenti con sede in Montenegro dove tali imbarcazioni erano destinate per essere rivendute ad operatori commerciali del settore. I tentativi di acquisto delle imbarcazioni, peraltro di modestissimo valore, non andavano a buon fine, salvo in soli due casi, per irregolarità nella presentazione delle offerte o inadempienze nei pagamenti.

L’odierna operazione di servizio si colloca nella più vasta azione di contrasto al traffico di esseri umani alla quale la Guardia di Finanza destina ingenti risorse della sua componente terreste ed aero-navale, esercitando in via esclusiva le funzioni connesse al comparto della “sicurezza del mare” nella duplice dimensione di contrasto all’immigrazione clandestina e di salvaguardia della vita umana in mare.   

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