L'allarme della pedagogista: "Allarme bullismo su Whatsapp per bimbi ed adolescenti"

giovedì 12 ottobre 2017
Tiziana Rizzo, salentina e presidente dell'Istituto Nazionale in Mediazione Familiare e Penale, lancia un allarme sul fenomeno del cyberbullismo: "Niente whatsapp prima dei 15 anni".

"In qualità di pedagogista e Presidente Nazionale INAMEF (Istituto Nazionale in Mediazione Familiare e Penale), mi preme lanciare un allarme sociale di grave disagio psicologico che sfocia in forme gravi di manipolazione. Il bullismo che si sta diffondendo e radicando tra i bambini dagli 8 anni in su, creando problemi di accettazione, di comunicazione distorta, offensiva e denigratoria dei gruppi wp".

inizia così il grido l'allarme della professionista salentina, preoccupata dalle dinamiche relazionali generate dalla comunicazione virtuale sui gruppi Whatsapp. "Comprendo che non possiamo tornare indietro" spiega "non possiamo vietare l'uso del cellulare ai bambini, il cellulare è entrato ormai nella nostra cultura, solo che se del cellulare se ne fa un uso improprio - in quanto non vengono messe in atto campagne di sensibilizzazione, educazione che devono partire dalle famiglie, dalle scuole e dai media, se non si spiega ai ragazzi e ai genitori che wp, Facebook, Instagram possono diventare un boomerang se usati impropriamente - davvero i nostri ragazzi saranno in serio pericolo. Il mio appello, che rivolgo ai genitori di figli minorenni è quello di non fare installare questi strumenti di comunicazioni distorte finché non abbiano compiuto i 15 anni di età. Il mio allarme nasce dopo aver ascoltato diversi adolescenti che hanno subito violenze psicologiche all'interno dei gruppi wp,dove si utilizzano regolarmente accuse, parolacce, minacce, denigrazioni. Nasce il branco dei virtuali che è maschile e femminile, branco che dietro una tastiera si sente forte, libero di fare del male a danno totale della crescita e del benessere psico-fisico dei minori che subiscono violenze psicologiche".

"Non lasciamoli soli" aggiunge la pedagogista "I ragazzi hanno bisogno di guardarsi negli occhi per una sana comunicazione, di vedere le espressioni del viso, di sentire gli odori. Hanno bisogno del confronto e dello scontro dialettico per creare empatia tra di loro. Comunicare dietro una fredda tastiera, diseduca i nostri ragazzi alle emozioni, all'affettività, creando loro la falsa illusione di sentirsi onnipotenti e quasi autorizzati a poter ferire i loro coetanei. Noi adulti abbiamo il dovere di intervenire. Aiutiamo i nostri ragazzi a farli riscoprire la bellezza di un dialogo sano e responsabile dove il confronto diretto diventa l'arma vincente delle buone relazioni. E' mia intenzione rivolgermi al garante nazionale dell'infanzia e dell'adolescenza. Impegnamoci tutti, professionisti, famiglie, scuole, a restituire ai nostri ragazzi l'innocenza, la purezza, la bellezza di una fase della vita che é forse la più bella e la più sofferta. Stiamogli accanto".

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