Gasdotto Tap da Melendugno a Brindisi, ok del ministero al progetto Snam

giovedì 28 settembre 2017
Il tracciato di 55km che attraversa le province di Lecce e Brindisi ha ottenuto parere positivo. Per Snam obbligo di ripristino delle specie vegetali autoctone e del paesaggio rurale.

Nuovo passo avanti per Tap. Il ministero dell'Ambiente ha dato il via libera qualche giorno fa al progetto presentato da Snam Rete Gas per la realizzazione del tracciato da 55km che collegherà il punto di approdo del metanodotto Trans Adriatic Pipeline a Melendugno alla rete nazionale gas a Brindisi. 
L'opera comprende anche la realizzazione dell'impianto di misura ed “area trappole” (uno strumento che consente di monitorare lo stato dei tubi) nel comune di Melendugno: complessivamente il tracciato interesserà i Comuni di Melendugno, Vernole, Castrì di Lecce, Lizzanello, Lecce, Surbo, Torchiarolo, San Pietro Vernotico e Brindisi. 
Il decreto, a firma del ministro Gian Luca Galletti, è del 22 settembre scorso e sancisce la compatibilità ambientale del progetto: lo scorso 7 agosto il Consiglio dei Ministri, chiamato in causa dopo il parere negativo espresso dal ministero per i Beni Culturali del 26 giugno, aveva deliberato di condividere la posizione del ministero dell'Ambiente. 
Il documento contiene anche una serie di prescrizioni per ridurre al minimo l'impatto ambientale del gasdotto lungo il tracciato. 
Particolare attenzione dovrà essere posta in concomitanza di aree carsiche per evitare crolli con “opportune indagini geofisiche ad alta definizione e uno studio geologico­ strutturale ed idrogeologico”. In più “dovrà essere realizzato il monitoraggio dei livelli e della qualità della falda, al fine di verificare la sussistenza di interferenze sulla falda acquifera, generate dagli scavi e dalle perforazioni, al fine di definire eventuali ulteriori misure di tutela della falda stessa.
I siti di campionamento e i parametri da rilevare dovranno essere concordati con ARPA Puglia”. Una serie di prescrizioni riguardano l'aspetto paesaggistico- naturale, dagli ulivi alle specie arboree e vegetali: “dovranno essere realizzati interventi di mascheramento e inserimento paesaggistico attraverso fasce arboree e arbustive di specie autoctone, con caratteristiche omogenee al paesaggio vegetale esistente e “compatibilmente con le esigenze di sicurezza, i fabbricati dovranno essere armonizzati, per i rivestimenti e gli aspetti architettonici, allo stile e al contesto territoriale circostante”. 
Per gli ulivi monumentali i lavori dovranno tenere conto della “deliberazione della Giunta Regionale del 2013 che approva le linee guida relative alle modalità di espianto, trasporto e reimpianto”. “In relazione alla grande valenza paesaggistica-ambientale del territorio attraversato dal metanodotto nel territorio della regione Puglia – si legge nel decreto ministeriale - la progettazione esecutiva sia effettuata con azioni tese a proteggere, mantenere e migliorare la biodiversità del territorio, attraverso la ricostruzione di habitat naturali di maggiore importanza, la ricostruzione di elementi e forme del paesaggio rurale naturalizzato (muretti a secco, pagghiare, specchie). 
Per la definizione di tali interventi, che saranno realizzati a carico della Società Proponente, si dovrà fare ricorso a tecniche innovative di conservazione e rinaturalizzazione, considerando anche le iniziative per la tutela degli habitat e delle specie realizzate nell'ambito del programma LIFE Natura”. 
Secondo quanto previsto dall'Ex Soprintendenza Archeologica della Puglia, nell'area di cantiere dovrà essere sempre presente un team di archeologi e i lavori dovranno essere sospesi nel caso di rinvenimenti. 
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